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giovedì 27 febbraio 2014

A Praga tornano i social-democratici. Fine dell'euroscetticismo

Dopo un lungo periodo di "gestazione" dall'incarico ottenuto il 17 gennaio scorso (le elezioni si erano svolte a fine ottobre 2013), il nuovo governo ceco guidato da Bohuslav Sobotka ha avuto la fiducia del Parlamento il 18 febbraio. Si tratta del primo governo di centro-sinistra (a guida social-democratica), dopo un periodo in cui si erano succeduti diversi governi di centro-destra, tutti caratterizzati da una posizione fortemente euroscettica.

Gli equilibri parlamentari rimangono deboli; la maggioranza composta con alcune forze moderate è limitata, con appena 100 voti (su 200 disponibili), beneficiando nelle urne dell'astensione dei neocomunisti del KSCM (33 rappresentanti) e dell'abbandono dell'aula dei rappresentanti del movimento populista Alba della democrazia diretta.

Il programma del nuovo governo è incentrato sulla ripresa economica e la creazione di posti di lavoro, pur in una logica di controllo della spesa pubblica e di rispetto del mantenimento del deficit pubblico entro la soglia del 3% del PIL.

Ancor più interessante è tuttavia l'annunciata rottura con i precenti esecutivi di Praga e l'apertura nei confronti dell'Europa; Sobokta ha già annunciato la prossima firma del Trattato di Stabilità siora congelata e la futura adesione all'eurozona con l'adozione dell'euro quale moneta nazionale al posto della corona.



giovedì 20 giugno 2013

Albania alle urne. Fine dell'era Berisha ?

Anche in Albania soffia aria di cambiamento. L'era di Sali Berisha, che ha caratterizzato molti anni del paese dal crollo del regime di Hodzha, pare stia esaurendosi. A pochi giorni dal voto politico per il rinnovo del parlamento (il 23 giugno) i sondaggi nazionali (confermati nella tendenza da un analogo sondaggio svolto dall'Istituto italiano di Nicola Piepoli) danno il partito democratico del premier Berisha al 31%, mentre il principale antagonista, il partito socialista guidato da Edi Rama, avrebbe oltre il 40% del sostegno degli elettori albanesi. Il partito socialista per l'integrazione di Ilir Meta, terza forza politica del paese, che in quest'ultima legislatura aveva sorprendente mente raggiunto un accordo di governo proprio con Berisha, ha deciso di sciogliere il patto e si è accordato con i socialisti di Rama.

L'attuale situazione interna al paese sta incidendo sulle scelte nell'urna, risentendo anche sempre di più della congiuntura internazionale: l'economia di fatto ristagna, la disoccupazione resta elevata, il processo di privatizzazione non ha dato i risultati sperati, al contrario. E anche sul piano politico le scelte fatte dai candidati hanno avuto il loro ruolo, mentre Berisha si è arroccato ancora su posizioni propagandistiche sempre più nazionalistiche (anche per rallentare la crescita di movimento di ultra-destra) miranti al pan-albanismo, destando entusiasmo sopratutto tra i suoi sostenitori di etnia albanese al di fuori dei confini del paese (e quindi non votanti - Kosovo e Macedonia), con crescenti preoccupazioni degli ambienti occidentali ed europei nello specifico (pur avendo Bruxelles concesso al paese lo status condizionato di paese candidato lo scorso ottobre 2012), il socialista Rama ha saputo rinnovarsi, riproponendo sì politici già noti, ma adottando una linea politica più prammatica, moderna, filo-europea (rinominando anche la coalizione di centro-sinistra che guida in Alleanza per un'Albania europea), più consona e vicina alle necessità degli albanesi.

Di fatto, due albanesi su tre sono insoddisfatti della situazione del loro paese e dichiarano di aver visto peggiorare il loro stato negli ultimi anni, contro un appena 7% dei elettori che sarebbero soddisfatti del loro tenore di vita. In queste valutazioni, occorre tuttavia tenere conto che persiste una forte disparità territoriale, urbano/rurale contrapposizione tra conservatorismo e riformismo che si farà sentire concretamente nel voto riducendo la differenza. La preoccupazione che sta crescendo nelle ultime ore è legata alla partecipazione al voto; è alto il senso di disillusione tra gli elettori albanesi, e sarebbe in forte crescita l'ipotesi di un voto in bianco o nulla come segno di protesta. E' stato persino costituito un movimento civico di protesta denominato Voto bianco che ha avuto rapidamente grande rilievo attraverso i social network nazionali, creando un interessante dibattito interno sull'opportunità e l'efficacia di esprimere il dissenso in questo modo. Il movimento ha assunto come inno una canzone dal titolo Stufi di voi (Mjaft më me ju), il cui video che spopola su YouTube inizia con una dichiarazione di Giuseppe Fava sui rapporti tra potere-politica-mafia.

martedì 19 marzo 2013

Intervento UE a contenere la crisi politica macedone


L'intervento della troika dell'UE (il Commissario per l'allargamento Stefan Fule, il relatore dell'EuroParlamento Richard Howitt e l'ex presidente dell'EP Jerzy Buzek) ad inizio marzo pare abbia almeno momentaneamente disattivato la crisi politica in atto in Macedonia, esplosa a fine 2012, quando un ricorso all'uso della forza all'interno dell'Assemblea nazionale macedone aveva fatto temere un colpo di stato da parte delle forze nazionaliste del VMRO-DPMNE guidate al governo da Nikola Gruevski.

Ciò avveniva in un momento delicato, in cui la crisi economica internazionale si rifletteva pesantemente sul sistema economico-produttivo macedone, e lo stesso governo veniva accusato di una gestione inefficiente del bilancio pubblico, con elevati sprechi giustificati - tra l'altro - dalla realizzazione di progetti architettonici faraonici nella capitale tesi alla rivalutazione del passato storico del paese, anche in chiave anti-ellenica.

Le forti proteste di piazza sorte da allora avevano fatto temere per un possibile aggravamento della situazione, con l'opposizione guidata dal socialista Branko Crvenkovski che invitava alla disobbedienza civica. Un momento di certo delicato, proprio mentre nella vicina Albania si rialimentavano idee legate alla "Grande Albania", con il rischio di annessione dei territori limitrofi abitati dagli albanesi.

La minaccia di boicottare le elezioni municipali previste per il 24 marzo prossimo in caso di un rifiuto anche di elezioni politiche anticipate hanno portato Bruxelles a intervenire per redimere il conflitto, anche in considerazione dell'approssimarsi della seduta del Consiglio europeo del 14 marzo in cui sarebbe stata valutata la richiesta di apertura dei negoziati per l'adesione della Macedonia all'UE (il paese è in attesa di una risposta dal 2005 a causa della disputa con la Grecia sul nome).

Grazie a Bruxelles, l'accordo tra le parti prevede nuove elezioni anticipate (entro l'estate) e un'inchiesta sui fatti di dicembre 2012, in cambio di un regolare svolgimento del voto per il rinnovo dell'amministrazione locale.

lunedì 11 febbraio 2013

La posizione UE sui primi due anni della primavera araba


L'Unione Europea ha pubblicato un rapporto sulla situazione in Medio Oriente a due anni dall'inizio della cosiddetta primavera araba.

Il rapporto sottolinea il progresso politico raggiunto anche se vi è ancora spazio per una grande quantità di miglioramento, evidenziando però il rischio di diffusione del conflitto dalla Siria a paesi vicini con il pericolo di una propagazione all'intero Medio Oriente e oltre, indicando il caso specifico del Mali, dove si sono avute ripercussioni indirette.

Il rapporto osserva, quale prima conseguenza della caduta dei regimi arabi, la forte tensione esistente tra gruppi civili e religiosi, il persistere della discriminazione nei confronti delle donne e delle minoranze.

vengono evidenziate quattro aree di possibile supporto da parte UE: elezioni, sostegno alla società civile, supporto alla transizione economica e cooperazione regionale.

lunedì 12 novembre 2012

In via di definizione il nuovo governo montenegrino

Il presidente montenegrino Filip Vujanovic ha annunciato l'affidamento dell'incarico di costituire il nuovo esecutivo al leader del Partito democratico dei socialisti (DPS) Milo Djukanovic, uscito vincitore delle elezioni anticipate del 14 ottobre scorso. A scanso di non previsti colpi di scena, Djukanovic darà vita vita al sesto governo da lui presieduto negli ultimi vent'anni (e va aggiunto anche il periodo di presidenza della repubblica 1998-2002).
La coalizione 'Per il Montenegro europeo' guidata dallo stesso Djukanovic ha vinto le elezioni 2012, aggiudicandosi 39 degli 81 seggi parlamentari. Sono ora in fase avanzata le trattative con i rappresentanti dei partiti etnici del paese (Partito bosniaco BS, movimento albanese Forca e Iniziativa civile croata - HGI), il cui apporto dovrebbe permettere la costituzione di una coalizione di maggioranza in Parlamento con probabilmente 45 voti che gli permetterebbe di governare con una certa tranquillità il paese balcanico, evitando il rischio di un esecutivo minoritario.
I partiti etnici dovrebbero confermare il ruolo avuto già con il precedente esecutivo guidato da Igor Luksic, ottenendo, secondo alcune prime indiscrezioni, almeno un ministero senza portafoglio  (assegnato al BS) e una serie di incarichi di consiglieri/viceministri, oltre alla conferma della vicepresidenza del Parlamento sempre a un rappresentante del BS. L'altro partito etnico albanese (Unione democratica) presente nel paese, che non è riuscito a riconfermare la sua presenza in Parlamento, dovrebbe beneficiare della nomina di alcuni sui rappresentanti ad alti funzionari dell'amministrazione pubblica del Montenegro.

mercoledì 3 ottobre 2012

Elezioni in Montenegro. Affinché nulla cambi


Elezioni in Montenegro. Affinché nulla cambi. E' questa la sensazione alla vigilia delle prossime elezioni anticipate in Montenegro (sei mesi sulla scadenza naturale), il piccolo paese balcanico, previste per il 14 ottobre prossimo, per il rinnovo degli 81 posti dell'Assemblea nazionale.
L'Unione democratica-socialista al potere da ormai un ventennio, al cui core si colloca il Partito social-democratico montenegrino di Milo Djukanovic, pare poter confermare la sua maggioranza (gli election poll la collocano al 45%) e l'attuale premier Igor Luksic dovrebbe essere riconfermato.
La grande novit' di queste elezioni e' la comparse di una nuova componente politica, guidata dall'ex ministro degli esteri dell'allora confederazione Iugoslava e quindi ambasciatore in Italia Miodrag Lekic. Il Nuovo fronte democratico si colloca nel centro-sinistra dello schieramento e raggruppa numerosi movimenti politici dell'etnia serba (a esclusione delle forze piu' estremiste come i radicali serbi) e potrebbe diventare la seconda forza del paese (17-20% e' il risultato dei sondaggi), erodendo un'importante quota di voti proprio alle forze conservatrici e nazionaliste.

Le elezioni anticipate sono state indette dall'esecutivo nell'intento di andare incontro alle richieste di Bruxelles che minacciava conseguenze, dopo l'apertuta dei negoziati per l'adesione del Montenegro all'UE lo scorso giugno, qualora il processo di riforme rallentasse ulteriormente. 

martedì 4 settembre 2012

Elezioni in Belorussia. Tutto come prima ...


Il regime di Lukashenko continua a far sentire il suo pugno di ferro. Alla vigilia delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento di Minsk previste per il 23 settembre, il suo principale antagonista, Aleksandr Milinkevich, leader del Movimento per la libertà, è stato estromesso dalle liste dei candidati. Si è trattato, fuor d'ogni dubbio, di una scelta politica, con la Commissione elettorale che ha individuato un elevato numero di firme ritenute irregolari tra quelle raccolte a favore di Milinkevich. Questi ormai da lunghi anni subisce continue vessazioni e arresti con accuse disparate con lo scopo di impedirgli un regolare svolgimento della sua attività politica.
L'opposizione sta ora valutando che sostenere un'azione di boicottaggio del voto.

mercoledì 28 dicembre 2011

La Moldova ancora senza presidente

Ancora nulla di fatto in Moldova. Il 16 dicembre scorso, ancora una volta l'assemblea di Chisinau non è stata in grado di eleggere il nuovo presidente della repubblica. L'unico candidato presentatosi, Marian Lupu, attuale presidente dell'assemblea moldava e presidente della repubblica ad interim, sostenuto dalla maggioranza riformista (composta da 59 parlamentari), ha infatti ottenuto solo 58 dei 61 voti necessari a seguito del non voto dell'opposizione comunista. L'impasse dura ormai da oltre due anni; ora si prospetta un nuovo voto parlamentare a gennaio 2012, altrimenti si dovrà ricorrere a elezioni anticipate, che però rischiano di non modificare gli attuali equilibri.

lunedì 26 dicembre 2011

Shevchuk stravince in Transnistria. Aria di cambiamento ?

Dopo aver contribuito all'eliminazione dal gioco elettorale di Smirnov, Shevchuk avrebbe sonoramente sconfitto l'antagonista Kaminsky, appoggiato da Mosca. Le preferenze degli elettori per Shevchuk sfiorerebbero il 75%. Il nuovo presidente della provincia secessionista e' l'ex portavoce del parlamento transnistriano, con sede a Tiraspol.
Il voto pare sia stato regolare.
Forse ora si potra' nuovamente riavviare un serio dialogo per il futuro della provincia, che non veda quale unica soluzione la sua piena indipendenza, come sostenuta da Smirnov per 20 anni. La posizione di Mosca ne esce comunque indebolita, e nel prossimo meeting 5+2 di febbraio si potra' riconsiderare i rapporti bilaterali tra Moldova e Transnistria.

giovedì 22 dicembre 2011

Elezioni presidenziali in Transnistria: qualcosa si muove ...


I risultati del recente voto per il rinnovo della carica presidenziale nella non-riconosciuta Transnistria evidenziano un esito di certo inatteso, che pare abbia persino sorpreso Mosca, che in tutti questi anni è sempre stato un attento controllore di questa provincia secessionista.
Infatti, i risultati, pubblicati dalla Commissione elettorale di Tiraspol solo dopo due giorni di totale silenzio, avevano fatto sorgere qualche sospetto nella direzione di una flebile certezza circa la regolarità del voto. Invece, come anche ammesso dall’OSCE, l’iter elettorale pare essersi solto regolarmente. Con risultati, come si diceva, inattesi.
Il leader Smirnov, che si ricandidava per la quinta volta, forse troppo sicuro del suo controllo sull’intero paese e del regime instaurato sin dal 1992, anno della proclamata indipendenza, si è ritrovato superato nelle preferenze da due candidati: sia dal candidato supportato da Mosca, Anatoly Kaminski (26,5% dei voti) - che all'inizio pareva il solo in grado di poter disturbare un nuovo successo di Smirnov - che dall’outsider Evgheni Sevciuk (38,5%) ex presidente del Soviet Supremo (il parlamento della provincia), lasciando Smirnov con nemmeno il 25% delle preferenze. A una prima analisi, si può suppore che sul voto hanno essenzialmente pesato la scelta dei giovani elettori e abbiano contribuito in maniera forte le crescenti difficoltà economiche in cui si è ritrovata la popolazione, stanca di dover subire clientelismi e corruzione. Oltre che alla carenza di libertà e di diritti politici.
Al momento, Smirnov non ha riconosciuto il risultato, adducendo il ripetersi di brogli a suo danno e richiedendo il ripetersi del voto. Di certo, il suo margine di movimento appare molto limitato, non più sostenuto dalla Russia; è probabile che egli se ne sia già reso conto e ciò abbia frenato ogni possibile reazione violenta. Smirnov potrebbe essere indotto alla ricerca di una uscita onorevole dalla politica, anche se ciò appare alquanto problematico visto il suo controllo non solo del sistema poliziesco e di sicurezza della provincia ma, grazie ad amici fidati e familiari, anche di quello sistema economico transnistriano, che gli ha permesso la sopravvivenza del suo regime. Non si esclude quindi il rischio di tensioni nel breve, con la possibilità di uno sgretolamento del suo regime conseguente al voto popolare, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.
Di certo, anche con la nomina di Sevciuk alla presidenza rimane ardua la speranza di una soluzione del problema della provincia secessionista, tenuto anche in conto della sua formazione ideologica (Sevciuk è a tutti gli effetti un membro del partito comunista). Si può comunque sperare in un miglioramento dei rapporti regionali - specie con la Moldova - e la ripresa delle trattative (gli incontri sono previsti a febbraio 2012) che potrebbe rappresentare un elemento di rilievo. Non va tuttavia scordata la presenza della 14a armata russa sul suo territorio, deterrente molto forte.

martedì 25 ottobre 2011

Primo turno per le elezioni presidenziali in Bulgaria.


Il primo turno delle elezioni presidenziali in Bulgaria (23 ottobre) ha espresso i due candidati favoriti tra la miriade di candidature presentate di indipendenti moderati; Rosen Plevneliev, il candidato del GERB (Movimento per lo sviluppo europeo della Bulgaria), fortemente sostenuto dal premier Boyko Borisov e Ivailo Kalfin, esponente socialista. Plevneliev, con il 40% dei voti, non dovrebbe avere ora problemi nel vedere confermata la preferenza dell'elettorato bulgaro, avendo maggiori possibilità di attrarre le scelte degli elettori moderati.
Alcuni sono gli elementi da considerare; innanzitutto il risultato ottenuto da Meglena Kuneva, l'ex commissario europeo alla sanità, espressione di una posizione liberale fortemente proeuropea, il cui successo è parso superiore alle aspettative, surclassando altri candidati molto più conosciuti nel paese.  Il suo elettorato potrebbe risultare decisivo al secondo turno (30 ottobre).
Per altro verso, i risultati paiono aver ridimensionato sia le posizioni estremistiche del movimento nazionalista ATAKA, che del partito etnico turco (DPS), in passato spesso determinante negli equilibri elettorali.
Il primo turno di voto ha nel complesso confermato gli equilibri politici del paese, con il GERB principale partito in parlamento (le prossime lezioni sono previste nel 2013) ma senza una maggioranza assoluta; attualmente opera un governo di minoranza, sfruttando i dissidi e le differenze ideologiche esistenti tra gli altri appartenenti l'arco parlamentare.
Inoltre, il livello di democrazia elettorale è parso ancora fragile, con evidenti deficit del sistema (anche a causa della nuova legge elettorale riscritta poco prima del voto), specie nel caso del voto per il rinnovo dell'amministrazione locale che si è svolto in contemporanea all'elezione de presidente della repubblica. In questo caso, nelle principali città del paese sono state riconfermate le maggioranze uscenti (per lo più rette da maggioranze del GERB), a partire dalla capitale Sofia destinata anch'essa a restare a guida GERB.
Non vi sono ancora indicazioni circa la partecipazione al voto; comunque il livello degli elettori non dovrebbe essere stato molto elevato, tenute presenti le percentuali degli ultimi appuntamenti elettorali e il senso di sfiducia di ampia parte dei bulgari per il mondo politico nazionale, accusato di diffuso fenomeno di corruzione e clientelismo. Un'accusa, per altro, sostenuta anche da Bruxelles.

martedì 18 ottobre 2011

Rischio di nuove elezioni in Moldova

A fine settembre, come atteso, la Corte costituzionale della Moldova ha rigettato la proposta di introdurre modifiche all'elezione del presidente della repubblica per semplice legge bypassando la procedura prevista dalla Costituzione. Il tentativo da parte della coalizione ora al governo Alleanza per l'integrazione europea (AIE)  di forzare i fragili equilibri parlamentari per giungere alla nomina del nuovo presidente, carica rimasta vacante da ormai alcuni anni, è fallito. I numeri attuali impediscono una scelta (servono 61 voti - i 3/5 dell'assemblea, la maggioranza ne ha solo 58) per il costante no del Partito comunista moldavo, all'opposizione parlamentare pur essendo il principale partito del paese. Il rischio ora è lo scioglimento del parlamento e il ricorso a nuove elezioni (le 4e in appena tre anni), che tuttavia difficilmente potrebbero risolvere il problema, anzi magari esasperando ulteriormente la polarizzazione politica nel paese.

martedì 24 maggio 2011

Crisi albanese senza fine

Ormai non è più solo un problema di chi vincerà per il municipio di Tirana e di chi sarà il successore di Rama; la lotta si è ormai radicalizzata su due versanti opposti, totalmente ideologizzati. Ogni programma politico è passato in secondo piano, se mai ancora esiste. Lo scontro è contro "l'altro", contro un avversario demonizzato a prescindere. Le folle vengono aizzate sfruttando vecchi legami sociali ed etnici con la/della base, nonché clientelari, che dalla caduta del regime comunista, invece di scemare, si sono fatti sempre più forti e ai quali si e' ricorso alla bisogna. Si comincia a percepire odore di scontro civile generalizzato, ciò che è stato appena evitato all'inizio dell'anno. Vorrei sbagliarmi, ma ci sono tutti gli elementi.
Le regole democratiche sono diventate un optional che pare trascurabile per i politici albanesi. Ciò che conta è il possesso del potere politico e l'annientamento dell'antagonista politico. Le necessità del paese - della sua capitale nello specifico - ...... beh, si vedrà.......
Il prevalere per pochi voti è ormai un fatto relativo; prima un pugno di preferenze per il sindaco uscente, il socialista Rama, poi - pare un favore dell'urna per il rappresentante della destra e fedelissimo di Berisha Basha, a seconda di schede elettorali prima sparite - poi riapparse, schede bianche o nulle rivalutate ..... È un gioco "sporco" di spostamento di pedine a seconda degli interessi di parte. Nulla più, ma a danno della società albanese.
Nulla sarà come prima, difficile se non arduo recuperare fiducia ed equilibri politici nel paese. Ma ancor più difficile sarà nei rapporti con l'estero, con i partner europei. L'UE dovrà tenere seriamente in conto di tutto ciò nell'ancora lungo processo di integrazione albanese. Che pare ora più complesso e lontano.

martedì 30 novembre 2010

Elezioni in Moldova. Nulla cambiato ?

Ieri le nuove elezioni in Moldova, le terze in appena un anno. Non è cambiato nulla (o quasi...). I neocomunisti di Voronin sono primi con il 40%, davanti ai Liberal-democratici (30%), ma non hanno la maggioranza. Sarà dura creare la necessaria alleanza di governo, anche perché vi sono solo tre partiti entrati in parlamento. Ma nemmeno l'ex coalizione moderata (l'Alleanza per l'integrazione europea) guidata da Vlad Filat ha i numeri e ha pure perso una componente nonostante l'abbassamento della soglia di accesso al parlamento nazionale dal 5% al 4%. Ma Filat ha già annunciato di non essere disposto a trattare per un governo di coalizione nazionale. Il caos politico-istituzionale è destinato a proseguire ?????

martedì 12 ottobre 2010

Nulla di nuovo in Bosnia

Ancora una volta c'è stata sorpresa per l'esito delle elezioni in Bosnia Erzegovina, interamente a favore dei nazionalisti. Come se ci si potesse attendere un'altro risultato... ma la definizione del sistema-stato raggiunta a Dayton nel 1996 non può dare soluzioni diverse; si è voluto infatti costituire un doppio layer di comunità etniche sulle quali appoggiare i basamaneti dello stato bosniaco-erzegovino, dando ascolto alle rivendicazioni e alle politiche delle tre principali etnie presenti sul territorio. Di conseguenza, si è favorito in questi anni lo svilupparsi di un sistema statico che ha privilegiato il rafforzamento dei partiti etnici territoriali a discapito di un reale sviluppo sociale e democratico. In quest'ottica, soprattutto in Republika srpska ci si è comportati come in uno stato indipendente, favoriti dalla monoetnicità, una volta allontanate le altre etnie (croati e mussulmani) negli anni '90.
In Occidente si è anche sottovalutata una delle norme della politica (o peggio, la si è ignorata), cioè che il controllo del territorio è potere (e viceversa). E' quindi naturale che sia forte la resistenza alla richiesta di riforme richieste dalla comunità internazionale, riforme volte a un "naturale" riequilibrio dei poteri a favore dei poteri istituzionali centrali di Sarajevo. Naturale da un punto di vista della logica politica di un paese "normalizzato" ma assolutamente contro gli attuali poteri forti locali.
Il voto d'inizio ottobre inoltre rispecchia lo scetticismo della popolazione, la sfiducia per certe proclami e promesse ripetuti in questi anni ma che non riflettono la realtà (spesso problematica) del quotidiano. Superata ormai l'idea di un paese comune e riunificato, ancora sostenuta da una minoranza di politici e persone riconducibili ad ambienti bosniaci riformisti di tipo occidentale ma con scarso appiglio sull'opinione pubblica, la gente è stufa, per lo più non vota o fa riferimento alle strutture politiche etniche. E latita persino la fiducia nei confronti dell'Europa.

giovedì 23 settembre 2010

Elezioni in Bosnia Erzegovina. Alla ricerca di una difficile stabilizzazione politica

Il 3 ottobre prossimo elezioni in Bosnia Erzegovina per il rinnovo delle cariche della presidenza collegiale, i 42 seggi della camera dei rappresentanti (la camera bassa del parlamento BE), i 98 seggi dell'assemblea della federazione croato-bosniaca e gli 83 dell'assemblea nazionale serbo-bosniaca. molto ampio ll ventaglio dei candidati e dei partiti in corsa. La campagna elettorale è condizionata dalla polemica politica che ha caratterizzato il dibattito dell'ultimo anno nel paese legata al trasferimento dei poteri a un centro comune (suggerito da EU e USA) che permetterebbe una più agevole stabilizzazione politica del paese, o al mantenimento dell'attuale forte autonomia delle componenti, tutta a favore del sistema territoriale sul quale si basa il potere politico etnico di serbi, croati e mussulmani nelle rispettive aree di controllo.

venerdì 10 settembre 2010

Moldova, tutto come prima ?!?!

Nemmeno il tanto atteso referendum sull'elezione del presidente della repubblica ha avuto un buon esito; scarsa la partecipazione, appena il 30%, forse per lo più a causa della crescente sfiducia dei moldavi verso l'intera classe nazionale. L'esito pesa in maniera particolare sull'attuale maggioranza, che aveva puntato molto su questo referendum per rafforzare i suoi già deboli legami. E intanto l'opposizione ha rialzato la cresta, pronta a cercare di riacciuffare il potere. Sono inevitabili nuove elezioni anticipate, probabilmente già entro l'anno, che potrebbero anche portare a nuove maggioranze, magari proprio con il ritorno dei neocomunisti al governo. Di certo, difficilmente il paese riuscirà ad avere la necessaria stabilità e forza politica per affrontare le molte problematiche aperte; per non parlare dell'ormai altrettanto indispensabile riforma istituzionale per non ricadere in simili impasse che paralizzano il paese da ormai oltre un anno.

venerdì 18 giugno 2010

Il voto in Slovacchia. Incerti nuovi equilibri

Il partito del premier uscente Fico ha vinto le elezioni in Slovacchia con il 34,8% dei voti, ma i partiti alleati nazionalisti non hanno registrato risultati altrettanto buoni, al punto che i partiti di opposizione di orientamento moderato/riformista che fanno riferimento all'Unione democratico-cristiana/partito democratico, compreso anche il movimento magiaro, avrebbero conseguito assieme la (seppur limitata) maggioranza dell'Assemblea nazionale (79 seggi su 150). Difficile ora la scelta del nuovo governo; pare che almeno in una prima fase possa essere affidato l'incarico a un esponente riformista.

sabato 29 maggio 2010

Il voto dei cechi. Socialdemocratici vincenti ma....

Come previsto i socialdemocratici hanno vinto le elezioni nella Repubblica ceca, ma il risultato non li premia. I primi dati li collocano attorno al 22% contro il 20% del partito civico democratico, sostanzialmente al di sotto delle previsioni. Lo scetticismo con cui i cechi guardano ai partiti tradizionali emerge nei risultati dei movimenti moderati di centro, i veri vincitori del voto politico. In base ai numeri, appare persino possibile una maggioranza di centro-destra, sufficientemente stabile, poiche' anche i neocomunisti sono andati male.
Nemmeno la crisi economica e' stata quindi sufficiente a far trionfare i socialdemocratici. La loro e' una vittoria di Pirro, che probabilmente li costringera' ancora all'opposizione.

lunedì 10 maggio 2010

Vigilia delle elezioni a Praga. Nuovi equilibri?

Il 28 e il 29 maggio prossimi si svolgono le elezioni politiche nella Repubblica ceca. Sono ben 27 i partiti politici in lizza per i 200 seggi della Camera dei deputati, i cui candidati (oltre 5.000) verranno scelti in base a un sistema uninominale con una soglia del 5%. Uno spettro politico molto ampio, se si considera che nella legislatura uscente erano rappresentati solo cinque partiti (Partito civico democratico (ODS), Partito socialdemocratico (CSSD), Partito Comunista di Boemia e Moravia (KSCM), Partito cristianodemocratico/Unione popolare (KDU-CSL) e Verdi (SZ)). L'esito appare ancora incerto: se da un lato è dato per scontato il successo socialdemocratico e del suo leader Paroubek, l'incertezza resta (ancora) legata ai futuri possibili equilbri parlamentari. Già si parla, infatti, di probabile coalizione tra i due principali contendenti (ODS e CSSD), anche se non viene nemmeno esclusa la possibilità di accordi tra socialdmocratici e neo-comunisti nel caso in cui questi due partiti conseguissero una maggioranza numericamente solida, anche se quest'ultima opzione potrebbe comportare non poche difficoltà tenuto conto delle differenze ideologiche e di indirizzo politico, con conseguenze anche sul piano internazionale essendo il KSCM un partito non riformista. Si rischierebbe di andare indirezione di quanto sta già accadendo in altri paesi dell'Europa dell'est, dove i partiti e movimenti nazionalisti e radicali di destra sono in forte ascesa se non già al potere. Pur essendo il KSCM di ideologia comunista, anch'esso persegue scelte politiche radicali, fortemente conservatrici e antieuropee se non con persino caratteristiche razziste (specie nei confronti dei rom), orientamento che potrebbe rischiare di incancrenire ulteriormente la posizione della Repubblica ceca che già in questi ultimi anni è stata condizionata dall'euroscetticismo del suo presidente Klaus e del partito ODS al potere sino all'inizio della scorsa primavera.