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martedì 2 dicembre 2014

Mosca dice basta con il South Stream. Rischi per l'Europa

La decisione presa da Vladimir Putin di sospendere i lavoro di realizzazione del gasdotto Southy Stream rischia di risultare una vittoria di Pirro per Bruxelles. L'opposizione Ue per questa infrastruttura, con la scusante del rischio di una accresciuta dipendenza energetica da Mosca, potrebbe in realtà provocare conseguenze altrettanto pesante nel breve termine sull'area comunitaria. E ciò non solo in termini di danno economico per le imprese europee che erano state coinvolte nella costruzione del gasdotto che dal Mar Nero avrebbe raggiunto il cuore dell'Europa.

La scelta impatterà sia sulla domanda di consumi energetici complessivi dei paesi membri (la metà del gas consumato è russo), che ancor più sui paesi sud-est europei che dipendono per i 2/3 dai rifornimenti russi (senza considerare poi i mancati utili per questi paesi derivanti dal transito degli idrocarburi - si tratta di centinaia di milioni).

La scarsa lungimiranza dei governanti UE e la loro incapacità di definire efficaci strategie di diversificazione, le pressioni politiche USA in funzione anti-russa(ma con positive ricadute per i propri interessi economici) porteranno a inevitabili difficoltà energetiche, alla luce anche della mancanza di alternative al gas russo nel breve e medio periodo (confermato anche dal recente studio IEA Energy Policies - Review European Union 2014), con anzi la possibilità di un'espansione della domanda pere compensare la riduzione del ricorso al carbone. E la razionalizzazione e i risparmi non bastano, mentre qualsiasi politica di diversificazione energetica latita.

C'è chi dice che la scelta di Mosca sia solo un'azione diversiva per rilanciare il progetto; resta il fatto che, mentre Bruxelles festeggia, appaiono evidenti le difficoltà di rifornimento che ne conseguono, specie se si protrarrà anche la crisi ucraina (attraverso questo paese fluisce il 15% del gas russo diretto verso l'UE). Al momento ci guadagna solo la Turchia che diventa un terminale del gas russo.

lunedì 27 maggio 2013

Crescente preoccupazione della comunità dell'Alta valle della Sava per l'attraversamento del South Stream

Mentre sono affondate le residue speranze del progetto energetico Nabucco, prosegue la costante pressione politica svolta da Mosca sui paesi-partner interessati dal progetto South Stream per un gasdotto dalle aree estrattive della Russia al Centro-europa sotto al Mar Nero  (anche con un crescente esborso finanziario da parte russa (vedi l'impegno per la tratta sul territorio serbo), allo scopo di contrastare l'avversione espressa dall'Unione europea per l'opera. 
Allo stesso tempo, però, stanno sorgendo alcuni problemi a livello locale, in un'area strategica confinaria, lungo il percorso che dalla Slovenia dovrebbe portare in Italia, da dove il gasdotto si dovrebbe collegare sia alla rete italiana che a quella austriaca (TAG). 

(c) Gazprom

Infatti, dopo la Valcanale e il comune di Tarvisio lo scorso anno, insorti alla pubblicazione del previsto tracciato del megaprogetto dal sito di Gazprom, ora anche la comunità della vicina valle slovena di Kranjska Gora dopo le preoccupazioni espresse in sintonia con i rappresentanti del tarvisiano ha ora decisamente iniziato a osteggiare apertamente il progetto. Le ragioni addotte sono di tipo prevalentemente ambientale, tenuto presente che il territorio in questione è interessato dal parco nazionale del Triglav (in Slovenia) un'area protetta di Natura 2000, e che l'economia  dell'area si basa principalmente sul turismo. La realizzazione di un'opera infrastrutturale come il South Stream rischierebbe quindi di avere un grave impatto con pesanti conseguenze per gli abitanti dell'Alta valle della Sava.

mercoledì 15 settembre 2010

Prossimo l'avvio dei lavori per il Nabucco

E' stata siglata una lettera d'intesa tra BERS, BEI, IFC e gli shareholders della società Nabucco spa, consistente nell'impegno a garantire sino a 4 miliardi di euro per la costruzione del progetto transbalcanico. Di questi, 2 sarebbero garantiti dalla BEI e 1,2 dalla BERS. L'atto rappresenta il via libera alla realizzazione dell'oleodotto dal Mar Nero all'Europa centrale che dovrebbe garantire circa 30 milioni di tonnellate di petrolio all'anno al mercato UE, affamato di risorse energetiche, e, allo stesso tempo, permettere una diversificazione delle forniture di idrocarburi, ora fortemente sbilanciate e per lo più provenienti dalla Russia. i lavori, previsti dalla fine del 2011, dovrebbero completarsi dopo appena 4 anni. SEmpre che non sorgano nuovi intoppi, legati alla contemporanea realizzazione dell'oleodotto South Stream, fortemente sostenuto (e finanziato) da Mosca.

sabato 20 febbraio 2010

Nuovo percorso del South Stream? Bulgaria esclusa

Permangono le difficolta' nel coinvolgimento della Bulgaria nel progetto del gasdotto South Stream promosso dalla Russia. Il governo di Borisov intenderebbe ritrattare la sua partecipazione, allineandosi a quelli che vedono con preoccupazione la realizzazione di una simile condotta controllata da Mosca, optando piuttosto per un suo maggiore coinvogimento nella realizzazione dell'oleodotto Nabucco, ufficialmente sostenuto da Bruxelles, seppur il suo progetto sia allo stato attuale piu' problematico. Inoltre, le richieste avanzate da Sofia (un suo maggiore coinvolgimento nell'opera, maggiori royalties) sembra abbiano portato la Russia a ipotizzare nuovi scenari e un nuovo percorso del gasdotto attraverso la Romania (molto piu' disponibile, pur essendo anch'essa guidata da un governo di centro-destra), con un possibile terminal a Constanta.

venerdì 20 novembre 2009

Anche la Slovenia si accorda con Mosca per South Stream

Siglato l'accordo tra Slovenia e Russia per la realizzazione sul terriotrio sloveno di parete del gasdotto South Stream che attraverso i Balcani dovrebbe rifornire gas al mercato europeo. La firma è stata apposta dai politici sloveni nonostanmte le forti pressioni degli ambienti comunitari contrari alla realizzazione di questo progetto russo e favorevole invece al progetto Nabucco, di simile funzione e percorso ma che dovrebbe trasportare gas caucasico e non russo. Di fatto, sta vincendo la scelta di Mosca di coinvolgere i paesi del Sud-Est Europa nella costruzione di questo pipeline che passerebbe sotto il Mar Nero, permettendo a Mosca di evitare l'attuale percoirso obbligato attraverso l'Ucraina, con tutte le problematiche sorte negli ultimi anni in termini di garanzia di approvvigionamento. Per Bruxelles, invece, rischia di essere una sconfitta nel suo programmato tentativo di sganciarsi dall'attuale dipendenza e di reperire fonti energetiche alternative all'offerta russa, ora predominante.

martedì 22 settembre 2009

Anche i francesi entrano in South Stream

Secondo indiscrezioni russe (non casuali), anche i francesi entrano in South Stream. Dopo essere stati penalizzati nel progetto del pipeline Nabucco per la netta opposizione della Turchia, sorta di ritorsione per la posizione di Parigi sul problema armeno (approvazione della legge sul genocidio armeno del gennaio 2001), ora è imminente la firma del memorandum d'intesa che permetterà alla Francia di acquisire una quota del 10% nella società italo-russa South Stream che realizzerà l'oleodotto destinato a portare il gas russo in Europa attraverso il Mar Nero (con una condotta sottomarina di 900 km) e i Balcani, in aperta concorrenza con il progetto sponsorizzato da Bruxelles, il Nabucco appunto. In questo modo, EDF si aggiunge all'italiana ENI quale nuovo partner europeo di Gazprom; le conseguenze per il sistema energetico francese sono indubbie, poiché con quest'impegno la Francia beneficerà di un maggiore coinvolgimento nei piani di sviluppo energetico russo, con Gaz de France Suez che acquisirà una quota nella società che realizzerà Nord Stream (la condotta sottomarina nel Mar Baltico che porterà il gas russo in Germania), mentre Total parteciperà all'estrazione di gas a Stokman, in Siberia. La decisione francese è destinata a rafforzare la credibilità del progetto South Stream, osteggiato dall'UE e, allo stesso tempo, ad indebolire il progetto Nabucco, sostenuto dall'Unione europea ma alle prese con crescenti difficoltà realizzative e di garanzia di regolari forniture di gas caucasico e centro-asiatico.