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giovedì 2 maggio 2024

20 anni dal "grande allargamento"

Tanti non se lo ricorderanno nemmeno, ma il 1° maggio è anche l'anniversario del più ampio allargamento dell'UE a Est. Infatti, quel giorno del 2004, 10 stati europei (Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchiadiventarono membri a tutti gli effetti. Con l'illusione che l'Unione europea sarebbe diventata più forte e l'Europa più stabile....





venerdì 9 novembre 2012

Pubblicato il Transition Report 2012 della BERS

Pubblicato dalla BERS il nuovo Transition Report per il 2012. Accanto al solito quadro socio-economico dei paesi in transizione dell'Est Europa allargata ai paesi ex URSS e ad alcuni paesi della sponda Sud-occidentale MED, quest'anno l'approfondimento dello studio è Integration across borders.


Dall'introduzione:

"This is the fourth consecutive Transition Report to be written in the shadow of an economic crisis in the transition region. The region is still vulnerable, both because of legacies from the previous crisis and pre-crisis periods – high non-performing loans and foreign currency-denominated debt – and its strong dependence on the eurozone. The Transition Report analyses the importance of economic integration, focusing specifically on the changing financial landscape in the eurozone single currency bloc and the creation of new pan-European institutions. It also assesses the role of trade integration."

giovedì 8 dicembre 2011

Aria nuova dall'Est

In Croazia crolla la Kosor e l'HDZ e' spazzato via, in Slovenia la destra tradizionalmente al governo rimane al palo (e Jansa col cerino in mano ....), in Russia persino Putin comincia a sentire un vento nuovo che gli soffia sul collo .... e in altre realta' est europee nemmeno altri politici stanno piu' "cosi' bene", mentre in Polonia Turk si conferma con una politica sempre piu' europea ....  sta per aprirsi un'altra fase nell'Est Europa, che di ideologico ha ben poco e dove la crisi finanziaria/economica non e' necessariamente il fattore determinante. Le persone vogliono contare di piu' e decidere del loro futuro, come deve essere in una democrazia. Ecco quindi i risultati (spesso imprevisti) delle urne, le proteste pacifiche che crescono e si espandono senza che possano essere frenate (o soffocate). I poteri forti (regimi ?) dimostrano tutta la loro impotenza e traballano nonostante gli sforzi di rimanere in sella (vero Vladimir ? ci sara' un nuovo voto ????). I problemi sono innumerevoli, le realta' e i casi divergono da paese a paese, eppure c'e' una certa atmosfera che accomuna tutta la regione.  Certo ci vorra' del tempo. Ma forse nemmeno troppo.

giovedì 20 ottobre 2011

I paesi est europei adotteranno le norme UE per l'energia

Il 6 ottobre, i paesi sud-est europei contraenti del trattato della Comunità dell'energia Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Serbia piu' Moldova e  Ucrainanel corso di una riunione del Consiglio ministeriale della Comunità dell'energia svoltosi a Chisinau, hanno deciso di adottare a partire dal 2015 i regolamenti UE inclusi nel cosiddetto "terzo pacchetto energia". I regolamenti prevedono in particolare  la separazione della produzione (estrazione), del trasporto e della distribuzione di gas ed energia elettrica, imponendo maggiori competenze e l'indipendenza delle authorities di regolamentazione del settore nonche' una maggiore tutela dei diritti dei consumatoriI regolamenti comunitari  definiscono inoltre le norme di accesso alle infrastrutture e al trasporto di prodotti energetici da parte di terze parti e norme che definiscono le regole del mercato e della libera concorrenza nel settore impedendo il rischio di monopoli (queste norme entreranno in vigore nel 2017).



lunedì 3 ottobre 2011

Ripresa economica in atto ma lenta e inferiore alle attese


Secondo quanto recentemente dichiarato durante il consueto intra-meeting annuale tra la Banca mondiale e l'FMI per il 2011 la ripresa economica nell'area dei paesi in transizione (Europa dell'Est e Asia  Centrale - ECA) è ormai in atto, anche se permarranno le difficoltà e i ritmi di crescita rimarranno molto lenti, di almeno 2 punti percentuale rispetto alle previsioni precedenti, raggiungendo nella migliore delle ipotesi una crescita percentuale di fine 2011 del 4,3%, quindi un dato molto limitato. Un trend moderato destinato a caratterizzare nei prossimi anni le regioni in via di sviluppo.
Secondo il documento della Banca mondiale, l'area ECA considerata resta fortemente legata alle dinamiche dell'Europa occidentale a seguito della sua dipendenza dall'andamento delle esportazioni verso questo mercato, dai finanziamenti e dai flussi di rimesse che provengono dall'Europa. Di conseguenza, ogni difficoltà o rallentamento dei trend dell'Europa occidentale si ripercuoteranno anche sui paesi ECA.
La ripresa, seppur lenta, è comunque in atto. Dei 30 paesi dell'area ormai la maggioranza di essi ha raggiunto i livelli del PIL del periodo pre-crisi, solo sette non ce l'hanno ancora fatta. Al recupero ha contribuito l'incremento dei prezzi delle materie prime. 
Resta tuttavia nell'intera regione il problema della disoccupazione; dopo il picchi registrati negli ultimi due anni, il calo appare rallentato (l'attuale tasso supera il 13%), ma appare allarmante nel caso della fascia giovanile.

giovedì 16 giugno 2011

Rapporti Est-Ue, sempre complessi nelle speranze e le aspettive. Tavola rotonda in Francia

Ad Angers agli inizi di maggio si è svolta la tavola rotonda Regards de l’Est sur l’Union européenne, su come i paesi dell'est europeo guardano all'Unione europea. Di fatto, si è trattato dell'occasione per fare il punto sulla situazione di alcuni paesi "nuovi membri", delle loro aspettative iniziali, delle loro attuali problematiche interne che ora inevitabilmente si riversano anche a livello comuntario. Una particolare attenzione è stata dedicata alle difficoltà economiche incombenti e alla illusione che l'entrata nell'Ue rappresentasse una sorta di panacea a tutti i problemi. Una finestra è stat inoltre aperta sulla realtà dei paesi ex-Urss (nel caso la Georgia) e la loro visione ancora più idealizzata dell'Unione europea, posta a contralto dei - a volte - problematici rapporti con Mosca.
Nell'occasione, l'ESSCA, Regards de l'Est hanno prodotto un ampio dossier geopolitico che riguarda tutti i paesi dell'area est europea, interamente scaricabile.

venerdì 14 gennaio 2011

Pubblicato il rapporto finale di OER-Active sulla crisi nell'Est Europa

E' stato pubblicato a fine dicembre il rapporto finale del progetto OER-Active (2009-2010) sulle ripercussioni della crisi economico e finanziaria in 12 paesi della regione Est Europea. In quest'ambito appare il mio contributo dedicato ai traffici trasportistici "I trasporti, la crisi economico-finanziaria internazionale e l’Est Europa".

venerdì 23 aprile 2010

l'ISDEE chiude definitivamente

Oggi alle 13.00 ha definitivamente chiuso la sua esistenza l’ISDEE (Istituto di studi e documentazione sull’Europa comunitaria e l’Europa orientale). Sono trascorsi ben 41 anni per questo piccolo istituto di Trieste di Corso Italia 27, durante i quali si è cercato di diffondere la conoscenza dapprima “dell’oltre Cortina di ferro”, poi delle nuove realtà post-comuniste che si andavano delineando alle nostre porte orientali. Posto in una posizione privilegiata, proprio ai margini est europei, e tuttavia penalizzato dal suo decentramento geografico dai centri politici decisionali. Per di più, al supporto finanziario regionale, indispensabile per la sua sopravvivenza in questi anni, non sempre ha fatto da contralto l’interesse delle stesse amministrazioni regionali e locali, spesso marginale e talvolta solamente se indotto, nonostante anch’esse siano state chiamate, soprattutto dopo il 1989, a svolgere un ruolo “di ponte” con le realtà dell’Europea orientale, confermando le difficoltà storiche del Sistema Italia, sia a livello nazionale che locale, di svolgere quelle attività di analisi e di intelligence sia economiche che sociali e politiche, propedeutiche allo sviluppo ottimale delle relazioni e al suo posizionamento internazionale.

Dal 1o gennaio 2008 L’ISDEE era stato assorbito da INFORMEST (Agenzia per la cooperazione economica internazionale) di Gorizia e il suo gruppo di lavoro e ricerca aveva mantenuto le sue specificità e la sua sede in Trieste quale area decentrata. Dal 1o maggio 2010 anche quest’ufficio viene chiuso e iI gruppo di ricerca, composto da un ristretto numero di persone con diverse specializzazioni scientifiche e linguistiche, viene trasferito alla sede di Gorizia e destinato a nuove attività del campo progettuale.


lunedì 12 aprile 2010

L'estrema destra in ascesa: un pericolo per l'Europa

Ci preoccupiamo molto della crescita della Lega (e facciamo bene) ma non facciamo molta attenzione a quanto stia succedendo attorno a noi. Nei paesi vicini, e in particolare nei nuovi stati membri (ma non esclusivamente, vedi la Francia, la Germania e l'Olanda), non solo la destra nelle sue varie forme e' al potere, e' questo e' il risultato di un giusto gioco democratico, ma le forze reazionarie non-democratiche (scioviniste, nazionaliste, antisemite) sono in altrettanto forte crescita (se non presentano addirittura dinamiche superiori). L'esempio e' l'ultimo voto di questo fine settimana in Ungheria. La loro espansione appare preoccupante poiche' ormai il loro peso parlamentare e sociale incide direttamente sulle politiche nazionali sociali, imponendo chiusure e forme di repressione nei confronti degli stranieri (ma anche delle minoranze interne). Un ulteriore elemento destabilizzante e' rappresentato dal loro forte anti-europeismo, nel tentativo di indebolire le istituzioni europee a favore di un ritorno dei localismi nazionali. Una pressione che, al di la' di non risolvere i pur rilevanti problemi sul piano territoriale, mina gli equilibri della nostra ancor debole UE. Ma gli organi istituzionali continuano a sottovalutare la situazione; c'e' da sperare che non se ne rendano conto troppo tardi, perche' altrimenti, invece di un'Europa allargata nel 2025 si ritroveranno solo dei cocci.

lunedì 18 gennaio 2010

Dossier sulla donna nell'Est Europa

RSE ha pubblicato un ampio dossier (n. 53) sulla donna nell'Est; questi i paragrafi:
  • Bilan de 20 années de transformation
  • Femmes politiques, femmes en politique
  • Travail et mobilisations
  • Questions de femmes
  • Figures littéraires et artistiques, parcours de femmes.

venerdì 8 gennaio 2010

Call for paper sulla crescita competitiva nell'Est Europa

L'Area studi e ricerche (ASRI) di INFORMEST ha lanciato un'interessante call for paper sulla "LA CRESCITA COMPETITIVA DELLA REGIONE ADRIATICO – DANUBIO – MAR NERO NELLA NUOVA ECONOMIA GLOBALE". La deadline è il 1° marzo 2010. Per maggiori informazioni si veda il bando pubblicato sul sito.

martedì 22 dicembre 2009

Prosegue il disimpegno BERS nell'Est Europa

La compagnia assicurativa francese Axa acquista per 147 milioni di euro le partecipazioni minoritarie detenute dalla BERS nelle sue filiali ceca, polacca e ungherese, per un valore di circa 147 milioni di euro. Si tratta del processo di progressivo disimpegno dell'istituzione finanziaria europea da questi mercati est europei, avviato sin dal 2007 con la Repubblica ceca a seguito della valutazione dell'elevato livello di transizione raggiunto dal paese, a favore di un impegno riorientato verso altri mercati (Balcani, area CSI).

venerdì 18 dicembre 2009

La crisi delle banche austriache rischia di ripercuotersi in Est Europa?

Una notizia poco diffusa sulla stampa italiana ma che dovrebbe farci preoccupare non poco per le sue conseguenze, considerato la nostra presenza nel settore bancario austriaco: il tanto reclamizzato salvataggio della Hypo Alpe Adria Bank (6a del paese, per rilevanza) deciso da parte del governo di Vienna rischierebbe di essere poco più di un semplice palliativo per il sistema bancario austriaco, pesantemente esposto nei mercati dell'Est Europa. Ci sarebbero una trentina di istituti finanziari, tra i quali la Volksbank, a rischiare di fallire sin dai prossimi mesi se la crisi dovesse perdurare. Gli investimenti effettuati negli anni precedenti dagli imprenditori austriaci attraverso le loro banche nazionali risentono ora del difficile momento economico in questi paesi, emerge con piena forza l'elevato rischio dei prestiti verso l'Europa dell'Est, poiché la recessione economica in atto sta costringendo le banche occidentali a rifiutare di rinnovare i prestiti o la sostituzione di crediti, privando della necessaria liquidità il mercato per far fronte ai propri debiti. La situazione diventa ancor più delicata per alcuni paesi, come l'Ucraina, alla soglia della bancarotta nonostante l'intervento finanziario internazionale (prestiti FMI, per esempio). E ancora, va considerata la fase di deprezzamento delle monete nazionali che incide pesantemente sui crediti concessi, in larga parte in euro. Secondo quanto calcolato da analisti austriaci, se soltanto il 10% del denaro prestato non venisse restituito (quantificabile in circa 30 miliardi di euro), diverse banche austriache sarebbero in difficoltà, trovandosi di fronte alla scelta di ricapitalizzare le controllate nei Paesi dell’Est (allo stato quasi impossibile) o lasciarle fallire.

sabato 12 dicembre 2009

La crisi si abbatte sul sistema pensionistico dei paesi in transizione

Crescenti preoccupazioni anche della Banca mondiale per le ripercussioni della crisi globale sul sistema pensionistico est-europeo e dei paesi in transizione (ex URSS) e le capacità di farne fronte, alla luce delle mancate riforme settoriali sinora ritardate in diversi paesi, specie quelli dell'area asiatica. L'analisi Pensions in Crisis: Europe and Central Asia Regional Policy Note, pubblicata agli inizi di dicembre, affronta l'impatto della crisi economico-finanziaria internazionale sui sistemi pensionistici, delineando le problematiche sorte e una serie di raccomandazioni ai governi nazionali, da realizzare nel medio e lungo termine. Lo studio tiene in considerazione anche le già delicate dinamiche demografiche di una regione che nel suo complesso sta invecchiando, fatto che rende ancor più complesso il problema. La preoccupazione della WB deriva dal fatto che, al di là dello shock iniziale della crisi sulle economie in transizione della regione (e il discorso tocca in special modo i paesi centro-asiatici), al quale i singoli esecutivi hanno reagito in varia misura per lo più con provvedimenti short-time di bilancio tesi a calmierare il welfare, nel medio e lungo periodo la crisi demografica assumerà un valore sempre più rilevante, al punto, secondo l'analisi della WB, da superare per gravità l'attuale crisi finanziaria.

mercoledì 28 ottobre 2009

Quanto siamo europei? la conoscenza delle lingue

Una recente Survey Eurostat di fine settembre delinea, per l'Italia, un quadro particolarmente desolante per quanto riguarda le capacità linguistiche delle giovani generazioni (fa riferimento a studenti delle scuole di secondo grado). Ebbene, il 73,9% dichiara di conoscere solamente una lingua straniera (contro una media UE del 33,4%) e il 24,6% almeno due (UE: 60,1%). Una situazione assolutamente negativa (snza considerare l'effettivo livello di competnza linguistica), che ci colloca al terz'ultimo posto del ranking europeo, davanti solo alla Grecia ed alla Gran Bretagna (dove pare che, essendo i giovani di madre-lingua inglese, le altre lingue non servano...). I paesi nordici e persino quelli est -europei di nuova adesione, dove, oltre all'inglese, ormai lingua universale, si aggiungono altri idiomi (francese, tedesco, russo...), sembrano lontani anni luce.
Altrettanto negativa la seconda parte della survey, che interessa la competenza/conoscenza linguistica degli adulti (25-64 anni); anche qui gli italiani rivelano la loro scarsa dimestichezza con le lingue straniere: uno solo su tre ne parla una, uno su quattro dichiara di conoscerne almeno due, anche se in questo caso essi si collocano in linea con la media europea.

sabato 25 luglio 2009

2004-2007: l'ultima fase di allargamento ad Est

A cinque anni dall’ultima fase di allargamento (di fatto questa fase si è conclusa con l’adesione di Bulgaria e Romania tre anni più tardi) l’attenzione sui NSM dell’Europa orientale ha subito un drastico ridimensionamento. Alcuni sembrano "naturalmente" integrati nel sistema europeo, operando alla pari con gli altri paesi membri (alcuni hanno già avuto la presidenza semestrale UE), altri vengono ancora “visti” con un certo scetticismo. Molte sono tuttora le difficoltà incontrate da essi, in particolare sul piano politico. Tutti, seppur in varia misura, hanno evidenziato un certo rilassamento post-adesione, ritardando sugli impegni assunti con Bruxelles relativamente al recepimento dell’acquis comunitario ed accentuando i ritardi istituzionali e le trasformazioni settoriali a danno dei sistemi nazionali. Ma ancor più rilevante nella maggioranza di essi sono state le tensioni e istanze nazionalistiche ed autoritarie emerse, rimaste latenti per l’intero periodo pre-adesione ed emerse nella fase di normalizzazione ed europeizzazione. Spesso sono state la conseguenza di aspettative e rivendicazioni sociali disattese, legate anche a difficoltà macro-economiche della maggior parte dei paesi, che in una fase di forte espansione hanno evidenziato crescenti squilibri dovuti soprattutto alla scarsa capacità di controllo della spesa e alla differenziata dinamica dei flussi commerciali, con un eccessivo ricorso a crediti esteri. Difficoltà che sono ora emerse con la deflagrazione della crisi economico-finanziaria globale.