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giovedì 9 gennaio 2014

Persiste la crisi economica in Kosovo

Secondo un articolo pubblicato a fine anno da albinfo.ch e ripreso dal Courrier des Balkans, permane una situazione economica critica in Kosovo; l'economia di fatto ristagna (la crescita è stata di solo il 3%), il dieci per cento della popolazione vive in estrema povertà, mentre il tasso di disoccupazione supera il 30%. Gli investimenti esteri latitano e la bilancia dei conti correnti ne risente in maniera evidente.

Secondo l'articolo, continua a predominare l'economia sommersa che sostiene il mercato nero e il contrabbando, tutte attività che favoriscono il crimine organizzato.

Un altro elemento preoccupante è dato dal crescente numero di imprese che interrompono la propria attività conseguenza del crollo della domanda interna.



venerdì 19 luglio 2013

L'ILO vede ancora nero per il mercato del lavoro in Italia

Tutto il pessimismo dell'ILO sulla situazione del mercato del lavoro in Italia in Rapporto sul mondo del lavoro 2013: Scenario Italia. Il Report - che è parte componente del più ampio World of Work Report 2013 uscito a giugno che analizza la situazione occupazionale mondiale cinque anni dopo l'inizio della crisi finanziaria globale - non lascia dubbi: troppi i fattori penalizzanti, e troppo pesanti. La ripresa resta lontana. A sostenerla, lo studio suggerisce una minore attenzione per il risanamento fiscale e la riduzione dei costi unitari della manodopera e invece un maggiore accento su misure a sostegno dell’investimento e dell’innovazione

lunedì 6 maggio 2013

Fine della recessione in Serbia ? primi segnali positivi


Secondo le dichiarazioni del governo di Belgrado, l'economia serba sarebbe uscita dalla fase di recessione che colpiva la sua economia. In base ai dati relativi al primo trimestre del 2013, vi sarebbe stata una crescita della produzione industriale del 5,2%, sostenuta dal boom del settore automobilistico il cui valore della produzione si è triplicato nei primi tre mesi dell'anno grazie alla piena messa in funzione della FIAT di Kragujevac. Anche alti settori (tessile e chimica) hanno dato segnali di recupero. In ripresa anche le esportazioni (+22%), anch'esse sostenute dal settore automotive.
Secondo l'Ufficio di statistica serbo, dopo oltre un anno, anche il PIL è risultato in rialzo, seppur moderato, dell'1,9%. 







martedì 19 marzo 2013

Intervento UE a contenere la crisi politica macedone


L'intervento della troika dell'UE (il Commissario per l'allargamento Stefan Fule, il relatore dell'EuroParlamento Richard Howitt e l'ex presidente dell'EP Jerzy Buzek) ad inizio marzo pare abbia almeno momentaneamente disattivato la crisi politica in atto in Macedonia, esplosa a fine 2012, quando un ricorso all'uso della forza all'interno dell'Assemblea nazionale macedone aveva fatto temere un colpo di stato da parte delle forze nazionaliste del VMRO-DPMNE guidate al governo da Nikola Gruevski.

Ciò avveniva in un momento delicato, in cui la crisi economica internazionale si rifletteva pesantemente sul sistema economico-produttivo macedone, e lo stesso governo veniva accusato di una gestione inefficiente del bilancio pubblico, con elevati sprechi giustificati - tra l'altro - dalla realizzazione di progetti architettonici faraonici nella capitale tesi alla rivalutazione del passato storico del paese, anche in chiave anti-ellenica.

Le forti proteste di piazza sorte da allora avevano fatto temere per un possibile aggravamento della situazione, con l'opposizione guidata dal socialista Branko Crvenkovski che invitava alla disobbedienza civica. Un momento di certo delicato, proprio mentre nella vicina Albania si rialimentavano idee legate alla "Grande Albania", con il rischio di annessione dei territori limitrofi abitati dagli albanesi.

La minaccia di boicottare le elezioni municipali previste per il 24 marzo prossimo in caso di un rifiuto anche di elezioni politiche anticipate hanno portato Bruxelles a intervenire per redimere il conflitto, anche in considerazione dell'approssimarsi della seduta del Consiglio europeo del 14 marzo in cui sarebbe stata valutata la richiesta di apertura dei negoziati per l'adesione della Macedonia all'UE (il paese è in attesa di una risposta dal 2005 a causa della disputa con la Grecia sul nome).

Grazie a Bruxelles, l'accordo tra le parti prevede nuove elezioni anticipate (entro l'estate) e un'inchiesta sui fatti di dicembre 2012, in cambio di un regolare svolgimento del voto per il rinnovo dell'amministrazione locale.

martedì 29 gennaio 2013

COFACE pessimista anche per il 2013

Dal Country Risk Assessment COFACE di gennaio 2013, l'estratto relativo alla previsione della situazione delle imprese europee. Il quadro presentato dall'Agenzia austriaca è lontano dall'essere ottimistico; anche quest'anno è previsto il proseguimento della fase recessiva, una tendenza più accentuata nei paesi di recente adesione, con evidenti difficoltà del debito pubblico e privato. Il peggioramento del mercato del lavoro continentale, così come il mancato completamento di alcune riforme strutturali legate al welfare, hanno frenato la fiducia sia del settore pubblico che di quello privato.

(...)

European companies are still struggling
The situation is still a cause for concern for European companies, even though the risk of systemic crisis in Europe has lessened and exports have resumed encouragingly in Southern Europe. Insufficient progress in the reform of European institutions, the rapid downturn of the labour market and the weight of public and private debt are all sapping the confidence of real economy actors who have “pressed the pause button”, awaiting further clarification.

In light of this deteriorated situation, Coface has downgraded the assessments of Italy and Spain to B, following their downgrade to A4 a year ago and the negative watch implemented in July 2012. Activity in these two economies at the heart of the Eurozone will contract in 2013: -1% in Italy and -1.5% in Spain. Coface believes that another black year awaits Spanish and Italian companies which face an uninterrupted rise in the number of insolvencies and increasingly scarce bank credit.
(...)

cit. COFACE 2013


sabato 27 ottobre 2012

Analisi sull'adattamento del mercato del lavoro colpito dalla crisi


"Ajustement de l'emploi pendant la crise". Analisi del Centre d'analyse strategique del governo di Parigi sull'adattamento del mondo del lavoro alla crisi in atto in Europa e negli USA, con riferimento specifico al manifatturiero.
Evidenzia la sua flessibilità e capacità di adattamento, con evidenti differenze da paese e paese.

mercoledì 6 giugno 2012

Stato dell'economia dei Balcani. un Rapporto della Banca mondiale


Il secondo rapporto della Banca mondiale sullo stato dell’economia dei sei paesi sud-est europei non ancora membri UE (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia) (SEERER), evidenzia la netta contrazione delle dinamiche di crescita. Alla crescita media della regione del 2,2% del 2011, le previsioni indicano in un probabile dimezzamento la possibile crescita per quest’anno.
Le fragili condizioni economiche dell’eurozona hanno esercitato un freno sull'attività economica e una riduzione delle entrate governative in tutti i paesi. Alla luce dell’elevato indebitamento pubblico e delle pressioni dei mercati, tutti i paesi sono alle prese con importanti programmi di risanamento del bilancio. Il settore finanziario dei sei paesi rimane relativamente ben posizionato, ma i rischi restano elevati, soprattutto in considerazione di un crescente rischio di ulteriore contagio della crisi greca.
Nonostante le misure adottate al rafforzamento del settore bancario in ottica di un più ampio e articolato supporto all’intero sistema economico e produttivo-paese, non vanno sottovalutate le crescenti difficoltà derivanti dalla situazione sociale; i sei paesi balcanici stanno infatti vivendo i più elevati tassi di disoccupazione e di povertà d’Europa. La debolezza della crescita durante la fase di ripresa 2010-11 ha presentato in piena luce il problema dell’occupazione, con un’espansione della disoccupazione e una maggiore vulnerabilità del la classe media.
In considerazione dell’attuale fase congiunturale, la Banca mondiale sostiene la necessità di urgenti riforme strutturali che favoriscano la ripresa e l’occupazione, in termini di sviluppo economico-commerciale e finanziario, riforme del mercato del lavoro e del pubblico impiego. Secondo la Banca, inoltre, alla luce di quanto avvenuto in precedenza per gli altri paesi est europei candidati entrati nell’UE, questi paesi devono poter beneficiare del cosiddetto “treno di convergenza” europeo.

(Elaborato dalla Press Release della WB del 5 giugno 2012)

venerdì 18 maggio 2012

Solo rigore? no, serve una coerente politica europea di rilancio economico


Siamo al paradosso. La Merkel vuole imporre all'intera UE le scelte circa il futuro della Grecia (cioe' buttarla fuori), e costringere Atene a un referendum sull'euro dall'inevitabile esito determinato dal momento emotivo (anche se smentito. ma non sa tanto di interferenza negli affari interni di un paese?). Nessuno, nessuna capitale europea, si stupisce ne' osa repricare sulle forzature della politica tedesca nei confronti del paese sud-est europeo, come se ormai fosse diventata una cosa consueta della prassi diplomatica europea. Berlino, nel suo irrigidimento, si e' ormai isolata dal resto degli altri paesi; siamo ormai 1 contro 26, al massimo alcuni possono dichiararsi neutrali nel conflitto... l'assurdo rigore tedesco sta affossando l'Europa, nemmeno la locomotica tedesca vanzasse a ritmi cinesi - e invece balbetta anch'essa evidenziando certezze che tali non sono (o perlomeno cosi' solide) ...
La politica europea e' pericolosamente sbilanciata, lasciata al momento nelle mani di un solo paese con l'evidenza che nessuno lo vuole (o puo') seguire su questa strada, ma non si osa contraddirlo. Ma un paese non puo' decidere da solo.
Basta rigore a senso unico; e' solo un dissanguamento delle risorse, un impoverimento della societa' con l'illusione di una messa in riequilibrio dei conti pubblici (vana illusione). Occorre invece un ampio piano di sviluppo e rilancio coordinato della sofferente economica del continente, servono investimenti pubblici (solo uno stato ne ha la forza in questo momento), garanzie, nuove politiche piu' efficaci e d'impatto e certo anche nuove regole, maggiore flessibilita' sul mercato. E quella forza "politica" decisionale che i gli attuali politici europei non hanno, preferendosi nascondere dietro a datate teorie economiche che poco hanno a che fare con la realta'. Solo cosi' si potra' salvare la Grecia (e la Spagna, e l'Italia, e ...) e permettere all'UE di progredire sul piano economico. 

venerdì 18 novembre 2011

Il Transition Report 2011 si occupa degli aspetti sociali della crisi

E' appena uscito il nuovo Transition Report della BERS, quest'anno dedicato al tema della crisi e della transizione Crisis in Transition: The People's Perspective, in linea con le pubblicazioni prodotte nei due anni precedenti, Transition in Crisis? (2009) e Recovery and Reform (2010) che hanno approfondito il tema della crisi economico/finanziaria che ha colpito l'Europa e i paesi in transizione. Lo studio di quest'anno si concentra sulla comprensione sia della crisi del 2008-10 che delle sue implicazioni a lungo termine, andando a guardare oltre questo momento negativo alle prospettive di ripresa a breve e medio termine, con una particolare attenzione per l'aspetto sociale, alla luce dei risultati della Survey Life in Transition (LITS), condotto da BERS e Banca mondiale alla fine del 2010.





giovedì 20 ottobre 2011

La crisi ellenica e i Balcani


Diversi paesi dell'area balcanica trattengono tradizionali forti rapporti con la Grecia; con la crisi scoppiata in questo paese ne risentono pesantemente, complicando le possibilita' di una rapida ripresa economica che, dopo la flessione del 2010, secondo le piu' ottimistiche opinioni, nel 2011 potrebbe al massimo raggiungere i 2,5/3,5 punti percentuali (dato regionale) qualora adottate le misure suggerite dalle organizzazioni finanziarie internazionali.
Per Bulgaria, Montenegro e (soprattutto) Macedonia e Albania,i rapporti commerciali  con la Grecia sono rilevanti, andando a incidere per oltre il 10% delle esportazioni. Per Macedonia, Serbia e Bulgaria poi, la crisi ellenica significa anche una brusca contrazione nel flusso degli investimenti esteri, un fattore critico se si pensa he la Grecia in questi paesi e' tra i principali investitori (per valore investito) e in Macedonia e' persino il primo. C'e', ancora, il problema delle rimesse, in alcune aree depresse determinanti per la sopravvivenza di interi nuclei familiari, che interessa soprattutto l'Albania se si considera che due terzi degli immigrati in Grecia provengono da questo paese.
Ma forse l'elemento di maggiore crisi e' il ruolo finanziario che la Grecia ha in questa regione, attraverso la presenza delle sue filiali e l'avvenuta acquisizione negli scorsi anni di importanti quote del mercato bancario. Il sistema bancario ellenico controlla infatti oltre il 20% del mercato balcanico, una quota che in alcuni paesi sale sostanzialmente (Macedonia, Bulgaria, Romania). Cio' pone una forte incognita, sebbne le banche greche abbiano sinora tutte negata l'intenzione di ritiro da questa mercato. Di certo pero', almeno nel breve e medio termine, attueranno nuovi investimenti.

giovedì 29 settembre 2011

Pessimismo sul futuro dei flussi trasportistici mondiali

Piuttosto negative le previsioni dell'International Transport Forum sull'andamento dei flussi trasportistici mondiali. Lo Statistics Brief di settembre 2011 indica il raffreddamento in atto nell'anno delle dinamiche dei flussi di trasporto marittimi sia dell'UE che degli USA, mantenendo questi ancora al di sotto dei livelli registrati pre-crisi, conseguente la flessione economica internazionale. Si sottolinea inoltre il crescente rischio di una dipendenza dalle dinamiche prodotte dai mercati asiatici, che altresì evidenziano una diminuzione del volume dell'import di beni sia dagli USA che dal mercato comunitario.

mercoledì 13 luglio 2011

Il sistema economico e sociale italiano in crisi e in controtendenza con le dinamiche europee

Il FMI loda la stretta finanziaria decisa dal governo italiano; un taglio di oltre 47 miliardi di euro non è di certo un'operazione semplice e in termini di bilancio una simile azione non può che essere vista positivamente dalle organizzanioni internazionali. E va bene.... ma il rilancio economico del paese, dov'è ???? puntare a ridurre solo l'indebitamento appare ben poca cosa per i destini di un paese, positiva in termini di gestione ma assai poco produttiva in termini di sviluppo e crescita. L'attuale governa pensa a risparmiare (ma poi si vede che i tagli saranno solo dal 2013 - quindi intanto che si fa ? si continua a spendere allegramente ?!?!) senza preoccuparsi di definire le condizioni minimali per sostenere una ripresa economica e produttiva. Le imprese soffrono - e non è più solo un problema di concorrenza, le persone hanno ormai visto erodersi i loro spesso già limitati salari... il sistema italiano continua ad affondare. Siamo fermi mentre l'Europa cresce, poiché i suoi componenti hanno introdotto le misure necessarie sin dallo scoppio della crisi; mentre in Italia ci si lamentava, gli altri paesi hanno adottato misure anche "antipatiche" al sistema di mercato, ma efficaci nel breve a sostenere il tessuto economico e quello sociale. E gli effetti ora si vedono: qui da noi, invece, gli effetti sono ben più negativi e nefasti.

giovedì 26 maggio 2011

La Grecia a rischio default ? magari solo questo .....

L'ipotesi ventilata di un'uscita della Grecia dall'eurozona, ma che ormai trova riscontri nella stessa Bruxelles, rappresenterebbe una decisione sciagurata per il futuro non solo della moneta comune ma anche dell'intera Europa. Se per la Grecia si aprirebbe di fatto un baratro sul suo futuro (pensare di risolvere la crisi con un ritorno alla dracma e di ritornare alle ormai vecchie politiche di svalutazione a supporto dell'economia è perlomeno aleatorio) il sistema europeo vedrebbe sgretolarsi la sua unità e capacità di affrontare i problemi interni, con conseguente indebolimento dell'euro. Anche perché un'eventuale strappo di Atene spingerebbe ben presto anche Berlino su questa strada, insofferente per gli attuali freni allo sviluppo derivanti dalle difficoltà di altri paesi UE. Per non dire del segnale negativo dato ai nuovi membri ancora interessati ad adottare l'euro e a quei paesi est europei che sono ancora nel pieno del processi di integrazione. Un disastro; come tornare indietro di decenni, con il traballante sistema economico americano a sorridere e a godere dei nostri disastri.

lunedì 16 agosto 2010

L'Europa riparte. E noi ? previsti ancora tempi bui

I dati EUROSTAT sono inconfutabili. Nel secondo trimestre 2010 finalmente ci sono gli elementi di conferma della ripresa economica UE gia' emersi nel primo trimestre dell'anno: +1%, addirittura +2,2% per la trainante Germania. E l'Italia? Noi siamo ancora fermi (come pure la Spagna), peggio di noi nell'eurozona solo la derelitta Grecia...cosa aspettiamo di definire un serio piano di rilancio? la Germania l'ha fatto e gia" beneficia dei primi risultati. Noi rischiamo di ritrovarci in questa situazione tra 2/3 anni, poiche' cresce il rischio che nemmeno la maggiore crescita UE possa aiutarci molto nella ripresa. Nel frattempo la disoccupazione si aggravera' (sotto una crescita del 2% non si creano nuovi posti di lavoro), il debito pubblico e' in espansione.... e le entrate paiono diminuire (altro che lotta all'evasione...). Temo che il peggio per noi non sia ancora passato. E' inutile guardare alla ripresa tedesca, a quella cinese o illuderci della futura (?) locomotica statunitense. Noi stiamo affondando... l'Italia e' il Titanic, e il capitano non l'ha ancora capito neppure dopo avere visto l'iceberg.

martedì 27 aprile 2010

La crisi è in via di soluzione. Eccessvo ottimismo del FMI?

"Il Comitato Monetario e finanziario internazionale del FMI ha pubblicato le conclusioni della sua 21a riunione tenutasi il 25 aprile. Il Comitato ha sottolineato come, nonostante alcuni segnali incoraggianti, la crisi economica è ancora lontana dall'essere superata. (...) Per questa ragione, il FMI appare intenzionato a predisporre nuove regole per il settore finanziario e contribuire a sostenere l'intervento straordinario deciso dai governi. Il Comitato ha comunque evidenziato che la ripresa economica è ormai avviata, con un quadro macro-economico in miglioramento (...)".
Queste sono le parole ufficiali del FMI. Ma è relamente così? siamo in grado di poter affwermare che la ripresa è ormai in atto? si tratta di un eccesso di ottimismo o il tentativo di dare un'immagine meeno fosca della situazione, una sorta di disinformacija del quadro economico mondiale?

lunedì 25 gennaio 2010

Prepariamoci. Il peggio è passato... o no?

Con le sue previsioni spesso raggelanti, la Banca mondiale ha annunciato che stiamo uscendo dalla crisi. Nell'appena pubblicato Global Economic Prospects 2010 (per chi ha poco tempo c'è anche un Overview di 15 pagine), la WB sottolinea come la ripresa ci sia ma sia anche fragile, e che il fallout avrà una ricaduta sui prossimi 10 anni, con radicali modifiche sul sistema economico-finanziario globale... non c'è di che stare allegri...

venerdì 18 dicembre 2009

La crisi delle banche austriache rischia di ripercuotersi in Est Europa?

Una notizia poco diffusa sulla stampa italiana ma che dovrebbe farci preoccupare non poco per le sue conseguenze, considerato la nostra presenza nel settore bancario austriaco: il tanto reclamizzato salvataggio della Hypo Alpe Adria Bank (6a del paese, per rilevanza) deciso da parte del governo di Vienna rischierebbe di essere poco più di un semplice palliativo per il sistema bancario austriaco, pesantemente esposto nei mercati dell'Est Europa. Ci sarebbero una trentina di istituti finanziari, tra i quali la Volksbank, a rischiare di fallire sin dai prossimi mesi se la crisi dovesse perdurare. Gli investimenti effettuati negli anni precedenti dagli imprenditori austriaci attraverso le loro banche nazionali risentono ora del difficile momento economico in questi paesi, emerge con piena forza l'elevato rischio dei prestiti verso l'Europa dell'Est, poiché la recessione economica in atto sta costringendo le banche occidentali a rifiutare di rinnovare i prestiti o la sostituzione di crediti, privando della necessaria liquidità il mercato per far fronte ai propri debiti. La situazione diventa ancor più delicata per alcuni paesi, come l'Ucraina, alla soglia della bancarotta nonostante l'intervento finanziario internazionale (prestiti FMI, per esempio). E ancora, va considerata la fase di deprezzamento delle monete nazionali che incide pesantemente sui crediti concessi, in larga parte in euro. Secondo quanto calcolato da analisti austriaci, se soltanto il 10% del denaro prestato non venisse restituito (quantificabile in circa 30 miliardi di euro), diverse banche austriache sarebbero in difficoltà, trovandosi di fronte alla scelta di ricapitalizzare le controllate nei Paesi dell’Est (allo stato quasi impossibile) o lasciarle fallire.