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giovedì 23 gennaio 2020

Corruzione. Italia 51a per Transparency International

Secondo il ranking 2019 di Transparency International, l'Italia è 51a nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100 nel ranking della percezione della corruzione (su un totale di 180 paesi), migliorando di due posizioni rispetto all’anno scorso, dietro a Malta, sullo stesso livello dell'Arabia saudita, del Ruanda e della Malaysia.
Le ragioni vanno individuate sopratutto nella criminalità organizzata presente nel paese che incide fortemente nella corruzione, il ruolo delle lobby e i conflitti di interesse.
I due paesi capolista (con la migliore valutazione) sono Nuova Zelanda e Danimarca. Terza la Finlandia.
Il report 2019 completo è disponibile (in inglese) all'indirizzo
https://files.transparency.org/content/download/2428/14734/file/2019_CPI_Report_EN.pdf 

martedì 28 novembre 2017

Report sulla povertà energetica nei Balcani

Appena pubblicato il Report finanziato dalla Commissione europea sullo stato della "Povertà energetica nell'Europa sud-orientale" cui hanno contribuito alcune cui diverse organizzazioni della società civile dell'area sud-orientale europea.
Il report delinea lo stato del settore nei sette paesi dell'area in questione, evidenziando le principali problematiche, lo stato del quadro energetico di ogni paese e le politiche adottate tenuto conto il quadro socio-demografico nazionale.

Attenzione è dedicata anche alle ripercussioni sociali delle presenti difficoltà energetiche, in termini di offerta e di consumi: Infine, si suggeriscono alcune misure atte a contenere l'attuale vulnerabilità energetica della società (soprattutto in vista della stagione invernale) e a ridurre l'impatto ambientale. 

sabato 7 settembre 2013

GCR 2013-14. Innovazione e stabilità istituzionale alla base della competitività economica

Il nuovo Global Competitiveness Report 2013-2014 appena pubblicato dal WEF (World Economic Forum) presenta uno status aggiornato dello sviluppo della competitività economica di 148 paesi del pianeta.

Innovazione e stabilità dei sistemi istituzionali vengono evidenziati quali fattori che maggiormente possono influenzare la competitività economica di un sistema-paese.

Secondo il Report, l'Indice globale di competitività vede al primo posto la Svizzera per il quinto anno consecutivo, davanti a Singapore e Finlandia (terza). Migliora la Germania (ora quarta), così come gli Stati Uniti che riconquistano il quinto posto dopo alcuni anni di progressivo arretramento a danno della Svezia). Hong Kong migliora e diventa 7° a spese dell'Olanda. Nono posto per il Giappone.

(c) GCR 2013-2014

L'ITALIA si colloca solamente al 49° posto, in peggioramento (2012: 42°), peggio di Spagna (35°) ma appena meglio del Portogallo (51°), fortemente penalizzata dal ranking di parametri quali la stabilità istituzionale (solo 102° su 148 paesi considerati), quella economica (101°/148), efficienza del mercato del lavoro (137°/148) e sviluppo del mercato finanziario (124°/148).

Secondo i risultati del GCR 2013-2014, i principali fattori limitanti allo sviluppo del business in Italia sono risultati il livello dei tassi di interesse (per il 22,5%), l'accesso ai finanziamenti (il 18,6%), la burocrazia e l'inefficienza della pubblica amministrazione (17,1%) e il quadro  normativo restrittivo del mercato del lavoro (9,3%).

L'Italia si colloca al 9° posto per il valore del PIL prodotto (2.014 miliardi $), ma solamente al 26° per il rapporto PIL/procapite (33.115 $).

martedì 27 agosto 2013

Indice della competitività regionale nell'UE 2013

La DG UE per le politiche regionali ha pubblicato ad agosto l'Indice di competitività regionale (ICR) 2013 (il precedente è datato 2010), per misurare le variazioni nella dimensione della competitività a livello regionale nei paesi dell'Unione europea, secondo i parametri in uso dal WEF per il suo Indice globale di competitività.

L’ICR 2013 rivela una fotografia dei punti di forza e di debolezza delle singole regioni NUTS-2 dell’UE delineando la dimensione regionale della competitività. Il quadro complessivo non si discosta di molto dalla fotografia scattata nel 2010.



Il più elevato livello di competitività appartiene alla regione di Utrecht, seguita dall'area di Londra, dallo Oxfordshire e dalla regione di Stoccolma. Ben sette delle prime dieci aree della graduatoria (tutte collocate nelle regioni settentrionali - la più meridionale è l'Ile de France) sono caratterizzate dalla presenza di grandi centri urbani e/o metropolitani. Per contro, nella parte bassa sono presenti alcune delle regioni del sud-est europeo (di Grecia, Romania, Bulgaria).



Lo studio denota da forte disparità regionale all'interno degli stati. Le regioni leader del ranking a livello nazionale sono quasi sempre anche quelle in cui si trova la capitale; fanno eccezione la Germania e l'Italia.

La Lombardia è la prima regione italiana nel ranking, ma si colloca appena al 128° posto (su 262 regioni considerate) davanti all'Emilia Romagna (141). 157° è il Friuli Venezia Giulia, dietro anche a Lazio, provincia di Trento e Liguria. Complessivamente, l'Italia si colloca al 18° posto (su 28 paesi). Nella graduatoria 2010 era decima.

mercoledì 3 luglio 2013

Prima valutazione UE delle strategie macro-regionali

La Commissione europea ha pubblicato la prima valutazione del successo delle due strategie macro-regionali UE sinora adottate (Regioni del Baltico e del Danubio) fornendo alcune raccomandazioni per il futuro e per la costituzione di nuove macro-regioni.

Nello specifico, lo Studio (Report from the Commission to the European Parliament, the Council, the European economic and social committee and the Committee of the Regions concerning the added value of macro-regional strategies) (COM 2013_468 final) presentato dal Commissario europeo per la Politica regionale, Johannes Hahn il 1° luglio, evidenzia il valore di queste strategie che hanno promosso una più intensa collaborazione favorendo lo sviluppo di nuove reti di cooperazione, di centinaia di nuovi progetti contribuendo alla formulazione di obiettivi politici comuni nelle regioni del Danubio e del Baltico, rafforzando anche la cooperazione con i vicini paesi non UE.

La relazione sottolinea che le nuove iniziative dovranno essere avviate solamente per rispondere a specifiche esigenze di cooperazione rafforzata e ad alto livello con uno specifico valore aggiunto a livello UE. Ai governi spetta l’esigenza di un impegno politico e la necessità di rendere tali strategie prioritarie in tutti i settori di attività pertinenti, garantendone l'integrazione nei futuri programmi dei Fondi strutturali e di investimento europei come pure nelle altre politiche pertinenti a livello UE, nazionale e regionale.