Visualizzazione post con etichetta allargamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta allargamento. Mostra tutti i post

giovedì 2 maggio 2024

20 anni dal "grande allargamento"

Tanti non se lo ricorderanno nemmeno, ma il 1° maggio è anche l'anniversario del più ampio allargamento dell'UE a Est. Infatti, quel giorno del 2004, 10 stati europei (Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia e Slovacchiadiventarono membri a tutti gli effetti. Con l'illusione che l'Unione europea sarebbe diventata più forte e l'Europa più stabile....





venerdì 9 febbraio 2018

Nuova strategia per i Balcani occidentali

A Bruxelles la Commissione europea ha presentato martedì scorso la nuova strategia per i Balcani occidentali, un piano d'azione a medio termine il cui fine è l'allargamento a tutti i paesi del sud-est Europa ancora ai margini dell'UE, quale atto di rafforzamento dell'UE nei prossimi anni.

In esso vengono indicate le priorità individuate, riguardanti una cooperazione rafforzata, la necessità di riforme fondamentali e un miglioramento delle relazioni, quali punti chiave per una prospettiva di allargamento credibile. 

Nello specifico, sono delineate sei "iniziative cardine" da attuarsi entro in 2020:
  1. rafforzamento della rule of law
  2. rafforzamento degli strumenti di sicurezza e migrazione
  3. supporto allo sviluppo socio-economico
  4. miglioramento delle connessioni trasporti & energia
  5. roadmap per un'agenda digitale
  6. supporto alla riconciliazione e miglioramento dei rapporti di vicinanza.
A questo scopo Bruxelles intende aumentare i finanziamenti messi a disposizione nell'ambito IPA.

La strategia punta a accelerare l'iter dei negoziati già in corso con Montenegro e Serbia (che potrebbero aderire all'UE nel 2025), e di favorire l'avvio con gli altri paesi dell'area (Kosovo incluso).




mercoledì 17 dicembre 2014

2 miliardi € per l'allargamento ai Balcani

La Commissione europea ha definito il pacchetto di programmi di assistenza pre-adesione a sostegno delle riforme nei paesi che puntano ad aderire all'Ue. Il finanziamento, per un totale di 2 miliardi di euro, nell'ambito dello strumento di assistenza pre-adesione (IPA), sarà disponibile per i paesi dell'area sud-est europea (Albania, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia, Kosovo) e la Turchia. Il pacchetto comprende programmi pluriennali a sostegno di settori specifici nei prossimi tre anni.

lunedì 15 ottobre 2012

Pubblicati i nuovi Report 2012 sui paesi candidati

Sul sito della DG Allargamento sono stati pubblicati i nuovi Report annuali per il 2012 sui paesi candidati. Molte parole sull'importanza dell'allargamento, sulla necessità di un'ulteriore integrazione, ma di fatto poche serie indicazioni sulle reali intenzioni nei confronti dei paesi balcanici. A parte la situazione dell'Islanda, vista come una questione poco più che formale. Viene dato il benvenuto alla Croazia, ma la decisione era già stata presa da tempo.
Per i paesi est europei, invece, sempre più prevale il condizionamento politico, una (mal)celata scelta dietro scuse legate agli standard non ancora conseguiti della rule of law, del la giustizia, della corruzione, del rispetto dei diritti civili e delle riforme dell' amministrazione e la lenta adozione di un quadro normativo che all'interno dell'UE alle volte è solo sulla carta. Il giudizio politico ormai prevale sull'assessment economico (dove si accenna soprattutto al consolidamento e alla stabilità), forse con la sola eccezione di Bosnia Erzegovina e (parzialmente)di Macedonia.




martedì 15 dicembre 2009

Sempre difficile il cammino della Turchia verso l'UE

Si complica il cammino della Turchia verso l'UE. Già irto di ostacoli e dubbi, e nonostante gli impegni assunti e anche recentemente confermati dalla leadership nell'incontro di Bruxelles di fine novembre, pare proprio che - di fatto - Ankara non faccia nulla (o quasi) per agevolarlo: mantiene la sua rigida posizione sul caso "Cipro", e mette fuorilegge il principale partito kurdo del paese, dimostrando, in quest'ultimo caso, ancora la mancanza di capacità politica di gestire il problema interno kurdo. Eppure l'UE era inizialmente disposta ad aprire le trattative su altri capitoli, quasi a scatola chiusa; ora è tutto di nuovo (quasi) fermo, poiché, pur riconoscendo alcuni progressi registrati dalla Turchia (giustizia, rapporti con i militari), vengono sollecitati ulteriori rapidi passi nel contesto dei diritti umani, della libertà di espressione e di fede.

martedì 1 dicembre 2009

La Grecia cerca di espandere la propria influenza sui Balcani

La diplomazia greca sta cercando di assumere un ruolo specifico nelle dinamiche dell'area balcanica, in particolare nel suo riavvicinamento all'UE. Nella seconda metà di novembre è stata rilanciata con forza la sua politica regionale, anche attraverso una serie di appuntamento al massimo livello che hanno coinvolto il ministro degli esteri di Atene Droutsas e alcuni dei suoi colleghi sud-est europei Belgrado, Sarajevo, Podgorica). Si è cercato di riprendere il filo della cosiddetta Agenda 2014, sorta di iniziativa strategica di adesione all'UE per i paesi di quest'area, n diretto proseguimento della Strategia di Salonicco definita dal governo greco ancora durante la sua presidenza UE nel 2003, che aveva allora visto un forte impegno finanziario della Grecia nell'opera di ricostruzione dei Balcani sotto il programma HIPERB (550 milioni di euro messi a disposizione per progetti), inizialmente previsto sino al 2006, poi prorogato a tutto 2011. In un momento di stallo del processo di allargamento ad Est, dovuto anche alle difficoltà economiche globali di questi mesi, Atene forza i tempi e punta a superare il ruolo tradizionale di altri paesi nella regione (Germania, Slovenia, Italia), con lo sviluppo di relazioni bilaterali/regionali che vanno al di là delle problematiche legate al mero aspetto dell'adesione allUE, sfruttando non solo promesse ed impegni diplomatici ed economico-commerciali ma anche una sorta di vicinanza culturale con i paesi della regione (esempio ne è la partecipazione di Droutsas ai recenti funerali del patriarca serbo-ortodosso Pavle, a Belgrado).

sabato 17 ottobre 2009

Politica europea di allargamento

Il 14 ottobre scorso la Commisione europea ha adottato il suo documento strategico annuale sulla politica di allargamento. Allo stesso giorno la CE ha anche presentato i report periodici con i giudizi annuali sui progressi dei paesi candidati e potenziali candidati (Macedonia, Turchia, Albania, Bosnia Erzegovina, Montenegro, Serbia e Kosovo). In particolare, dopo la recente ripresa delle trattative con la Croazia, è stato proposto di aprire i negoziati con la Macedonia, previo l'assenso del governo greco. Intanto, secondo le intenzioni serbe, Belgrado dovrebbe presentare richiesta ufficiale della sua candidatura a paese candidato entro la fine del 2009.
C'è da sperare che il meccanismo di allargamento UE riprenda la sua dinamica, rallentata nell'ultimo anno, in maniera tale da poter prevedere il pieno rispetto delle condizioni per l'entrata nell'UE almeno di Croazia e Turchia sin dai prossimi anni. Più lontana rimane, per ora, la scadenza per gli altri paesi balcanici, anche se una scelta "politica" di allargamento accelerato verso di essi, in tal senso potrebbe, alla fine, risultare producente per la stabilità dell'intero continente e per un più efficace supporto allo sviluppo di questa regione.

lunedì 14 settembre 2009

Slovenia e Croazia si parlano nuovamente

Sembra che, finalmente, dopo lunghi mesi di impasse e di reciproci screzi diplomatici, ci sia stata un'apertura al dialogo tra Lubiana e Zagabria. Un passo decisivo, poiché il governo sloveno aveva in questo modo, di fatto congelato i negoziati Ue con la Croazia (fine 2008). La causa di questa perdurante crisi tra i due paesi balcanici era stata la rivendicazione territoriale di piccole aree confinarie e l'accesso marittimo, scoppiata sin dalla nascita dei due nuovi stati post-iugoslavi. Alla soluzione della disputa ha contribuito l'intesa di azzerare le rispettive posizioni e di far ripartire le trattative con come riferimento le frontiere del giugno 1991 e ad accettare l'indicazione di Bruxelles (e specificatamente del commissario Rehn) di un arbitraggio internazionale per risolvere il problema, da svolgersi parallelamente ad una conferenza bilaterale intergovernativa sloveno-croata. Di certo, anche il recente cambio dell'esecutivo a Zagabria può avere influito sulle scelte fatte, dopo i ripetuti insuccessi dell'ex premier Sanader nei rapporti con la capitale slovena.

sabato 25 luglio 2009

2004-2007: l'ultima fase di allargamento ad Est

A cinque anni dall’ultima fase di allargamento (di fatto questa fase si è conclusa con l’adesione di Bulgaria e Romania tre anni più tardi) l’attenzione sui NSM dell’Europa orientale ha subito un drastico ridimensionamento. Alcuni sembrano "naturalmente" integrati nel sistema europeo, operando alla pari con gli altri paesi membri (alcuni hanno già avuto la presidenza semestrale UE), altri vengono ancora “visti” con un certo scetticismo. Molte sono tuttora le difficoltà incontrate da essi, in particolare sul piano politico. Tutti, seppur in varia misura, hanno evidenziato un certo rilassamento post-adesione, ritardando sugli impegni assunti con Bruxelles relativamente al recepimento dell’acquis comunitario ed accentuando i ritardi istituzionali e le trasformazioni settoriali a danno dei sistemi nazionali. Ma ancor più rilevante nella maggioranza di essi sono state le tensioni e istanze nazionalistiche ed autoritarie emerse, rimaste latenti per l’intero periodo pre-adesione ed emerse nella fase di normalizzazione ed europeizzazione. Spesso sono state la conseguenza di aspettative e rivendicazioni sociali disattese, legate anche a difficoltà macro-economiche della maggior parte dei paesi, che in una fase di forte espansione hanno evidenziato crescenti squilibri dovuti soprattutto alla scarsa capacità di controllo della spesa e alla differenziata dinamica dei flussi commerciali, con un eccessivo ricorso a crediti esteri. Difficoltà che sono ora emerse con la deflagrazione della crisi economico-finanziaria globale.

martedì 21 luglio 2009

Quali aperture ai Balcani?

Siamo ormai a oltre 2 anni dall’ultima fase di allargamento europeo, a beneficio di Bulgaria e Romania. Le tensioni sorte nell’UE, le bocciature del Trattato di Lisbona da parte di alcuni paesi, gli scarsi sforzi da parte dei paesi sud-est europei nella road map di adesione, le loro specificita’, hanno di fatto congelato ogni iter di allargamento dei confini comunitari verso i Balcani, posticipandolo sine die. Com’e’ ormai lontano l’obiettivo di appena qualche anno fa, quando troppo ottimisticamente si riteneva che il processo potesse concludersi entro il 2014/2015... ora questa scadenza potrebbe (forse) essere rispettata solamente per la Croazia, mentre per gli altri... quasi non li si volesse piu’, come non non fossero anch’essi paesi europei.
Paesi ai quali noi abbiamo fatto forti promesse negli anni passati, costringendoli ad intraprendere scelte precise e difficili nel processo di transizione; il fatto che i risultati siano stati insoddisfacenti e’ un altro discorso.
Nonostante spinte in avanti da parte del ministro Frattini, voce (quasi) solitaria che continua ad invocare un immediato allargamento “politico” verso quest’area con il preciso scopo di giungere ad una stabilizzazione quanto piu’ rapida, a tutt’oggi Bruxelles ha deciso di concedere ad alcuni di questi paesi balcanici (NON a tutti, Bosnia Erzegovina ed Albania sono rimasti esclusi) tra quelli che ancora non hanno beneficiato di un avvio delle trattative di adesione, solo l’abolizione dei visti di accesso. Un po’ poco... quindi, probabilmente dall’inizio del 2010 serbi, montenegrini e macedoni potranno circolare liberamente all’interno dei confini UE, senza dover piu’ sottostare all’umiliante richiesta di visti di entrata. Bosniaci ed albanesi... se ne riparlera’ nel 2010. A questo punto, cosa possiamo chiedere a questi paesi senza provare vergogna? quale esempio possiamo dare a questi governi? con quale pudore si potra’ invitarli ad adottare i nostri valori di riferimento, le nostre legislature, cio’ dopo averli privati dell’obiettivo “massimo”, almeno per i prossimi dieci anni? e cosa peggiore, che opinione potranno avere i cittadini di questi paesi? quali stimoli a voler ancora entrare nella nostra traballante ed incerta comunita’?