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martedì 28 novembre 2017

Report sulla povertà energetica nei Balcani

Appena pubblicato il Report finanziato dalla Commissione europea sullo stato della "Povertà energetica nell'Europa sud-orientale" cui hanno contribuito alcune cui diverse organizzazioni della società civile dell'area sud-orientale europea.
Il report delinea lo stato del settore nei sette paesi dell'area in questione, evidenziando le principali problematiche, lo stato del quadro energetico di ogni paese e le politiche adottate tenuto conto il quadro socio-demografico nazionale.

Attenzione è dedicata anche alle ripercussioni sociali delle presenti difficoltà energetiche, in termini di offerta e di consumi: Infine, si suggeriscono alcune misure atte a contenere l'attuale vulnerabilità energetica della società (soprattutto in vista della stagione invernale) e a ridurre l'impatto ambientale. 

giovedì 4 settembre 2014

La Moldova sarà collegata al network energetico UE

Con l'avvio dei lavori del gasdotto tra Iasi (Romania e Ungheni, la Moldova si appresta nei prossimi anni a ridurre la sua dipendenza energetica dal gas russo (attualmente il paese è interamente dipendente da Mosca). Per i 42 chilometri di pipeline della portata di 1 miliardo di mc l'anno che vedranno il paese collegato alla rete distributiva UE, la Moldova riuscirà ad approvvigionarsi in maniera diversa per circa un terzo dell'attuale fabbisogno nazionale. I costi dei lavori ammontano a 28 milioni di euro, di cui 7 mio ottenuti attraverso un prestito UE grazie al programma ENPI e 9 milioni donati dal governo romeno.

Esiste già anche il progetto per un prolungamento del gasdotto sino alla capitale Chisinau (130 km circa).

giovedì 28 novembre 2013

La Cina guarda al Sud Est Europa

Grande attenzione della Cina per i mercati est europei. E' quanto se ne deduce dai risultati della presenza della delegazione dei Pechino, guidata dal premier Li Keqiang a Bucarest, nell'ambito del terzo summit Cina-PECSO. Quindi interesse non solo per la Romania - paese ospite, ma anche nei confronti dei paesi vicini, al punto da provocare una certa irritazione in alcune dichiarazioni non ufficiali a Bruxelles.

Dopo aver firmato accordi commerciali con i rappresentanti dei 17 paesi Est europei presenti al summit, per un valore superiore ai 4 miliardi di euro, Pechino si è dichiarata pronta a offrire ulteriori risorse finanziarie all'area per circa 10 miliardi di euro nei prossimi anni, così' come la garanzia della necessaria tecnologia per lo sviluppo dei sistemi economico-produttivi dell'area. I settori maggiormente interessati, oltre a quello industriale e allo sviluppo dei flussi commerciali (attualmente i valori  dell'interscambio  appaiono modesti), sarebbero l'edilizia, le TLC, i trasporti (dove i cinesi si sono dimostrati particolarmente sensibili, in ottica di una maggiore penetrazione in questi mercati - dopo l'acquisizione della portualità ellenica) e l'energetico (oltre all'eolico, gli stessi romeni starebbero pensando a chiedere a Pechino supporto finanziario e tecnologico per lo sviluppo della centrale nucleare di Cernavoda).

Le parti europee e cinesi hanno anche deciso di procedere a uno svolgimento a cadenza annuale di questo summit; nel 2014 esso si dovrebbe tenere in Serbia.

lunedì 23 settembre 2013

Nuovi mercati energetici per la Russia. Mosca quarda a Est

La Russia sta sempre più  orientandosi verso nuovi mercati. Le sue forniture energetiche non avranno più come obiettivo prioritario l'Europa (e l'UE in particolare), bensì il mondo asiatico. Oilprice.com annuncia con enfasi come l'alternativa sia andata delineandosi durante i recenti colloqui svoltisi a Mosca tra i rappresentanti russi di Gazprom e Novatek e quelli della China National Petroleum Company e oil & gas (CNPC). Ne e' derivato un accordo per la vendita di risorse siberiane di greggio e gas al mercato cinese. Il vantaggio per Mosca sta negli ampi investimenti che Pechino ha avviato con il nuovo programma di diversificazione energetica che favorira' l'importazione di combustibili dalla Russia. Parte di questi investimenti rappresentano acquisizioni di quote della stessa societa' russa Novalek che possiede i pozzi della regione di Yamal dai quali verra' estratto il gas destinato alla Cina.

Manca solamente l'accordo sul prezzo dei combustibili fossili, un elemento che desta preoccupazione nei mercati occidentali, poiché  un accordo di favore tra le due parti (russa e cinese) finirebbe inevitabilmente con l'avere conseguenze sul mercato internazionale degli idrocarburi.




(c) http://oilprice.com


La firma di questo accordo può essere la risposta all'adozione da parte UE nel 2009 del Terzo pacchetto legislativo sull'energia (“Third Energy Package”) che aveva cercato di porre un freno allo squilibrio energetico esistente tra domanda interna UE e offerta russa in termini energetici (Mosca e' il principale fornitore di gas), introducendo delle misure politiche a danno delle imprese energetiche russe.

mercoledì 20 febbraio 2013

Dimissionario l'esecutivo a Sofia

Il governo bulgaro guidato dal premier Boiko Borisov ha ceduto, presentando stamattina le dimissioni. Le forti proteste di piazza degli ultimi giorni, che hanno provocato anche gravi scontri, conseguenza dell'incremento delle tariffe di energia elettrica, sono state determinanti, rappresentando il "colpo di grazia" per  l'esecutivo di centro-destra già in palese difficoltà su altri fronti. Non è bastato nemmeno il dimissionamento del ministro delle finanze  Diankov, avvenuto ieri, ritenuto uno dei maggiori responsabili della crisi
Come ultimo atto, Borisov ha acconsentito a revocare le licenze concesse all'ente ceco CEZ  per la gestione del sistema energetico distributivo di energia elettrica nel paese.
L'ormai ex premier ha inoltre affermato di non voler prendere in considerazione un possibile incarico per un governo di transizione allargato ad altre forze politiche bulgare, che avrebbe escluso il rischio di elezioni anticipate, ipotizzato poiché la scadenza regolare della legislatura è questo luglio.

mercoledì 30 novembre 2011

Cresce l’interesse cinese per il mercato balcanico, specie per l’energetico

Proprio mentre la crisi degli ultimi anni ha frenato considerevolmente il flusso di capitali occidentali sul mercato balcanico, si sta sempre più rendendo evidente l’attenzione degli investitori cinesi per il sistema economico/produttivo dell’area sud-est europea. Alla luce delle immediate necessità finanziarie di questi paesi a sostegno della loro crescita e (Grecia esclusa) del loro processo di transizione tuttora in atto, i vari governi hanno subito espresso un netto favore per una simile iniziativa, anche alla luce dei risultati provenienti dal principale investimento cinese degli ultimi anni nella regione, come nel caso dell’acquisizione del porto del Pireo e degli impegni già siglati con la Serbia, la Romania e la Bulgaria.
In questo momento, dopo aver in precedenza sostenuto soprattutto lo sviluppo del settore commerciale - non solo per la domanda territoriale ma anche quale testa di ponte per il mercato europeo, un particolare interesse si è ora rivolto al settore energetico, tenuto conto del processo settoriale di privatizzazione in atto in alcuni paesi (è il caso della Serbia) e dell’attenzione che Pechino starebbe dedicando allo sviluppo della centrale nucleare romena di Cernavoda, rafforzando sostanzialmente il volume di IDE cinesi nella regione, attualmente ancora piuttosto limitato.

giovedì 20 ottobre 2011

I paesi est europei adotteranno le norme UE per l'energia

Il 6 ottobre, i paesi sud-est europei contraenti del trattato della Comunità dell'energia Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Serbia piu' Moldova e  Ucraina, nel corso di una riunione del Consiglio ministeriale della Comunità dell'energia svoltosi a Chisinau, hanno deciso di adottare a partire dal 2015 i regolamenti UE inclusi nel cosiddetto "terzo pacchetto energia". I regolamenti prevedono in particolare  la separazione della produzione (estrazione), del trasporto e della distribuzione di gas ed energia elettrica, imponendo maggiori competenze e l'indipendenza delle authorities di regolamentazione del settore nonche' una maggiore tutela dei diritti dei consumatori. I regolamenti comunitari  definiscono inoltre le norme di accesso alle infrastrutture e al trasporto di prodotti energetici da parte di terze parti e norme che definiscono le regole del mercato e della libera concorrenza nel settore impedendo il rischio di monopoli (queste norme entreranno in vigore nel 2017).



mercoledì 15 settembre 2010

Prossimo l'avvio dei lavori per il Nabucco

E' stata siglata una lettera d'intesa tra BERS, BEI, IFC e gli shareholders della società Nabucco spa, consistente nell'impegno a garantire sino a 4 miliardi di euro per la costruzione del progetto transbalcanico. Di questi, 2 sarebbero garantiti dalla BEI e 1,2 dalla BERS. L'atto rappresenta il via libera alla realizzazione dell'oleodotto dal Mar Nero all'Europa centrale che dovrebbe garantire circa 30 milioni di tonnellate di petrolio all'anno al mercato UE, affamato di risorse energetiche, e, allo stesso tempo, permettere una diversificazione delle forniture di idrocarburi, ora fortemente sbilanciate e per lo più provenienti dalla Russia. i lavori, previsti dalla fine del 2011, dovrebbero completarsi dopo appena 4 anni. SEmpre che non sorgano nuovi intoppi, legati alla contemporanea realizzazione dell'oleodotto South Stream, fortemente sostenuto (e finanziato) da Mosca.

venerdì 5 marzo 2010

International Desk per il Sud-Est Europa a Gorizia

L'8 e il 9 marzo prossimi si svolge a Gorizia l'International Desk per il Sud-Est Europa al quale parteciperanno una decsna di delegazioni diplomatiche dai paesi dell'area interessata. Presenza del governo italiano ad alto livello (Frattini ?). Si tratta di un forum internazionale in cui si vuole fare il punto delle attivita' dell'Italia in questa regione e di definire alcuni obiettivi prioritari della nostra politica estera.
Con l'occasione sono previsti dei tavoli tecnici/tematici relativi a energia, trasporti e finanza.
IO ci saro'.

lunedì 22 febbraio 2010

Roma dispiega la sua politica energetica verso i Balcani

Sta prendendo piede cio' che e' gia' stata da piu' parti definita la nascita di un "imperialismo energetico" italiano nei Balcani. Se sinora il nostro paese aveva mantenuto una posizione piuttosto defilata in questo settore, ergendosi in primo piano solo nell'intervento della realizzazione della centrale nucleare romena di Cernavoda, negli ultimi anni l'attenzione si e' progressivamente ampliata alle centrali termiche bulgare, a nuove interconnesisoni sottomarine con Croazia e Bosnia Erzegovina, al supporto all'impegno per la realizzazione del gasdotto South Stream.... oltre un centinaio di progetti che l'Italia ha definito con i governi della regione.
Di recente, dopo l'accordo con l'Albania per la produzione di energia solare, l'interconnesisone delle reti e l'ipotesi di sviluppo comune del nucleare (centrale nucleare realizzata dall'Italia sul suolo albanese - Durazzo ?? - destinata a soddisfare il nostro fabbisogno - una sorta di "delocalizzazione" anche del nucleare), il governo italiano ha avviato un'analoga collaborazione anche con il Montenegro. In particolare, Roma punta a un'interconnessione energetica anche con questo paese con l'obiettivo di importare energia elettrica prodotta nel bacino balcanico (quindi proveniente anche da altri paesi del SEE), giustificando quindi l'attuale impegno a supporto dello sviluppo settoriale anche in Serbia e Republika Srpska (sfruttamento idroelettrico di fiumi).

sabato 20 febbraio 2010

Nuovo percorso del South Stream? Bulgaria esclusa

Permangono le difficolta' nel coinvolgimento della Bulgaria nel progetto del gasdotto South Stream promosso dalla Russia. Il governo di Borisov intenderebbe ritrattare la sua partecipazione, allineandosi a quelli che vedono con preoccupazione la realizzazione di una simile condotta controllata da Mosca, optando piuttosto per un suo maggiore coinvogimento nella realizzazione dell'oleodotto Nabucco, ufficialmente sostenuto da Bruxelles, seppur il suo progetto sia allo stato attuale piu' problematico. Inoltre, le richieste avanzate da Sofia (un suo maggiore coinvolgimento nell'opera, maggiori royalties) sembra abbiano portato la Russia a ipotizzare nuovi scenari e un nuovo percorso del gasdotto attraverso la Romania (molto piu' disponibile, pur essendo anch'essa guidata da un governo di centro-destra), con un possibile terminal a Constanta.

mercoledì 13 gennaio 2010

La Russia diversifica le forniture di petrolio puntando ai mercati asiatici

Mentre l’Europa si preoccupa di quanto il problema energetico possa influire sulle relazioni con Mosca, la Russia diversifica i suoi interessi di principale fornitore mondiale di idrocarburi. A fine 2009 è stata inaugurata la prima sezione dell’oleodotto di quasi 5.000 chilometri (dal costo complessivo di oltre 12 miliardi di dollari) che porterà il greggio russo sino al terminal di Kozmino, vicino alla città di Nahodka, sul Pacifico. In questo modo la Russia potrà offrire forniture al mercato asiatico (in primis alla Cina, con la quale Mosca ha già siglato un accordo per la fornitura iniziale di 300 mila barili di greggio al giorno per i prossimi 20 anni in cambio della partecipazione finanziaria all’opera), sganciandosi dall’attuale forte dipendenza dall’Europa quale principale acquirente. Allo stesso tempo, l’elevata portata dell’oleodotto (1,6 milioni di barili al giorno), che dovrebbe entrare in piena funzione entro il 2020, determinerà un elevato incremento della domanda che porterà anche allo sviluppo di nuovi campi estrattivi in Siberia.

venerdì 20 novembre 2009

Anche la Slovenia si accorda con Mosca per South Stream

Siglato l'accordo tra Slovenia e Russia per la realizzazione sul terriotrio sloveno di parete del gasdotto South Stream che attraverso i Balcani dovrebbe rifornire gas al mercato europeo. La firma è stata apposta dai politici sloveni nonostanmte le forti pressioni degli ambienti comunitari contrari alla realizzazione di questo progetto russo e favorevole invece al progetto Nabucco, di simile funzione e percorso ma che dovrebbe trasportare gas caucasico e non russo. Di fatto, sta vincendo la scelta di Mosca di coinvolgere i paesi del Sud-Est Europa nella costruzione di questo pipeline che passerebbe sotto il Mar Nero, permettendo a Mosca di evitare l'attuale percoirso obbligato attraverso l'Ucraina, con tutte le problematiche sorte negli ultimi anni in termini di garanzia di approvvigionamento. Per Bruxelles, invece, rischia di essere una sconfitta nel suo programmato tentativo di sganciarsi dall'attuale dipendenza e di reperire fonti energetiche alternative all'offerta russa, ora predominante.

martedì 22 settembre 2009

Anche i francesi entrano in South Stream

Secondo indiscrezioni russe (non casuali), anche i francesi entrano in South Stream. Dopo essere stati penalizzati nel progetto del pipeline Nabucco per la netta opposizione della Turchia, sorta di ritorsione per la posizione di Parigi sul problema armeno (approvazione della legge sul genocidio armeno del gennaio 2001), ora è imminente la firma del memorandum d'intesa che permetterà alla Francia di acquisire una quota del 10% nella società italo-russa South Stream che realizzerà l'oleodotto destinato a portare il gas russo in Europa attraverso il Mar Nero (con una condotta sottomarina di 900 km) e i Balcani, in aperta concorrenza con il progetto sponsorizzato da Bruxelles, il Nabucco appunto. In questo modo, EDF si aggiunge all'italiana ENI quale nuovo partner europeo di Gazprom; le conseguenze per il sistema energetico francese sono indubbie, poiché con quest'impegno la Francia beneficerà di un maggiore coinvolgimento nei piani di sviluppo energetico russo, con Gaz de France Suez che acquisirà una quota nella società che realizzerà Nord Stream (la condotta sottomarina nel Mar Baltico che porterà il gas russo in Germania), mentre Total parteciperà all'estrazione di gas a Stokman, in Siberia. La decisione francese è destinata a rafforzare la credibilità del progetto South Stream, osteggiato dall'UE e, allo stesso tempo, ad indebolire il progetto Nabucco, sostenuto dall'Unione europea ma alle prese con crescenti difficoltà realizzative e di garanzia di regolari forniture di gas caucasico e centro-asiatico.

martedì 14 luglio 2009

Le scelte energetiche europee (1)

L'Europa ha sete di energia. E' un dato incontestabile. Ma quali sono allo stato attuale le soluzioni percorribili? si ha la netta impressione che coloro che dovrebbero decidere le strategie annaspano soffocati dagli interessi nazionali, poco o scarsamente in linea con le priorita' europee. La politica energetica europea e’ ancor oggi poco piu’ di una chimera, i passi compiuti paiono quelli di una tartaruga - se confrontati con altre tematiche, e anche qualora si sia (faticosamente) giunto a un qualche accordo comune, le eventuali normative comunitarie adottate incontrano notevoli difficolta’ nella loro attuazione.

Oggettivamente, l’UE e’ fortemente dipendente dalle forniture esterne, ed ancor di piu’ lo sara’ nei prossimi anni, tenuto conto della forte crescita della domanda interna, specie di petrolio e gas naturale. Piu’ discutibile e’ la politica legata a certe strategie forse troppo vincolate alla diplomazia estera: sembra un paradosso ritenere una garanzia la dipendenza dalla fornitura di petrolio dall’area medio-orientale e una potenziale minaccia quella dal gas proveniente dalla Russia, proprio mentre si certa di coinvolgere questo paese in forme piu’ strette di cooperazione.