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venerdì 4 giugno 2021

Serbia, un potenziale attore regionale nei Balcani leader per gli investimenti esteri

Come rileva la EIU in un report appena pubblicato, nel corso del 2020 gli investimenti diretti esteri (IDE) in Serbia hanno evidenziato un rallentamento, risultato tuttavia di gran lunga inferiore alla media regionale, e i flussi sono rimasti consistenti. I paesi dell'Unione europea si sono confermati come fonte principale, seguiti dalla Cina. La performance positiva è continuata quest'anno, con gli IDE in crescita del 20% nel primo trimestre. In relazione alle dimensioni della sua economia, la Serbia è una delle destinazioni più popolari per gli IDE in Europa e si sta affermando come hub regionale per l'industria automobilistica. I recenti sviluppi suggeriscono che la Serbia sta diversificando sempre più il suo ecosistema manifatturiero, il che potrebbe posizionarlo in maniera tale da poter rivendicare una quota maggiore di creazione di valore aggiunto nelle futureglobal supply chains.

venerdì 3 luglio 2015

Oltre 13 miliardi di euro destinati alle infrastrutture di trasporto

La Commissione europea ha indicato un piano ammontante a 13,1 miliardi di euro di investimenti dedicati alle infrastrutture di trasporto riguardante 276 progetti (vedi elenchi), per promuovere l'occupazione e la crescita, selezionati tra gli oltre 700 progetti presentati nell'ambito della prima gara CEF. Si ritiene che questi investimenti portino allo sblocco di investimenti pubblici aggiuntivi e co-finanziamenti privati per un importo complessivo di 28.8 miliardi di euro. 

lunedì 26 gennaio 2015

Pronti a investire sul collegamento ferroviario Capodistria-Trieste

Qualora ci fossero difficoltà o ritardi sul raddoppio della linea ferroviaria, il presidente dell'Autorità portuale di Koper/Capodistria Dragomir Matic' non esclude di puntare a finanziare il collegamento con Trieste, allo scopo di garantire un accesso alla rete ferroviaria slovena da Divaccia. E' quanto dichiarato all'inserto del Delo del sabato. In mancanza di un impegno dello stato sloveno, sarebbe questa una delle soluzioni per permettere lo sviluppo dei crescenti traffici dal porto e giustificare gli attuali investimenti alle infrastrutture. L'altra, sarebbe quella di puntare ancor di più al trasporto stradale.

venerdì 14 marzo 2014

In aumento gli investimenti esteri. Ma i paesi sviluppati fanno fatica a riprendersi

Secondo il report UNCTAD Global Investment Trend Monitor gli investimenti diretti esteri (IDE) globali sono aumentati dell' 11% nel 2013 a circa 1,46 miliardi di dollari contro i 1,32 del 2012, raggiungendo un livello pre-crisi.

I flussi di investimenti hanno interessato tutti i raggruppamenti economici. Per i paesi sviluppati la situazione è sulla via di un seppur lento miglioramento, con una crescita annua media del 12% (pari a 576 milioni di dollari). Ma con ancora evidenti differenziazioni; per esempio, rispetto al 2012, per la parte dell'area UE vi sono stati segnali positivi; e particolarmente forte è stato il flusso verso il  Giappone (+61%). Gli USA, invece, non sono ancora usciti dal declino.

Complessivamente, i flussi verso le economie sviluppate hanno raggiunto solamente  un livello pari al 44 % rispetto al 2007.

Netto l'incremento dei paesi in transizione (+45%), i cui flussi hanno rappresentato il 9% degli IDE globali.

giovedì 9 gennaio 2014

Persiste la crisi economica in Kosovo

Secondo un articolo pubblicato a fine anno da albinfo.ch e ripreso dal Courrier des Balkans, permane una situazione economica critica in Kosovo; l'economia di fatto ristagna (la crescita è stata di solo il 3%), il dieci per cento della popolazione vive in estrema povertà, mentre il tasso di disoccupazione supera il 30%. Gli investimenti esteri latitano e la bilancia dei conti correnti ne risente in maniera evidente.

Secondo l'articolo, continua a predominare l'economia sommersa che sostiene il mercato nero e il contrabbando, tutte attività che favoriscono il crimine organizzato.

Un altro elemento preoccupante è dato dal crescente numero di imprese che interrompono la propria attività conseguenza del crollo della domanda interna.



lunedì 23 settembre 2013

Nuovi mercati energetici per la Russia. Mosca quarda a Est

La Russia sta sempre più  orientandosi verso nuovi mercati. Le sue forniture energetiche non avranno più come obiettivo prioritario l'Europa (e l'UE in particolare), bensì il mondo asiatico. Oilprice.com annuncia con enfasi come l'alternativa sia andata delineandosi durante i recenti colloqui svoltisi a Mosca tra i rappresentanti russi di Gazprom e Novatek e quelli della China National Petroleum Company e oil & gas (CNPC). Ne e' derivato un accordo per la vendita di risorse siberiane di greggio e gas al mercato cinese. Il vantaggio per Mosca sta negli ampi investimenti che Pechino ha avviato con il nuovo programma di diversificazione energetica che favorira' l'importazione di combustibili dalla Russia. Parte di questi investimenti rappresentano acquisizioni di quote della stessa societa' russa Novalek che possiede i pozzi della regione di Yamal dai quali verra' estratto il gas destinato alla Cina.

Manca solamente l'accordo sul prezzo dei combustibili fossili, un elemento che desta preoccupazione nei mercati occidentali, poiché  un accordo di favore tra le due parti (russa e cinese) finirebbe inevitabilmente con l'avere conseguenze sul mercato internazionale degli idrocarburi.




(c) http://oilprice.com


La firma di questo accordo può essere la risposta all'adozione da parte UE nel 2009 del Terzo pacchetto legislativo sull'energia (Third Energy Package”) che aveva cercato di porre un freno allo squilibrio energetico esistente tra domanda interna UE e offerta russa in termini energetici (Mosca e' il principale fornitore di gas), introducendo delle misure politiche a danno delle imprese energetiche russe.

venerdì 19 luglio 2013

L'ILO vede ancora nero per il mercato del lavoro in Italia

Tutto il pessimismo dell'ILO sulla situazione del mercato del lavoro in Italia in Rapporto sul mondo del lavoro 2013: Scenario Italia. Il Report - che è parte componente del più ampio World of Work Report 2013 uscito a giugno che analizza la situazione occupazionale mondiale cinque anni dopo l'inizio della crisi finanziaria globale - non lascia dubbi: troppi i fattori penalizzanti, e troppo pesanti. La ripresa resta lontana. A sostenerla, lo studio suggerisce una minore attenzione per il risanamento fiscale e la riduzione dei costi unitari della manodopera e invece un maggiore accento su misure a sostegno dell’investimento e dell’innovazione

domenica 14 luglio 2013

Accordo UE e settore industriale europeo per investire nella ricerca e innovazione

La Commissione europea (CE) e l'industria europea investiranno più di 22 miliardi di euro nei prossimi 7 anni per favorire l'innovazione nei settori che creano posti di lavoro di elevata qualità. La maggior parte degli investimenti sarà destinata a partenariati pubblico-privato nei campi dei medicinali innovativi, dell'aeronautica, delle bio-industrie, delle celle a combustibile e idrogeno e dell’elettronica.

Questi partenariati di ricerca hanno l’obiettivo di dare slancio alla competitività dell’industria dell’UE in settori che già procurano oltre 4 milioni di posti di lavoro e permetteranno di trovare soluzioni alle importanti sfide che deve affrontare la società e alle quali il mercato da solo non offre risposte abbastanza rapide, quali la riduzione delle emissioni di carbonio o lo sviluppo di antibiotici di nuova generazione. Il pacchetto propone inoltre di estendere un'iniziativa per mettere assieme investimenti in ricerca e innovazione nella gestione del traffico aereo, a sostegno del Cielo unico europeo.

Nel complesso, grazie ad investimenti per 8 miliardi di euro proposti sulla base del prossimo programma UE di ricerca e innovazione (Orizzonte 2020), saranno garantiti circa 10 miliardi di euro da parte dell'industria e quasi 4 miliardi di euro da parte degli Stati membri dell'UE.

I cinque partenariati pubblico-privato, denominati Iniziative tecnologiche congiunte (ITC) sono:

Medicinali innovativi 2 (IMI2), finalizzato allo sviluppo di vaccini, medicinali e terapie di nuova generazione, tra cui nuovi antibiotici (link alla scheda informativa); Celle a combustibile e idrogeno 2 (FCH2), finalizzato ad estendere l'uso di tecnologie pulite ed efficienti nei settori dei trasporti, dell'industria e dell'energia; Clean Sky 2 (CS2), finalizzato alla progettazione di aeromobili meno inquinanti e più silenziosi, con emissioni di CO2 notevolmente ridotte; Bio-industrie (BBI), finalizzato all'uso di risorse naturali rinnovabili e di tecnologie innovative per ottenere prodotti di consumo più ecologici; Componenti e sistemi elettronici (ECSEL), finalizzato alla promozione delle capacità di produzione dell’Europa in campo elettronico.


martedì 19 giugno 2012

Secondo uno studio Bloomberg per l'UNEP - Le rinnovabili tra record e futuro incerto


United Nations Environment Programme logoL'appena pubblicato Report UNEP (United Nations Environment Programme) realizzato da Bloomberg New Energy Finance “Global Trends in Renewable Energy Investments” sullo stato del settore delle energie rinnovabili evidenzia come, nonostante la crisi finanziaria e un difficile processo di transizione del sistema energetico, il 2011 è stato un anno record per gli investimenti nell'energia pulita (257 miliardi di dollari), con un valore ben 6 volte superiore a quello del 2004 e pari al doppio del 2007, ultimo anno pre-crisi.

Secondo lo studio, il 44% della nuova potenza elettrica installata l'anno scorso proviene dalle rinnovabili; nel 2010  era stata il 34%, nel 2004 il 10,3%. Attualmente il sistema delle rinnovabili forniscono il 6% dell'elettricità mondiale, con un importante incremento sul 2010, quando il contributo era stato del 5,1%.
Nel 2011, a trainare la crescita degli investimenti nel rinnovabile è stato il solare, che per la prima volta supera nettamente l'eolico. Il settore è cresciuto del 52% attirando 147 miliardi di investimenti, circa il doppio rispetto all'eolico che con 84 miliardi è sceso del 12% rispetto al 2010. Il 35% degli investimenti in fonti pulite è venuto dai paesi in via di sviluppo (in primis la Cina, seguita dall'India ), e il 65% da quelli sviluppati (Stati Uniti).
Secondo lo studio, i volumi di crescita sono stati raggiunti nonostante la drastica contrazione dei prezzi dei moduli fotovoltaici (del 50%) e delle turbine eoliche (10%).

Secondo le conclusioni, tuttavia, le prospettive non sono del tutto rosee; prevale, infatti, anche alla luce delle difficoltà incontrate dal sistema economico globale e dal conseguente rallentamento della crescita e rischio di contrazione degli investimenti, una forte incertezza delle politiche incentivanti e di supporto sia da parte dei singoli paesi che dell'UE, che pongono seri dubbi circa la possibilità delle energie rinnovabili di poter ridurre il livello delle emissioni globali entro il 2020.

giovedì 10 maggio 2012

Quadro degli Strumenti BEI

Questo è un quadro succinto degli strumenti offerti dalla BEI - Banca europea per gli investimenti  JEREMY, JESSICA, JASPER, JASMINE ed ELENA a supporto di investimenti e/o assistenza tecnica, realizzato nell'aprile 2012. 

mercoledì 30 novembre 2011

Cresce l’interesse cinese per il mercato balcanico, specie per l’energetico

Proprio mentre la crisi degli ultimi anni ha frenato considerevolmente il flusso di capitali occidentali sul mercato balcanico, si sta sempre più rendendo evidente l’attenzione degli investitori cinesi per il sistema economico/produttivo dell’area sud-est europea. Alla luce delle immediate necessità finanziarie di questi paesi a sostegno della loro crescita e (Grecia esclusa) del loro processo di transizione tuttora in atto, i vari governi hanno subito espresso un netto favore per una simile iniziativa, anche alla luce dei risultati provenienti dal principale investimento cinese degli ultimi anni nella regione, come nel caso dell’acquisizione del porto del Pireo e degli impegni già siglati con la Serbia, la Romania e la Bulgaria.
In questo momento, dopo aver in precedenza sostenuto soprattutto lo sviluppo del settore commerciale - non solo per la domanda territoriale ma anche quale testa di ponte per il mercato europeo, un particolare interesse si è ora rivolto al settore energetico, tenuto conto del processo settoriale di privatizzazione in atto in alcuni paesi (è il caso della Serbia) e dell’attenzione che Pechino starebbe dedicando allo sviluppo della centrale nucleare romena di Cernavoda, rafforzando sostanzialmente il volume di IDE cinesi nella regione, attualmente ancora piuttosto limitato.

giovedì 20 ottobre 2011

La crisi ellenica e i Balcani


Diversi paesi dell'area balcanica trattengono tradizionali forti rapporti con la Grecia; con la crisi scoppiata in questo paese ne risentono pesantemente, complicando le possibilita' di una rapida ripresa economica che, dopo la flessione del 2010, secondo le piu' ottimistiche opinioni, nel 2011 potrebbe al massimo raggiungere i 2,5/3,5 punti percentuali (dato regionale) qualora adottate le misure suggerite dalle organizzazioni finanziarie internazionali.
Per Bulgaria, Montenegro e (soprattutto) Macedonia e Albania,i rapporti commerciali  con la Grecia sono rilevanti, andando a incidere per oltre il 10% delle esportazioni. Per Macedonia, Serbia e Bulgaria poi, la crisi ellenica significa anche una brusca contrazione nel flusso degli investimenti esteri, un fattore critico se si pensa he la Grecia in questi paesi e' tra i principali investitori (per valore investito) e in Macedonia e' persino il primo. C'e', ancora, il problema delle rimesse, in alcune aree depresse determinanti per la sopravvivenza di interi nuclei familiari, che interessa soprattutto l'Albania se si considera che due terzi degli immigrati in Grecia provengono da questo paese.
Ma forse l'elemento di maggiore crisi e' il ruolo finanziario che la Grecia ha in questa regione, attraverso la presenza delle sue filiali e l'avvenuta acquisizione negli scorsi anni di importanti quote del mercato bancario. Il sistema bancario ellenico controlla infatti oltre il 20% del mercato balcanico, una quota che in alcuni paesi sale sostanzialmente (Macedonia, Bulgaria, Romania). Cio' pone una forte incognita, sebbne le banche greche abbiano sinora tutte negata l'intenzione di ritiro da questa mercato. Di certo pero', almeno nel breve e medio termine, attueranno nuovi investimenti.

venerdì 6 agosto 2010

La Fiat delocalizza in Serbia? "nema problema"... o no?

La Fiat delocalizza in Serbia? Nessuna sorpresa, lo sta facendo da decenni, alla ricerca di mercati meno costosi (Brasile, Polonia e Serbia, appunto), e del beneficio di aiuti e agevolazioni statali. Piuttosto, sarebbe da valutare se questa operazione rientra nella politica auspicata dal sistema economico/produttivo nazionale; sono ormai mesi che si ripetono convegni in cui esponenti di governo e delle associazioni di imprenditori auspicano nuove soluzioni per il rilancio dell'economia, puntando a un nuovo concetto di internazionalizzazione che preveda cooperazione produttiva, investimenti di capitale e di know-how, ICT, più attenzione alla produttività.... e allora, come la mettiamo con le scelte Fiat? Niente di nuovo sul fronte orientale, per l'azienda torinese....

giovedì 3 giugno 2010

Rapporto La Cina nel 2010. Scenari e prospettive per le imprese

In occasione della missione commerciale italiana in Cina di questi giorni, la Fondazione Italia-Cina ha messo online sul sito del CorSera il rapporto annuale 2010 del CESIF "La Cina nel 2010. SCENARI E PROSPETTIVE PER LE IMPRESE" che ci spiega le ragioni del potenziale mercato cinese, perché dovremmo investire di più in Cina, come recuperare il gap rispetto agli altri paesi occidentali, senza dimenticare i potenziali flussi cinesi di persone e merci che potrebbero interessare l'Italia (qundi non solo commercio e industria, ma anche turismo).

mercoledì 24 febbraio 2010

Boniciolli "scopre" che la politica frena il porto di Trieste

Finalmente l'ha detto, quasi sia stato un atto di coraggio (intervista a Boniciolli al Piccolo di Trieste). Quando invece si sa che purtroppo da sempre la sorte del porto di Trieste e' legata alla politica locale (e non solo) e che del futuro economico/commerciale del porto interessa ben poco. Adesso e' gia' partita la lotta alla poltrona di Boniciolli. Programmi? macche'; idee nuove: quali ? ...... i soli nomi fanno crescere la preoccupazione.
Intanto la struttura portuale sprofonda nell'inutilita', sono congelati i progetti di sviluppo e ampliamento (investimenti? solo sulla carta), mentre i concorrenti corrono e gli operatori se ne vanno altrove. E anche quando, come recentemente, privati (leggi UniCredit) si affacciano con chiari propositi di intervento (e risorse pronte) sul sistema portuale triestino-monfalconese, ecco subito la mano politica che si allunga anche da Venezia (e si sa che quell'ambiente "pesa"...) per chiedere la sua parte....

martedì 22 dicembre 2009

Prosegue il disimpegno BERS nell'Est Europa

La compagnia assicurativa francese Axa acquista per 147 milioni di euro le partecipazioni minoritarie detenute dalla BERS nelle sue filiali ceca, polacca e ungherese, per un valore di circa 147 milioni di euro. Si tratta del processo di progressivo disimpegno dell'istituzione finanziaria europea da questi mercati est europei, avviato sin dal 2007 con la Repubblica ceca a seguito della valutazione dell'elevato livello di transizione raggiunto dal paese, a favore di un impegno riorientato verso altri mercati (Balcani, area CSI).