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domenica 6 luglio 2014

Nuovo accordo commerciale tra la Russia e la Transnistria

La Russia ha siglato un nuovo pacchetto di accordi commerciali con la Transnistria, stato  nato nel 1990 dalla scissione unilaterale dalla Repubblica di Moldova e attualmente non riconosciuta dai paesi ONU. Si tratta di una risposta alla scelta della Moldova di firmare, assieme a Ucraina e Georgia,  l'accordo di associazione con Bruxelles a fine giugno. 

L'accordo commerciale bilaterale russo - transnistro dovrebbe riguardare la produzione industriale, l'agricoltura, il commercio e i trasporti, andando a incidere negativamente sull'export del piccolo paese verso i mercati occidentali (principalmente acciaio e tessili) e rafforzando ulteriormente i vincoli economici che già ora Tiraspol ha con Mosca.






martedì 4 dicembre 2012

La Transdnistria sempre più stretta a Mosca

A fine novembre il  leader della provincia secessionista della Transdnistria Evgenij Shevchuk ha pubblicizzato un documento contenente le nuove linee-guida della politica estera di Tiraspol. L'atto lascia poche speranze alla possibilità di un "nuovo corso" nella provincia dopo la fine del regime di Smirnov e l'elezione a novembre 2011 di Shevchuk e le dichiarazioni di quest'ultimo che avevano fatto sperare in una prossima soluzione del conflitto moldavo.
Il documento presenta elementi caratterizzanti una piena integrazione economica, culturale e politica con l'Unione doganale con Russia, Belorussia e Kazakistan, e in futuro con l'Unione eurasiatica. La stessa Russia è espressamente indicata quale partner privilegiato, con la quale andrà rafforzata anche la cooperazione militare. Meno enfasi invece per le relazioni con la Repubblica di Moldova, per la quale si esprime l’obiettivo di garantire “rapporti amichevoli tra i due paesi, la sicurezza e la tutela generale degli interessi dei cittadini”. Il documento riafferma come ogni soluzione della disputa con Chisinau dovrà essere raggiunta nell’ambito delle trattative svolte dal gruppo 5+2 (Moldova e Transdnistria, quali parti in causa, e l'UE, l'OSCE, l'Ucraina, la Russia e gli USA in qualità di osservatori), ma sempre tenendo conto dello stato di indipendenza della Transdnistria.

lunedì 4 giugno 2012

A luglio ripresa dei negoziati sul futuro della Transnistria

Si sta avvicinando il nuovo appuntamento dei negoziati sul futuro della Transnistria. A luglio, infatti, si ritroveranno a Vienna attorno allo stesso tavolo i rappresentanti di Moldova e Transnistria quali parti in causa, i moderatori (OSCE, Russia, Ucraina) e gli osservatori (UE e Stati Uniti). Moderate paiono al momento le attese, dopo la delusione della fase precedente che, dopo un nulla di fatto, ha visto un congelamento dei negoziati per ben sei anni. Un iter rilanciato lo scorso novembre 2011, cui ha fatto seguito ad aprile un accordo relativo ai principi e alle procedure da seguire nei negoziati.
Nel frattempo in Transnistria è venuto meno il regime di Smirnov che durava dalla proclamazione dell'indipendenza e la Moldova ha evidenziato una progressiva stabilizzazione politica con la recente elezione del nuovo presidente della repubblica dopo alcuni anni di impasse.
Difficile che si giunga facilmente a una soluzione definitiva, vista anche l'intenzione russa di confermare la sua presenza militare nella provincia secessionista in termini di peace-keeping; tuttavia, alla luce di quanto avvenuto in precedenza, anche un proseguimento di un dialogo potrebbe rappresentare un passo avanti.

lunedì 26 dicembre 2011

Shevchuk stravince in Transnistria. Aria di cambiamento ?

Dopo aver contribuito all'eliminazione dal gioco elettorale di Smirnov, Shevchuk avrebbe sonoramente sconfitto l'antagonista Kaminsky, appoggiato da Mosca. Le preferenze degli elettori per Shevchuk sfiorerebbero il 75%. Il nuovo presidente della provincia secessionista e' l'ex portavoce del parlamento transnistriano, con sede a Tiraspol.
Il voto pare sia stato regolare.
Forse ora si potra' nuovamente riavviare un serio dialogo per il futuro della provincia, che non veda quale unica soluzione la sua piena indipendenza, come sostenuta da Smirnov per 20 anni. La posizione di Mosca ne esce comunque indebolita, e nel prossimo meeting 5+2 di febbraio si potra' riconsiderare i rapporti bilaterali tra Moldova e Transnistria.

giovedì 22 dicembre 2011

Elezioni presidenziali in Transnistria: qualcosa si muove ...


I risultati del recente voto per il rinnovo della carica presidenziale nella non-riconosciuta Transnistria evidenziano un esito di certo inatteso, che pare abbia persino sorpreso Mosca, che in tutti questi anni è sempre stato un attento controllore di questa provincia secessionista.
Infatti, i risultati, pubblicati dalla Commissione elettorale di Tiraspol solo dopo due giorni di totale silenzio, avevano fatto sorgere qualche sospetto nella direzione di una flebile certezza circa la regolarità del voto. Invece, come anche ammesso dall’OSCE, l’iter elettorale pare essersi solto regolarmente. Con risultati, come si diceva, inattesi.
Il leader Smirnov, che si ricandidava per la quinta volta, forse troppo sicuro del suo controllo sull’intero paese e del regime instaurato sin dal 1992, anno della proclamata indipendenza, si è ritrovato superato nelle preferenze da due candidati: sia dal candidato supportato da Mosca, Anatoly Kaminski (26,5% dei voti) - che all'inizio pareva il solo in grado di poter disturbare un nuovo successo di Smirnov - che dall’outsider Evgheni Sevciuk (38,5%) ex presidente del Soviet Supremo (il parlamento della provincia), lasciando Smirnov con nemmeno il 25% delle preferenze. A una prima analisi, si può suppore che sul voto hanno essenzialmente pesato la scelta dei giovani elettori e abbiano contribuito in maniera forte le crescenti difficoltà economiche in cui si è ritrovata la popolazione, stanca di dover subire clientelismi e corruzione. Oltre che alla carenza di libertà e di diritti politici.
Al momento, Smirnov non ha riconosciuto il risultato, adducendo il ripetersi di brogli a suo danno e richiedendo il ripetersi del voto. Di certo, il suo margine di movimento appare molto limitato, non più sostenuto dalla Russia; è probabile che egli se ne sia già reso conto e ciò abbia frenato ogni possibile reazione violenta. Smirnov potrebbe essere indotto alla ricerca di una uscita onorevole dalla politica, anche se ciò appare alquanto problematico visto il suo controllo non solo del sistema poliziesco e di sicurezza della provincia ma, grazie ad amici fidati e familiari, anche di quello sistema economico transnistriano, che gli ha permesso la sopravvivenza del suo regime. Non si esclude quindi il rischio di tensioni nel breve, con la possibilità di uno sgretolamento del suo regime conseguente al voto popolare, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire.
Di certo, anche con la nomina di Sevciuk alla presidenza rimane ardua la speranza di una soluzione del problema della provincia secessionista, tenuto anche in conto della sua formazione ideologica (Sevciuk è a tutti gli effetti un membro del partito comunista). Si può comunque sperare in un miglioramento dei rapporti regionali - specie con la Moldova - e la ripresa delle trattative (gli incontri sono previsti a febbraio 2012) che potrebbe rappresentare un elemento di rilievo. Non va tuttavia scordata la presenza della 14a armata russa sul suo territorio, deterrente molto forte.

martedì 6 dicembre 2011

La Russia spinge al cambiamento in Transnistria

Secondo una recente analisi del Centre for Eastern Studies (OSW) Mosca starebbe attuando forti pressioni affinché l'attuale presidente della Transnistria Igor Smirnov ritiri la sua candidatura alle prossime presidenziali dell'11 dicembre (sarebbe la 4a volta, dal 1990). Una prima indicazione in tal senso è stata espressa da un alto funzionario della presidenza russa ancora a ottobre, seguita da una campagna politica dei media russi proprio contro Smirnov. Forse non del tutto casuale anche la causa penale avviata a fine dello stesso mese dalla giustizia russa contro il figlio di Smirnov, con l'accusa di appropriazione indebita di finanziamenti provenienti da Mosca. Successivamente, il governo russo attraverso le parole dello stesso Putin ha espresso il suo favore per un altro dei candidati  alle elezioni, Anatoly Kaminsky, attuale portavoce del parlamento e capo del partito Obnovlenie (Rinnovamento) (anch'esso apertamente filo-russo), ricevendo anche garanzia di un aiuto economico al paese. Dopo vent'anni, quindi, Mosca si appresta a favorire il cambio di guida a Tiraspol, allo scopo di attenuare il livello di tensione esistente da anni ormai nell'area e di conservare il controllo sulla regione. In attesa di una ancor lontana soluzione del problema della provincia separatista.

giovedì 4 marzo 2010

Moldova-Transdnistria: si riparte?

Ripartono i contatti tra la Moldova e la Transdnistria. O perlomeno, riprendono a parlarsi, dopo le aperture fatte dal nuovo esecutivo moldavo di Chisinau e la dichiarata disponibilita' della controparte secessionista. Siamo ancora lontano dal riavvio di una trattativa per la soluzione del problema, nell'ambito del processo 5+2 definito ormai diversi anni fa (con la partecipazione di attori internazionali). Allo stesso tempo, il Consiglio d'Europa ha dato il via ai negoziati per un accordo di associazione con la Moldova e ha congelato per sei mesi le misure restrittive che colpivano la leadership transdnistriana, impedendole di entrare sul territorio UE. Rinascono dunque le flebili speranze per una stabilizzazione dell'area e l'ipotesi di una riunificazione (da individuare la base istituzionale) dei due paesi, sola soluzione all'attuale stato che vede attualmente un'entita' (la Transdnistria) non riconosciuta a livello internazionale se non da Mosca.