Il mio vuole essere un contributo alle dinamiche in atto in Europa. Sviluppo, sostenibilità, rapporti EST-OVEST, integrazione, allargamento, multietnicità ... sono solo alcuni dei problemi che quotidianamente affrontiamo. Si tratta di farlo con logica, coerenza, per un futuro comune migliore.
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martedì 29 giugno 2010
Cresce la percezione della corruzione nei Balcani occidentali
Secondo un report della Gallup, presentato in occasione di un evento organizzato in collaborazione con il Fondo europeo per i Balcani, la percezione generale del fenomeno della corruzione da parte dell'opinione pubblica dei paesi della regione sud-est europea è in crescita, sia nel settore pubblico che privato. I dati, che si riferiscono a un rilevamento del 2009, evidenzia come oltre i due terzi degli intervistati considera la corruzione come "dilagante" e "diffusa" sia a livello di governo che di imprese produttive. La percezione della corruzione nel mondo degli affari è più elevata in Croazia (92%), in Serbia (91%) e in Bosnia Erzegovina (90%); una tendenza che si è accentuata negli ultimi anni in tutti i paesi tranne l'Albania e la Macedonia. La percezione della corruzione nel governo è più elevata in Kosovo (84%) e in Bosnia Erzegovina (81%), mentre il livello rimane basso in Montenegro (49%).
mercoledì 28 ottobre 2009
Quanto siamo europei? la conoscenza delle lingue
Una recente Survey Eurostat di fine settembre delinea, per l'Italia, un quadro particolarmente desolante per quanto riguarda le capacità linguistiche delle giovani generazioni (fa riferimento a studenti delle scuole di secondo grado). Ebbene, il 73,9% dichiara di conoscere solamente una lingua straniera (contro una media UE del 33,4%) e il 24,6% almeno due (UE: 60,1%). Una situazione assolutamente negativa (snza considerare l'effettivo livello di competnza linguistica), che ci colloca al terz'ultimo posto del ranking europeo, davanti solo alla Grecia ed alla Gran Bretagna (dove pare che, essendo i giovani di madre-lingua inglese, le altre lingue non servano...). I paesi nordici e persino quelli est -europei di nuova adesione, dove, oltre all'inglese, ormai lingua universale, si aggiungono altri idiomi (francese, tedesco, russo...), sembrano lontani anni luce.
Altrettanto negativa la seconda parte della survey, che interessa la competenza/conoscenza linguistica degli adulti (25-64 anni); anche qui gli italiani rivelano la loro scarsa dimestichezza con le lingue straniere: uno solo su tre ne parla una, uno su quattro dichiara di conoscerne almeno due, anche se in questo caso essi si collocano in linea con la media europea.
Altrettanto negativa la seconda parte della survey, che interessa la competenza/conoscenza linguistica degli adulti (25-64 anni); anche qui gli italiani rivelano la loro scarsa dimestichezza con le lingue straniere: uno solo su tre ne parla una, uno su quattro dichiara di conoscerne almeno due, anche se in questo caso essi si collocano in linea con la media europea.
lunedì 31 agosto 2009
I migranti. Oggi. E noi
Migranti: come li accogliamo? anzi, bisognerebbe dire come li trattiamo, poiché spesso vengono semplicemente ricacciati. Leggi approvate senza vergogna, iniziative che giudicare razziste è riduttivo. L'incapacità ad accettare il concetto che la società odierna, con la sua dinamica, è ormai a tutti gli effetti multietnica.
Una società - tra l'altro - che ormai ha ampiamente perso la sua specificità italiana, francese, tedesca o inglese, diventando semplicemente europea; il focus prioritario è quindi non più se accettare i flussi degli emigranti, ma come integrarli. E farlo quanto più in fretta e meglio, perché altrimenti sarà tutto il sistema sociale a risentirne ed a risultarne penalizzato.
E integrare significa accettare, condividere e comprendere le diversità. Un'accettazione mutua e reciproca, disposta al dialogo ed aperta alle differenze. E ancora, condivisione dei diritti, ma anche dei doveri; rispetto dell'altrui "essere".
Una società - tra l'altro - che ormai ha ampiamente perso la sua specificità italiana, francese, tedesca o inglese, diventando semplicemente europea; il focus prioritario è quindi non più se accettare i flussi degli emigranti, ma come integrarli. E farlo quanto più in fretta e meglio, perché altrimenti sarà tutto il sistema sociale a risentirne ed a risultarne penalizzato.
E integrare significa accettare, condividere e comprendere le diversità. Un'accettazione mutua e reciproca, disposta al dialogo ed aperta alle differenze. E ancora, condivisione dei diritti, ma anche dei doveri; rispetto dell'altrui "essere".
venerdì 24 luglio 2009
Energia rinnovabile. Sì ma come, e soprattutto dove?
Una notizia pubblicata dalla stampa nazionale su nuove forme di sistemi di produzione di energia eolica (dei "coni" al posto delle classiche pale) mi ha portato a uno scambio di considerazioni con un blog-nauta relativamente alle possibilità di giungere all'introduzione di energie alternative su larga scala. Questi ha asserito la rilevanza - fortemente limitativa - delle scelte fatte per lo più secondo il cosiddetto atteggiamento NIMBY (Not in my backyard => Sì, ma non nel mio giradino ...) posizioni purtroppo facilmente individuabili nella nostra società. Si è anche disposti all'innovazione nelle sue varie forme, ma purché venga attuata altrove. Ma così non si va da nessuna parte; è una non-scelta, peggio ancora di una scelta errata. Occorre educare la gente alle scelte comuni, in maniera oggettiva, abituarla a condividere opinioni e responsabilità in tutte le azioni quotidiane della società. Per altro verso, la nostra comunità deve compiere un passo decisivo in direzione di un approccio realmente olistico ed innovativo in termini di definizione dei parametri in cui operare: quadro normativo, sistema operativo, capacità tecnologiche, ecc.. In altri paesi lo stato attraverso i suoi eletti produce e realizza simili framework a supporto dello sviluppo della società. Ho in mente il riferimento all'esempio della cosiddetta compensazione ecologica (un tema su cui intendo tornare, vista l'importanza) che in Germania soprattutto (andare a vedere per credere alle disposizioni e alla normativa del Land bavarese), ma anche in altri paesi europei (Belgio ed Olanda in primis), oltre che negli USA, prevede di definire per legge l'obbligo di una compensazione materiale (quindi non monetaria) alla comunità per ogni intervento infrastrutturale (edifici, fabbriche, strade...) che prevede un qualsiasi "danno ambientale" con ripercussioni sociali. una scelta semplice, ma di grande portata sociale, con evidenti benefici per tutti. E' solo un esempio, ma serve ad indicare quale deve esser la direzione da seguire: quella di una com-partecipazione, non quella degli individualismi.
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