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giovedì 4 settembre 2014

La Moldova sarà collegata al network energetico UE

Con l'avvio dei lavori del gasdotto tra Iasi (Romania e Ungheni, la Moldova si appresta nei prossimi anni a ridurre la sua dipendenza energetica dal gas russo (attualmente il paese è interamente dipendente da Mosca). Per i 42 chilometri di pipeline della portata di 1 miliardo di mc l'anno che vedranno il paese collegato alla rete distributiva UE, la Moldova riuscirà ad approvvigionarsi in maniera diversa per circa un terzo dell'attuale fabbisogno nazionale. I costi dei lavori ammontano a 28 milioni di euro, di cui 7 mio ottenuti attraverso un prestito UE grazie al programma ENPI e 9 milioni donati dal governo romeno.

Esiste già anche il progetto per un prolungamento del gasdotto sino alla capitale Chisinau (130 km circa).

lunedì 10 febbraio 2014

Due referendum in Gagauzia riscaldano il quadro politico moldavo

Lo svolgimento lo scorso 2 febbraio di due referendum nella piccola provincia autonoma della Gagauzia, al sud della Moldova, ha surriscaldato il clima politico nel paese. Il primo, consultivo, sullo sviluppo dei rapporti esterni della Moldova (pro-Romania/UE o pro-Russia) e uno legislativo, sul diritto dei gagauzi all'autodeterminazione.

Sebbene entrambi siano stati dichiarati illegali dalla Corte di Comrat, la consultazione pubblica, che ha registrato un voto maggioritario favorevole alle richieste presentate (favore all'opzione di rapporti più stretti con Mosca e sì all'autodeterminazione), è stata considerata dal governo moldavo un tentativo di ostacolare l'iter che porterà il paese alla firma dell'accordo di associazione con l'UE se non addirittura una minaccia all'integrità del paese. Un rischio che andrebbe ad aggiungersi all'ancor mai risolto problema dell'altra provincia separatista, la Transnistria.

Ai referendum hanno partecipato 70 mila persone, pari al 70% degli aventi diritto della provincia.

mercoledì 27 novembre 2013

Vertice UE a Vilnius con i paesi del partenariato orientale

Oggi e domani si svolge a Vilnius, in Lituania, il terzo vertice del partenariato orientale (PO/EP) tra i capi di stato e di governo dei 28 Stati membri UE con quelli di Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina.

Il vertice rischia di essere fortemente depotenziato rispetto agli obiettivi iniziali, poiché dopo l'annuncio della scorsa settimana del governo del'Ucraina di non voler rinviare la firma l'accordo di associazione con l'Unione europea, forti pressioni interne stanno avendo luogo anche in Moldova affinché anche la sua leadership rinvii ogni decisione. Le proteste di piazza  svoltesi negli scorsi giorni sono state guidate dall'opposizione comunista (il partito comunista è all'opposizione dal 2009). 

Tuttavia, a differenza di quanto successo in Ucraina, queste manifestazioni paiono più rivolte contro l'attuale governo di Iuri Leanvca (accusato di malgoverno e di corruzione) e con richieste di ricorso al voto che contro un avvicinamento all'UE.


martedì 4 giugno 2013

Fine della crisi in Moldova. Ecco il nuovo governo nel segno della continuità

La fase di crisi politica in Moldova determinata a marzo dal voto di sfiducia al premier Vlad Filat si è conclusa con la nomina di un nuovo primo ministro con una larga fiducia (77 su 101 voti). Si tratta di Iurie Leanca, un suo alleato di maggioranza e di partito, e sino ad allora ministro degli esteri. Dopo la sfiducia aveva operato ad interim in qualità di premier.

La scelta si è avuta dopo un nuovo sollecito da parte del presidente della repubblica Nicolae Timofti affinché si giungesse a una soluzione che ponesse fine all'instabilità politica nel paese, allontanando definitivamente il rischio di nuove elezioni, invocate dall'opposizione del Partito comunista, partito di maggioranza relativa nel parlamento moldavo ma politicamente isolato.

Si può quindi considerare la sua elezione in linea con la continuità definita dal paese negli ultimi anni; una politica moderatamente filo-Unione europea, ma senza anche una particolare attenzione nei confronti della partnership russa ed ex-sovietica (in primis l'Ucraina). Comunque, tra le prime dichiarazioni di Leanca, vi è stata la conferma dell'intenzione di presentare a novembre la richiesta di siglare un accordo di associazione con l'UE.


martedì 4 dicembre 2012

La Transdnistria sempre più stretta a Mosca

A fine novembre il  leader della provincia secessionista della Transdnistria Evgenij Shevchuk ha pubblicizzato un documento contenente le nuove linee-guida della politica estera di Tiraspol. L'atto lascia poche speranze alla possibilità di un "nuovo corso" nella provincia dopo la fine del regime di Smirnov e l'elezione a novembre 2011 di Shevchuk e le dichiarazioni di quest'ultimo che avevano fatto sperare in una prossima soluzione del conflitto moldavo.
Il documento presenta elementi caratterizzanti una piena integrazione economica, culturale e politica con l'Unione doganale con Russia, Belorussia e Kazakistan, e in futuro con l'Unione eurasiatica. La stessa Russia è espressamente indicata quale partner privilegiato, con la quale andrà rafforzata anche la cooperazione militare. Meno enfasi invece per le relazioni con la Repubblica di Moldova, per la quale si esprime l’obiettivo di garantire “rapporti amichevoli tra i due paesi, la sicurezza e la tutela generale degli interessi dei cittadini”. Il documento riafferma come ogni soluzione della disputa con Chisinau dovrà essere raggiunta nell’ambito delle trattative svolte dal gruppo 5+2 (Moldova e Transdnistria, quali parti in causa, e l'UE, l'OSCE, l'Ucraina, la Russia e gli USA in qualità di osservatori), ma sempre tenendo conto dello stato di indipendenza della Transdnistria.

lunedì 4 giugno 2012

A luglio ripresa dei negoziati sul futuro della Transnistria

Si sta avvicinando il nuovo appuntamento dei negoziati sul futuro della Transnistria. A luglio, infatti, si ritroveranno a Vienna attorno allo stesso tavolo i rappresentanti di Moldova e Transnistria quali parti in causa, i moderatori (OSCE, Russia, Ucraina) e gli osservatori (UE e Stati Uniti). Moderate paiono al momento le attese, dopo la delusione della fase precedente che, dopo un nulla di fatto, ha visto un congelamento dei negoziati per ben sei anni. Un iter rilanciato lo scorso novembre 2011, cui ha fatto seguito ad aprile un accordo relativo ai principi e alle procedure da seguire nei negoziati.
Nel frattempo in Transnistria è venuto meno il regime di Smirnov che durava dalla proclamazione dell'indipendenza e la Moldova ha evidenziato una progressiva stabilizzazione politica con la recente elezione del nuovo presidente della repubblica dopo alcuni anni di impasse.
Difficile che si giunga facilmente a una soluzione definitiva, vista anche l'intenzione russa di confermare la sua presenza militare nella provincia secessionista in termini di peace-keeping; tuttavia, alla luce di quanto avvenuto in precedenza, anche un proseguimento di un dialogo potrebbe rappresentare un passo avanti.

mercoledì 28 dicembre 2011

La Moldova ancora senza presidente

Ancora nulla di fatto in Moldova. Il 16 dicembre scorso, ancora una volta l'assemblea di Chisinau non è stata in grado di eleggere il nuovo presidente della repubblica. L'unico candidato presentatosi, Marian Lupu, attuale presidente dell'assemblea moldava e presidente della repubblica ad interim, sostenuto dalla maggioranza riformista (composta da 59 parlamentari), ha infatti ottenuto solo 58 dei 61 voti necessari a seguito del non voto dell'opposizione comunista. L'impasse dura ormai da oltre due anni; ora si prospetta un nuovo voto parlamentare a gennaio 2012, altrimenti si dovrà ricorrere a elezioni anticipate, che però rischiano di non modificare gli attuali equilibri.

lunedì 26 dicembre 2011

Shevchuk stravince in Transnistria. Aria di cambiamento ?

Dopo aver contribuito all'eliminazione dal gioco elettorale di Smirnov, Shevchuk avrebbe sonoramente sconfitto l'antagonista Kaminsky, appoggiato da Mosca. Le preferenze degli elettori per Shevchuk sfiorerebbero il 75%. Il nuovo presidente della provincia secessionista e' l'ex portavoce del parlamento transnistriano, con sede a Tiraspol.
Il voto pare sia stato regolare.
Forse ora si potra' nuovamente riavviare un serio dialogo per il futuro della provincia, che non veda quale unica soluzione la sua piena indipendenza, come sostenuta da Smirnov per 20 anni. La posizione di Mosca ne esce comunque indebolita, e nel prossimo meeting 5+2 di febbraio si potra' riconsiderare i rapporti bilaterali tra Moldova e Transnistria.

giovedì 1 dicembre 2011

Riprende il negoziato per la Transnistria


A distanza di sei anni riparte il processo di trattative per una soluzione del problema della regione della Transnistria. A settembre Mosca si è giunti all’intesa di far ripartire i colloqui da oggi 1° dicembre, dopo il loro stallo avvenuto nel 2006. Si riparte a Vilnius (Lituania) con lo stesso gruppo di lavoro "5+2", composto dai due paesi in causa (Moldova e Transnistria, appunto)  e dagli osservatori internazionali (OSCE, UE, Russia, Ucraina e Stati Uniti).
La Transnistria ha dichiarato la sua indipendenza nel 1990, staccandosi dalla Moldova, all'indomani del crollo dell 'URSS, con la quale ha avuto anche un breve conflitto, congelato con l’intervento di supporto russo (parte delle truppe russe sono tuttora stanziate nella provincia). Internazionalmente, è stata riconosciuta solo dalla Russia, anche se mantiene rapporti commerciali con la maggior parte dei paesi.
La questione rimane aperta, con la Moldova che considera la Transnistria un proprio territorio, al quale poter al massimo concedere una forte autonomia (come offerto a metà dello scorso decennio prima dell’arresto delle trattative) e la rigida posizione del governo autonomista di Tiraspol che pone la condizione irrinunciabile dell’indipendenza del paese anche alla luce del (discutibile) risultato di un referendum svolto nel 2006.
La ripresa dei negoziati avviene alla vigilia delle elezioni presidenziali, che si svolgeranno il 11 dicembre prossimo, alle quale l’attuale presidente Smirnov ha presentato la sua ricandidatura. Smirnov è in carica ininterrottamente sin dalla proclamazione di indipendenza (è già stato rieletto per tre volte), andando a creare un regime politico dal forte contenuto ideologico neocomunista e filorusso, che ha messo sotto controllo tutto il sistema sociale ed economico della provincia.
Il questi decenni l’appoggio politico ed economico di Mosca è risultato fondamentale alla conservazione del suo potere; tuttavia, ora Mosca pare più interessata che in passato a una soluzione del problema della Transnistria e, quale prima apertura, ha invitato Smirnov a non ricandidarsi. Invano. Come reazione, l’attuale presidente, dopo aver invocato in passato un’adesione alla Russia (difficile anche per la lontananza tra le due parti), ha recentemente ipotizzato la possibilità di un referendum per l’annessione all’Ucraina, tenuto presente che ai tempi dell’URSS il territorio era una provincia autonoma nell’ambito della repubblica socialista dell’Ucraina.
Difficile poter prevedere nel breve soluzioni che soddisfino entrambe le parti; i tentativi  di dialogo e intesa sinora effettuati sono sempre stati fortemente condizionati dalla volontà di Mosca che ritiene propria quest'area di influenza e punta quindi a non indebolire il suo ruolo e presenza, anche alla luce dell'orientamento pro-europeo che la Moldova ha scelto, seppur tra non poche difficoltà interne.

martedì 18 ottobre 2011

Rischio di nuove elezioni in Moldova

A fine settembre, come atteso, la Corte costituzionale della Moldova ha rigettato la proposta di introdurre modifiche all'elezione del presidente della repubblica per semplice legge bypassando la procedura prevista dalla Costituzione. Il tentativo da parte della coalizione ora al governo Alleanza per l'integrazione europea (AIE)  di forzare i fragili equilibri parlamentari per giungere alla nomina del nuovo presidente, carica rimasta vacante da ormai alcuni anni, è fallito. I numeri attuali impediscono una scelta (servono 61 voti - i 3/5 dell'assemblea, la maggioranza ne ha solo 58) per il costante no del Partito comunista moldavo, all'opposizione parlamentare pur essendo il principale partito del paese. Il rischio ora è lo scioglimento del parlamento e il ricorso a nuove elezioni (le 4e in appena tre anni), che tuttavia difficilmente potrebbero risolvere il problema, anzi magari esasperando ulteriormente la polarizzazione politica nel paese.

martedì 30 novembre 2010

Elezioni in Moldova. Nulla cambiato ?

Ieri le nuove elezioni in Moldova, le terze in appena un anno. Non è cambiato nulla (o quasi...). I neocomunisti di Voronin sono primi con il 40%, davanti ai Liberal-democratici (30%), ma non hanno la maggioranza. Sarà dura creare la necessaria alleanza di governo, anche perché vi sono solo tre partiti entrati in parlamento. Ma nemmeno l'ex coalizione moderata (l'Alleanza per l'integrazione europea) guidata da Vlad Filat ha i numeri e ha pure perso una componente nonostante l'abbassamento della soglia di accesso al parlamento nazionale dal 5% al 4%. Ma Filat ha già annunciato di non essere disposto a trattare per un governo di coalizione nazionale. Il caos politico-istituzionale è destinato a proseguire ?????

venerdì 10 settembre 2010

Moldova, tutto come prima ?!?!

Nemmeno il tanto atteso referendum sull'elezione del presidente della repubblica ha avuto un buon esito; scarsa la partecipazione, appena il 30%, forse per lo più a causa della crescente sfiducia dei moldavi verso l'intera classe nazionale. L'esito pesa in maniera particolare sull'attuale maggioranza, che aveva puntato molto su questo referendum per rafforzare i suoi già deboli legami. E intanto l'opposizione ha rialzato la cresta, pronta a cercare di riacciuffare il potere. Sono inevitabili nuove elezioni anticipate, probabilmente già entro l'anno, che potrebbero anche portare a nuove maggioranze, magari proprio con il ritorno dei neocomunisti al governo. Di certo, difficilmente il paese riuscirà ad avere la necessaria stabilità e forza politica per affrontare le molte problematiche aperte; per non parlare dell'ormai altrettanto indispensabile riforma istituzionale per non ricadere in simili impasse che paralizzano il paese da ormai oltre un anno.

venerdì 11 giugno 2010

referendum costituzionale in autunno in MoldovaR

Con il sostegno del Consiglio d'Europa il governo moldavo pare abbia finalmente trovato una soluzione per risolvere la crisi costituzionale che da ormai un anno paralizza il paese. Il 3 giugno i quattro leader della coalizione di governo (Alleanza per l'Integrazione Europea ) hanno annunciato un referendum agli inizi di settembre sull'elezione diretta del presidente (modifica dell'articolo 78 della Costituzione) che dovrebbe portare a nuove elezioni già in autunno, dopo lo scioglimento del Parlamento in ottobre. Si spera così di poter risolvere la lunga crisi istituzionale e politica avviata dopo il voto della scorsa estate che aveva estromesso i neocomunisti dal potere.

giovedì 4 marzo 2010

Moldova-Transdnistria: si riparte?

Ripartono i contatti tra la Moldova e la Transdnistria. O perlomeno, riprendono a parlarsi, dopo le aperture fatte dal nuovo esecutivo moldavo di Chisinau e la dichiarata disponibilita' della controparte secessionista. Siamo ancora lontano dal riavvio di una trattativa per la soluzione del problema, nell'ambito del processo 5+2 definito ormai diversi anni fa (con la partecipazione di attori internazionali). Allo stesso tempo, il Consiglio d'Europa ha dato il via ai negoziati per un accordo di associazione con la Moldova e ha congelato per sei mesi le misure restrittive che colpivano la leadership transdnistriana, impedendole di entrare sul territorio UE. Rinascono dunque le flebili speranze per una stabilizzazione dell'area e l'ipotesi di una riunificazione (da individuare la base istituzionale) dei due paesi, sola soluzione all'attuale stato che vede attualmente un'entita' (la Transdnistria) non riconosciuta a livello internazionale se non da Mosca.

martedì 15 dicembre 2009

La crisi in Moldova si aggrava in assenza di una soluzione politica.

Nulla da fare per l'elezione del nuovo presidente della repubblica moldavo. Mancano i numeri; il parlamento è spezzato in due, non vi sono le condizioni di accordo tra neocomunisti e moderati, nonostante un tacito assenso da parte di Mosca anche per l'elezione del candidato di centro, Marian Lupu. Il sistema politico-parlamentare è paralizzato; la crisi economica, a lungo sottovalutata se non persino non riconosiuta, imperversa nel paese, il sistema produttivo è al collasso (a giugno PIL -8%, con previsioni di -8,5/-8,0% per fine 2009, ben più negative di quanto originariamente previsto) e la popolazione si ritrova in condizioni sempre più difficili. Crollo dei redditi e aumento della disoccupazione. Resta solo un rapido ricorso a nuove elezioni. Ma muteranno i rapporti di forze in maniera sufficiente a garantire un minimo di stabilità?

venerdì 31 luglio 2009

Le elezioni in Moldova. Tutto tranquillo ma i nuovi equilibri risolvono poco

Dunque il paventato rischio di manifestazioni di piazza o addiruttura di guerra civile si è rivelato eccessivo. Il voto pare si sia svolto in maniera sufficientemente libera (con l'assenza ormai della parte della Transdnistria che si considera stato a sè), e un nuovo equilibrio: salgono le opposizioni moderate e di centro che conquistano la maggioranza relativa nel parlamento, perdono i neocomunisti ma non in misura determinante. Infatti, risachia di riproporsi il problema di aprile, quando nonostante la maggioranza parlamentare, il partito comunista moldavo non ha raggiunto anche i numeri necessari per l'elezione del presidente della repubblica, con una situazione risolta solo con nuove elezioni. Ora siamo (probabilmente) daccapo. Alla nuova maggioranza mancherebbero 7-8 voti per "portare a casa" la presidenza e chiudere un'epoca. Senza poi considerare la necessità di una effettiva cooperazione tra le quattro componenti anti-comuniste. Difficile, ma non impossibile, che magari una delle quattro componenti si decida alla fine di appoggiare i neocomunisti di Voronin. Ad ogni modo, due elementi rimangono chiari: 1) dopo anni di potere indiscusso, il presidente uscente Voronin manterrà una forte influenza sul sistema politico nazionale aprescindere dalla nuova maggioranza di governo e 2) per affrontare i mille problemi del paese serviranno larghe intese ben oltre il semplice rapporto maggioranza/opposizione.

mercoledì 29 luglio 2009

Il voto in Moldova. Alla ricerca di stabilità e democrazia

Le nuove elezioni di fine luglio in Moldova rappresentano un momento delicato per questo paese. Si tratta infatti, al di là di interpretazioni forse alle volte troppo superficiali e minacciose che traspaiono da ambienti occidentali, l'occasione per dimostrare l'effettivo livello di democratizzazione che il paese ha raggiunto. Da una parte, i neocomunisti al governo, che hanno vinto le elezioni di primavera (aprile) ma senza riuscire ad ottenere la maggioranza assoluta in parlamento, devono provare quanto ripetutamente dichiarato negli ultimi anni, cioè le loro scelte pro-europee (e quindi innanzitutto di democrazia e libertà) anche qualora l'esito del voto dei prossimi giorni si rivelasse negativo. Per altro verso, le opposizioni, dovrebbero essere pronte a governare in caso di vittoria, ma anche ad accettare un'eventuale nuova conferma della maggioranza uscente, senza minacciare di scendere in piazza e destabilizzare l'intero paese come successo in aprile. In ogni caso, la fragilità non solo economica del paese impone scelte drastiche e rapide che solo con un ampio accordo tra le parti, magari supportato dalle istituzioni di Bruxelles, potranno essere compiute, per poter ambire a un ulteriore avvicinamento all'Unione europea.