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venerdì 4 giugno 2021

Serbia, un potenziale attore regionale nei Balcani leader per gli investimenti esteri

Come rileva la EIU in un report appena pubblicato, nel corso del 2020 gli investimenti diretti esteri (IDE) in Serbia hanno evidenziato un rallentamento, risultato tuttavia di gran lunga inferiore alla media regionale, e i flussi sono rimasti consistenti. I paesi dell'Unione europea si sono confermati come fonte principale, seguiti dalla Cina. La performance positiva è continuata quest'anno, con gli IDE in crescita del 20% nel primo trimestre. In relazione alle dimensioni della sua economia, la Serbia è una delle destinazioni più popolari per gli IDE in Europa e si sta affermando come hub regionale per l'industria automobilistica. I recenti sviluppi suggeriscono che la Serbia sta diversificando sempre più il suo ecosistema manifatturiero, il che potrebbe posizionarlo in maniera tale da poter rivendicare una quota maggiore di creazione di valore aggiunto nelle futureglobal supply chains.

lunedì 3 agosto 2020

I Balcani occidentali e l'UE - scenario di adesione secondo l'EUISS

Lo ISS dell'UE ha prodotto questo efficace infografica per spiegare quale può essere lo scenario migliore per l'entrata nell'Unione europea dei paesi dell'area balcanica



venerdì 9 febbraio 2018

Nuova strategia per i Balcani occidentali

A Bruxelles la Commissione europea ha presentato martedì scorso la nuova strategia per i Balcani occidentali, un piano d'azione a medio termine il cui fine è l'allargamento a tutti i paesi del sud-est Europa ancora ai margini dell'UE, quale atto di rafforzamento dell'UE nei prossimi anni.

In esso vengono indicate le priorità individuate, riguardanti una cooperazione rafforzata, la necessità di riforme fondamentali e un miglioramento delle relazioni, quali punti chiave per una prospettiva di allargamento credibile. 

Nello specifico, sono delineate sei "iniziative cardine" da attuarsi entro in 2020:
  1. rafforzamento della rule of law
  2. rafforzamento degli strumenti di sicurezza e migrazione
  3. supporto allo sviluppo socio-economico
  4. miglioramento delle connessioni trasporti & energia
  5. roadmap per un'agenda digitale
  6. supporto alla riconciliazione e miglioramento dei rapporti di vicinanza.
A questo scopo Bruxelles intende aumentare i finanziamenti messi a disposizione nell'ambito IPA.

La strategia punta a accelerare l'iter dei negoziati già in corso con Montenegro e Serbia (che potrebbero aderire all'UE nel 2025), e di favorire l'avvio con gli altri paesi dell'area (Kosovo incluso).




martedì 28 novembre 2017

Report sulla povertà energetica nei Balcani

Appena pubblicato il Report finanziato dalla Commissione europea sullo stato della "Povertà energetica nell'Europa sud-orientale" cui hanno contribuito alcune cui diverse organizzazioni della società civile dell'area sud-orientale europea.
Il report delinea lo stato del settore nei sette paesi dell'area in questione, evidenziando le principali problematiche, lo stato del quadro energetico di ogni paese e le politiche adottate tenuto conto il quadro socio-demografico nazionale.

Attenzione è dedicata anche alle ripercussioni sociali delle presenti difficoltà energetiche, in termini di offerta e di consumi: Infine, si suggeriscono alcune misure atte a contenere l'attuale vulnerabilità energetica della società (soprattutto in vista della stagione invernale) e a ridurre l'impatto ambientale. 

venerdì 19 settembre 2014

Riviste dalla BERS le previsioni di crescita per il 2014

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha rivisto le sue previsioni per i suoi paesi membri per l'anno in corso. L'indice medio regionale per l'Europa sud-est è stato nel complesso confermato con un lieve contrazione (+1,9% contro il precedente +2,2% di fine maggio 2014). Sul dato hanno pesantemente influito l'impatto sull'economia di Bosnia E. e Serbia (soprattutto), colpite nella scorsa primavera da forti inondazioni e la perdurante crisi finanziaria della Bulgaria. Una più accentuata crescita regionale (+2,6% è prevista per il 2015.

La BERS ha invece rivisto al rialzo le previsioni 2014 per l'economia della Turchia (+3%, contro il precedente +2,5%) grazie a un traino maggiore dell'export.

Altrettanto problematica appare la dinamica economica per l'area mediterranea meridionale e orientale, dove la crescita risulterebbe rallentata (+2,6% contro l'inizialmente previsto +3%), con possibilità di nuovo impulso qualora nel 2015 ci fosse una più chiara ripresa del mercato Ue.


(c) EBRD 2014

Interessante, a riguardo, anche la contemporanea analisi sui condizionamenti della crisi ucraino-russa sulle economie in transizione dei paesi membri BERS.

sabato 1 marzo 2014

Fondi cinesi per lo sviluppo dei collegamenti ferroviari tra Serbia e Ungheria

La China Railway Corporation finanzierà l'ammodernamento della linea ferroviaria Belgrado-Budapest, una direttrice strategica per la regione balcanica. I costi dei lavori, che potrebbero essere rapidamente avviati, dovrebbero toccare i 2,5 miliardi di dollari, L'intervento finanziario cinese è stato giustificato con le difficoltà a reperire i fondi necessari dall'Unione europea.

Il finanziamento rientra in più ampio accordo tra Serbia, Ungheria e Cina sull'ammodernamento della linea ferroviaria tra le due capitali sud-est europee. L'intervento permetterebbe il passaggio anche dei treni ad altà velocità (fino a 200 km/h).

sabato 7 dicembre 2013

Bruxelles attiverà la clausola di sospensione per i visti liberalizzati ?

I ministri degli Interni dell'UE hanno adottato ieri la clausola di sospensione per quanto riguarda il regime di visti liberalizzati nei confronti di paesi terzi. 
La clausola prevede che Bruxelles possa sospendere i visti liberalizzati attraverso una procedura semplificata nel caso in cui si verificasse un aumento improvviso e non fondato di richieste d'asilo, come in effetti è risultato negll'ultimo anno. La procedura, molto rapida, qualora addottata potrebbe essere introdotta sin dalle prossime settimane.
Vi è una forte preoccupazione dei governi dei paesi dei Balcani occidentali che ne verrebbero direttamente penalizzati. Secondo un'analisi dell'ESIdall'abolizione progressiva dell'obbligo del visto per i cittadini di Serbia, Macedonia, Albania, Montenegro e Bosnia Erzegovina a partire dal 2009, il numero di richiedenti asilo provenienti da questi paesi è più che quadruplicato. Le applicazioni sono prevalentemente respinte (nel 2012 solo il 2,2% sono state concesse), ma l'iter risulta eccessivamente lungo. Nei primi dieci mesi del 2013 si sono avute oltre 37 mila richieste contro le complessive 43 mila del 2012 (un dato in progressiva crescita nel triennio 2010-2012). La maggior parte sono state presentate in Germania.




venerdì 21 giugno 2013

Per la Banca mondiale i Balcani sono in ripresa ma la via resta lunga e ardua

L'ultimo Regular Economic Report della Banca mondiale sui Balcani occidentali (From double-dip recession to fragile recovery) di metà giugno presenta una fotografia di una regione in ripresa. Le previsioni economiche per il 2013 vedono una crescita media del 1,7% per i sei paesi, con una punta di +3% per il Kosovo e +2% per la Serbia, il principale mercato dell'area, con prospettive positive per il proseguo nel 2014 e oltre.

Permangono a ogni modo le cautele alla luce delle dinamiche esterne in atto e della situazione interna che vede livelli elevati di disoccupazione (con una media di quasi il 23% secondo la WB, ma che sale a oltre il 50% per la fascia giovanile) e difficoltà nella ripresa economica nel breve.

La WB indica come supporto necessario alla crescita socio-economica dell'area SE una politica di celeri riforme che preveda, tra l'altro, un proseguo del consolidamento finanziario, un miglioramento dell'ambiente imprenditoriale e una implementazione delle capacità produttive intervenendo sul sistema educativo e della formazione produttiva.

lunedì 15 ottobre 2012

Pubblicati i nuovi Report 2012 sui paesi candidati

Sul sito della DG Allargamento sono stati pubblicati i nuovi Report annuali per il 2012 sui paesi candidati. Molte parole sull'importanza dell'allargamento, sulla necessità di un'ulteriore integrazione, ma di fatto poche serie indicazioni sulle reali intenzioni nei confronti dei paesi balcanici. A parte la situazione dell'Islanda, vista come una questione poco più che formale. Viene dato il benvenuto alla Croazia, ma la decisione era già stata presa da tempo.
Per i paesi est europei, invece, sempre più prevale il condizionamento politico, una (mal)celata scelta dietro scuse legate agli standard non ancora conseguiti della rule of law, del la giustizia, della corruzione, del rispetto dei diritti civili e delle riforme dell' amministrazione e la lenta adozione di un quadro normativo che all'interno dell'UE alle volte è solo sulla carta. Il giudizio politico ormai prevale sull'assessment economico (dove si accenna soprattutto al consolidamento e alla stabilità), forse con la sola eccezione di Bosnia Erzegovina e (parzialmente)di Macedonia.




mercoledì 11 luglio 2012

I Balcani nell'UE ? perché solo adesso ???

Leggo oggi dai quotidiani la dichiarazione del presidente Napolitano "tutti i Balcani nell'UE" e mi inc...... detto da lui sembra il risultato di un'alta strategia politico-diplomatica che tutti ammirano ..... quando, 10-15 anni fa lo ripetevo io, studiando la realtà di questa regione, mi consideravano uno sconsiderato ..... eppure, se si fosse accelerata l'integrazione dei paesi del sud-est europeo forse tante tragedie sarebbero state evitate. Ma allora sembrava non ci fossero alternative a uno scontro violento tra le parti; invece di aiutarli e coinvolgerli sin dall'inizio, abbiamo aspettato per anni che si scannassero, che crescesse l'odio inter-etnico, che i paesi si distruggessero impoverendosi, indifferenti che tutto ciò avveniva sul nostro continente, dietro casa. NO, presidente Napolitano, non ci fa bella figura con una dichiarazione di questo tipo. L'avesse fatta agli inizi degli anni '90, all'avvio dell'implosione della Iugoslavia, quando il suo ruolo nel mondo politico italiano era evidente, avrebbe avuto il suo valore politico e morale. Oggi sa solo di aria fritta.

mercoledì 6 giugno 2012

Stato dell'economia dei Balcani. un Rapporto della Banca mondiale


Il secondo rapporto della Banca mondiale sullo stato dell’economia dei sei paesi sud-est europei non ancora membri UE (Albania, Bosnia Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia) (SEERER), evidenzia la netta contrazione delle dinamiche di crescita. Alla crescita media della regione del 2,2% del 2011, le previsioni indicano in un probabile dimezzamento la possibile crescita per quest’anno.
Le fragili condizioni economiche dell’eurozona hanno esercitato un freno sull'attività economica e una riduzione delle entrate governative in tutti i paesi. Alla luce dell’elevato indebitamento pubblico e delle pressioni dei mercati, tutti i paesi sono alle prese con importanti programmi di risanamento del bilancio. Il settore finanziario dei sei paesi rimane relativamente ben posizionato, ma i rischi restano elevati, soprattutto in considerazione di un crescente rischio di ulteriore contagio della crisi greca.
Nonostante le misure adottate al rafforzamento del settore bancario in ottica di un più ampio e articolato supporto all’intero sistema economico e produttivo-paese, non vanno sottovalutate le crescenti difficoltà derivanti dalla situazione sociale; i sei paesi balcanici stanno infatti vivendo i più elevati tassi di disoccupazione e di povertà d’Europa. La debolezza della crescita durante la fase di ripresa 2010-11 ha presentato in piena luce il problema dell’occupazione, con un’espansione della disoccupazione e una maggiore vulnerabilità del la classe media.
In considerazione dell’attuale fase congiunturale, la Banca mondiale sostiene la necessità di urgenti riforme strutturali che favoriscano la ripresa e l’occupazione, in termini di sviluppo economico-commerciale e finanziario, riforme del mercato del lavoro e del pubblico impiego. Secondo la Banca, inoltre, alla luce di quanto avvenuto in precedenza per gli altri paesi est europei candidati entrati nell’UE, questi paesi devono poter beneficiare del cosiddetto “treno di convergenza” europeo.

(Elaborato dalla Press Release della WB del 5 giugno 2012)

mercoledì 30 novembre 2011

Cresce l’interesse cinese per il mercato balcanico, specie per l’energetico

Proprio mentre la crisi degli ultimi anni ha frenato considerevolmente il flusso di capitali occidentali sul mercato balcanico, si sta sempre più rendendo evidente l’attenzione degli investitori cinesi per il sistema economico/produttivo dell’area sud-est europea. Alla luce delle immediate necessità finanziarie di questi paesi a sostegno della loro crescita e (Grecia esclusa) del loro processo di transizione tuttora in atto, i vari governi hanno subito espresso un netto favore per una simile iniziativa, anche alla luce dei risultati provenienti dal principale investimento cinese degli ultimi anni nella regione, come nel caso dell’acquisizione del porto del Pireo e degli impegni già siglati con la Serbia, la Romania e la Bulgaria.
In questo momento, dopo aver in precedenza sostenuto soprattutto lo sviluppo del settore commerciale - non solo per la domanda territoriale ma anche quale testa di ponte per il mercato europeo, un particolare interesse si è ora rivolto al settore energetico, tenuto conto del processo settoriale di privatizzazione in atto in alcuni paesi (è il caso della Serbia) e dell’attenzione che Pechino starebbe dedicando allo sviluppo della centrale nucleare romena di Cernavoda, rafforzando sostanzialmente il volume di IDE cinesi nella regione, attualmente ancora piuttosto limitato.

giovedì 20 ottobre 2011

I paesi est europei adotteranno le norme UE per l'energia

Il 6 ottobre, i paesi sud-est europei contraenti del trattato della Comunità dell'energia Albania, Bosnia Erzegovina, Croazia, Montenegro, Kosovo, Macedonia, Serbia piu' Moldova e  Ucrainanel corso di una riunione del Consiglio ministeriale della Comunità dell'energia svoltosi a Chisinau, hanno deciso di adottare a partire dal 2015 i regolamenti UE inclusi nel cosiddetto "terzo pacchetto energia". I regolamenti prevedono in particolare  la separazione della produzione (estrazione), del trasporto e della distribuzione di gas ed energia elettrica, imponendo maggiori competenze e l'indipendenza delle authorities di regolamentazione del settore nonche' una maggiore tutela dei diritti dei consumatoriI regolamenti comunitari  definiscono inoltre le norme di accesso alle infrastrutture e al trasporto di prodotti energetici da parte di terze parti e norme che definiscono le regole del mercato e della libera concorrenza nel settore impedendo il rischio di monopoli (queste norme entreranno in vigore nel 2017).



La crisi ellenica e i Balcani


Diversi paesi dell'area balcanica trattengono tradizionali forti rapporti con la Grecia; con la crisi scoppiata in questo paese ne risentono pesantemente, complicando le possibilita' di una rapida ripresa economica che, dopo la flessione del 2010, secondo le piu' ottimistiche opinioni, nel 2011 potrebbe al massimo raggiungere i 2,5/3,5 punti percentuali (dato regionale) qualora adottate le misure suggerite dalle organizzazioni finanziarie internazionali.
Per Bulgaria, Montenegro e (soprattutto) Macedonia e Albania,i rapporti commerciali  con la Grecia sono rilevanti, andando a incidere per oltre il 10% delle esportazioni. Per Macedonia, Serbia e Bulgaria poi, la crisi ellenica significa anche una brusca contrazione nel flusso degli investimenti esteri, un fattore critico se si pensa he la Grecia in questi paesi e' tra i principali investitori (per valore investito) e in Macedonia e' persino il primo. C'e', ancora, il problema delle rimesse, in alcune aree depresse determinanti per la sopravvivenza di interi nuclei familiari, che interessa soprattutto l'Albania se si considera che due terzi degli immigrati in Grecia provengono da questo paese.
Ma forse l'elemento di maggiore crisi e' il ruolo finanziario che la Grecia ha in questa regione, attraverso la presenza delle sue filiali e l'avvenuta acquisizione negli scorsi anni di importanti quote del mercato bancario. Il sistema bancario ellenico controlla infatti oltre il 20% del mercato balcanico, una quota che in alcuni paesi sale sostanzialmente (Macedonia, Bulgaria, Romania). Cio' pone una forte incognita, sebbne le banche greche abbiano sinora tutte negata l'intenzione di ritiro da questa mercato. Di certo pero', almeno nel breve e medio termine, attueranno nuovi investimenti.

giovedì 31 marzo 2011

Pretendiamo dagli altri. Ma e noi ?

"Everyone is innocent until proven guilty. Everyone is equal before the law. But it is the duty and obligation of independent prosecutors to initiate investigations when serious allegations are made."
Si tratta di un paragrafo estrapolato da un documento comunitario di questo mese,
relativo agli iter in atto dei processi di integrazione a favore dei paesi dell'area balcanica, area ancora politicamente e legalmente molto fragile - specie in alcuni casi.
Il dubbio che mi rode è che però la nostra società, dopo aver definito principi morali, etici e democratici, voglia correttamente trasmetterli anche ad altri paesi che naturalmente tendono a integrarsi ma senza riuscire pienamente a imporli all'interno della sua composita realtà. Pretendiamo dagli altri ciò che non non rispettiamo.

lunedì 21 febbraio 2011

L'onda lunga della rivolta nella regione Mediterranea

L'onda lunga della rivolta si estende nel Mediterraneo. Per ora ha interessato soprattutto la sponda meridionale, ben presto arrivera' anche in Europa. L'Est e' destinato a risentirne ampiamente, troppi sono i paesi "a rischio', dalle precarie stabilita' e democrazia. L'insofferenza sociale e politica ormai rasenta i limiti, le promesse ripetute dei governanti sono rimaste parole e, al contrario, il malgoverno e la corruzione sono diffusi e imperanti. La gente e' pronta a sostenere e a partecipare a una protesta di piazza, spontanea e de-politicizzata, chiedendo piu' giustizia, pane e lavoro. Gli stessi partiti di opposizione sono per lo piu' esclusi dai moti di protesta, la rivolta parte acefala (e questo puo' risultare un limite). e risulta anche de-ideologizzata, senza piu' proclami.
In Albania e il Serbia il fuoco cova sotto le ceneri, in Macedonia il mondo politico e' paralizzato, per Kosovo e Bosnia Erzegovina al momento c'e' soltanto il coperchio occidentale a frenare lo scoppio di dinamiche incontrollabili - finche' regge. Basta aspettare.... ora e' ormai troppo tardi per porre rimedio.
Un elemento di speranza e', per altro verso, l'assenza di potenziali derive estremiste cosi' come si teme possa invece succedere nel mondo arabo; ne' vi appaiono, in questi paesi, forme di nazionalismo conservatore (forse con la sola eccezione della Bosnia Erzegovina) capace di condizionare o di prendere il controllo della politica nazionale (ma in Bosnia gia' lo fanno e sono loro a rischiare).

sabato 18 dicembre 2010

Thaci un criminale? ma va ......

Perche' tanto stupore? improvvisamente, all'indomani delle elezioni in Kosovo, si "scopre" che l'ex premier (con probabile reincarico) Hashim Thaci e' un criminale, accusato dal Cosiglio d'Europa di traffici di organi.... chi segue la realta' dei Balcani sa invece bene che questo problema e' aperto ormai da anni (dall'indipendenza dell'ex provincia serba): traffico di organi, ma anche altri traffici illeciti (armi, droga....), di cui certamente Thaci puo' avere una responsabilita' politica. Ma sinora gli ambienti internazionali si sono ben guardati dall'evidenziarlo. Nel calderone balcanico cio' e' una scelta "naturale", cosi' come sta' succedendo in Montenegro con il premier Djukanovic, messo sotto accusa da alcuni giudici italiani per traffico internazionale e rapporti con la criminalita' organizzata (Sacra Corona Unita) ma che intrattiene rilevanti rapporti commerciali con il nostro paese. Un atteggiamento simile e' stato mantenuto nel recente passato dalle diplomazie occidentali nei confronti di Milosevic, sfruttato prima, scaricato poi .....
I Balcani occidentali restano un'area a forte instabilita', dove politica e affari si intersecano, spesso in modo non legale. Ma se non si adotta un approccio comune e chiaro nell'affrontare e condannare le ingiustizie e le illegalita', il malfenomeno rischia solo di dilatarsi, poiche' i responsabili continueranno a ritenersi al sicuro, "garantiti" da una sorta di "clemenza politica" delle capitali occidentali. Altro che allargamento a Est.......

sabato 24 luglio 2010

L'Aja sul Kossovo. rischio di conseguenze

Si è trattato di una scelta pilatesca. Anche i giudici del tribunale internazionale dell'Aja hanno preferito lavarsi le mani, chinando il capo ai suggerimenti provenienti dagli USA. Di fatto, le richieste serbe non sono nemmeno state prese in considerazione, a vantaggio della posizione kosovara sostenuta da Washington, sottovalutando pericolosamente le possibili ripercussioni in altre realtà regionali in crisi similari. E indicare che la decisione presa abbia valore solo non caso del Kosovo contrasta con il diritto tour-court. Da oggi l'autodeterminazione ha maggior valore delle leggi istituzionali di qualsiasi stato. Da oggi anche baschi, serbo-bosniaci, ungheresi di Romania, ossezi e cento altre etnie si vedono in realtà legittimate ad intraprendere una simile via. Con quali conseguenze per la stabilità e la sicurezza europee?

martedì 29 giugno 2010

Cresce la percezione della corruzione nei Balcani occidentali

Secondo un report della Gallup, presentato in occasione di un evento organizzato in collaborazione con il Fondo europeo per i Balcani, la percezione generale del fenomeno della corruzione da parte dell'opinione pubblica dei paesi della regione sud-est europea è in crescita, sia nel settore pubblico che privato. I dati, che si riferiscono a un rilevamento del 2009, evidenzia come oltre i due terzi degli intervistati considera la corruzione come "dilagante" e "diffusa" sia a livello di governo che di imprese produttive. La percezione della corruzione nel mondo degli affari è più elevata in Croazia (92%), in Serbia (91%) e in Bosnia Erzegovina (90%); una tendenza che si è accentuata negli ultimi anni in tutti i paesi tranne l'Albania e la Macedonia. La percezione della corruzione nel governo è più elevata in Kosovo (84%) e in Bosnia Erzegovina (81%), mentre il livello rimane basso in Montenegro (49%).

mercoledì 2 giugno 2010

Conferenza per i Balcani a Sarajevo

A Sarajevo si apre la Conferenza per i Balcani, meeting interministeriale al massimo livello di ministeri degli esteri dei paesi del SEE assieme a UE, USA, Russia, Turchia e Italia, quest'ultima promotrice dell'avvenimento. L'obiettivo e' di fare il punto e di rilanciare il processo di integrazione e adesione dei paesi sud-est europei. Ma il momento pare alquanto problematico, in una fase di stanca da entrambe le parti. Diversi membri UE, dopo gli allargamenti del 2004 e 2007 vedono con scetticismo il prossimo coinvolgimento dei questi paesi balcanici ritenuti ancora non pronti al passo e alle prese con molteplici problemi interni, sia di ordine politico che socio-economico con, in alcuni casi, gravi dissidi tra di loro. In questi casi, l'opinione pubblica interna sta effettuando una forte pressione, per lo piu' condizionata dalle difficolta' congiunturali e dall'ascesa delle forze nazionaliste e reazionarie. Da parte dei paesi orientali, la dimensione degli impegni da assumere nel processo di transizione legato all'adesione, le difficolta' interne incontrate negli ultimi anni, e per ultimo la crisi internazionale che ha avuto profonde ripercussioni sui loro sistemi, hanno fatto si' che si evidenziassero in primis quanto non fatto assieme alle ripetute incapacita' o reticenze.

I problemi sul tavolo sono molti, alcuni di difficile soluzione (se non, forse, in un quadro di adesione), le intenzioni ci sono ma le volonta' latitano da piu' parti. Sara' difficile ottenere dei risultati che vadano oltre a prevedibili impegni sulla carta, anche di fronte al necessario rinnovato impegno di prospettiva europea ormai sventolato come un cencio rosso davanti al toro. Con il rischio pero' che questi paesi si rendano conto di ritrovarsi nell'arena e non accettino di far la parte del toro ....