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giovedì 9 gennaio 2014

Persiste la crisi economica in Kosovo

Secondo un articolo pubblicato a fine anno da albinfo.ch e ripreso dal Courrier des Balkans, permane una situazione economica critica in Kosovo; l'economia di fatto ristagna (la crescita è stata di solo il 3%), il dieci per cento della popolazione vive in estrema povertà, mentre il tasso di disoccupazione supera il 30%. Gli investimenti esteri latitano e la bilancia dei conti correnti ne risente in maniera evidente.

Secondo l'articolo, continua a predominare l'economia sommersa che sostiene il mercato nero e il contrabbando, tutte attività che favoriscono il crimine organizzato.

Un altro elemento preoccupante è dato dal crescente numero di imprese che interrompono la propria attività conseguenza del crollo della domanda interna.



giovedì 28 novembre 2013

Mia partecipazione a meeting su mobilità delle persone, Scutari


La mia partecipazione alla due-giorni sui "trasporti e infrastrutture della 
regione adriatico-ionica, organizzata dal progetto AdriGov (IPA 2007-2013)
 a Scutari (AL), 6 e 7 novembre 2013

testo dell'intervento sulla mobilità delle persone (in inglese)



giovedì 20 giugno 2013

Albania alle urne. Fine dell'era Berisha ?

Anche in Albania soffia aria di cambiamento. L'era di Sali Berisha, che ha caratterizzato molti anni del paese dal crollo del regime di Hodzha, pare stia esaurendosi. A pochi giorni dal voto politico per il rinnovo del parlamento (il 23 giugno) i sondaggi nazionali (confermati nella tendenza da un analogo sondaggio svolto dall'Istituto italiano di Nicola Piepoli) danno il partito democratico del premier Berisha al 31%, mentre il principale antagonista, il partito socialista guidato da Edi Rama, avrebbe oltre il 40% del sostegno degli elettori albanesi. Il partito socialista per l'integrazione di Ilir Meta, terza forza politica del paese, che in quest'ultima legislatura aveva sorprendente mente raggiunto un accordo di governo proprio con Berisha, ha deciso di sciogliere il patto e si è accordato con i socialisti di Rama.

L'attuale situazione interna al paese sta incidendo sulle scelte nell'urna, risentendo anche sempre di più della congiuntura internazionale: l'economia di fatto ristagna, la disoccupazione resta elevata, il processo di privatizzazione non ha dato i risultati sperati, al contrario. E anche sul piano politico le scelte fatte dai candidati hanno avuto il loro ruolo, mentre Berisha si è arroccato ancora su posizioni propagandistiche sempre più nazionalistiche (anche per rallentare la crescita di movimento di ultra-destra) miranti al pan-albanismo, destando entusiasmo sopratutto tra i suoi sostenitori di etnia albanese al di fuori dei confini del paese (e quindi non votanti - Kosovo e Macedonia), con crescenti preoccupazioni degli ambienti occidentali ed europei nello specifico (pur avendo Bruxelles concesso al paese lo status condizionato di paese candidato lo scorso ottobre 2012), il socialista Rama ha saputo rinnovarsi, riproponendo sì politici già noti, ma adottando una linea politica più prammatica, moderna, filo-europea (rinominando anche la coalizione di centro-sinistra che guida in Alleanza per un'Albania europea), più consona e vicina alle necessità degli albanesi.

Di fatto, due albanesi su tre sono insoddisfatti della situazione del loro paese e dichiarano di aver visto peggiorare il loro stato negli ultimi anni, contro un appena 7% dei elettori che sarebbero soddisfatti del loro tenore di vita. In queste valutazioni, occorre tuttavia tenere conto che persiste una forte disparità territoriale, urbano/rurale contrapposizione tra conservatorismo e riformismo che si farà sentire concretamente nel voto riducendo la differenza. La preoccupazione che sta crescendo nelle ultime ore è legata alla partecipazione al voto; è alto il senso di disillusione tra gli elettori albanesi, e sarebbe in forte crescita l'ipotesi di un voto in bianco o nulla come segno di protesta. E' stato persino costituito un movimento civico di protesta denominato Voto bianco che ha avuto rapidamente grande rilievo attraverso i social network nazionali, creando un interessante dibattito interno sull'opportunità e l'efficacia di esprimere il dissenso in questo modo. Il movimento ha assunto come inno una canzone dal titolo Stufi di voi (Mjaft më me ju), il cui video che spopola su YouTube inizia con una dichiarazione di Giuseppe Fava sui rapporti tra potere-politica-mafia.

martedì 24 maggio 2011

Crisi albanese senza fine

Ormai non è più solo un problema di chi vincerà per il municipio di Tirana e di chi sarà il successore di Rama; la lotta si è ormai radicalizzata su due versanti opposti, totalmente ideologizzati. Ogni programma politico è passato in secondo piano, se mai ancora esiste. Lo scontro è contro "l'altro", contro un avversario demonizzato a prescindere. Le folle vengono aizzate sfruttando vecchi legami sociali ed etnici con la/della base, nonché clientelari, che dalla caduta del regime comunista, invece di scemare, si sono fatti sempre più forti e ai quali si e' ricorso alla bisogna. Si comincia a percepire odore di scontro civile generalizzato, ciò che è stato appena evitato all'inizio dell'anno. Vorrei sbagliarmi, ma ci sono tutti gli elementi.
Le regole democratiche sono diventate un optional che pare trascurabile per i politici albanesi. Ciò che conta è il possesso del potere politico e l'annientamento dell'antagonista politico. Le necessità del paese - della sua capitale nello specifico - ...... beh, si vedrà.......
Il prevalere per pochi voti è ormai un fatto relativo; prima un pugno di preferenze per il sindaco uscente, il socialista Rama, poi - pare un favore dell'urna per il rappresentante della destra e fedelissimo di Berisha Basha, a seconda di schede elettorali prima sparite - poi riapparse, schede bianche o nulle rivalutate ..... È un gioco "sporco" di spostamento di pedine a seconda degli interessi di parte. Nulla più, ma a danno della società albanese.
Nulla sarà come prima, difficile se non arduo recuperare fiducia ed equilibri politici nel paese. Ma ancor più difficile sarà nei rapporti con l'estero, con i partner europei. L'UE dovrà tenere seriamente in conto di tutto ciò nell'ancora lungo processo di integrazione albanese. Che pare ora più complesso e lontano.

domenica 23 gennaio 2011

Ancora irrisolta la crisi sistemica albanese

Era inevitabile che accadesse: elezioni che "puzzavano" fortemente di brogli (anche se la comunita' internazionale ha preferito guardare dall'altra parte), una politica fortemente centralizzata e clientelare (i famosi clan albanesi), interessi gestiti in maniera personale e di certo non esclusivamente avendo in vista il bene del paese (in cio' c'entra anche l'Italia), le molte promesse alla popolazione che adesso si ritrova in condizioni sempre peggiori (redditi piu' bassi, aumentano i disoccupati, prospettive ... ????) e una situazione economica sempre piu' preoccupante (il PIL in crescita e' poco piu' di uno specchietto per le allodole...). Senza scordare l'approssimarsi delle elezioni amministrative (compreso il rinnovo del sindaco di Tirana) ....
Dal crollo del regime di Hodza, la stabilita' politica del paese e' sempre stata un'utopia, uno scontro a due tra democratici (cioe' Berisha) e socialisti che hanno occupato per oltre 20 anni la scena del paese; uno scontro di potere piu' che politico, per il puro controllo del paese ai vari livelli. Forte in cio' la responsabilita' esterna, che ha spesso accantonato ogni approccio critico a favore degli interessi regionali; in particolare va individuato il supporto (cieco) degli Stati Uniti, teso anche a incrinare la gia' di per se' debole azione UE nella regione balcanica. Basti pensare alle presisoni di Washington affinche' tutti i partner accettassero l'entrata dell'Albania nella NATO.
Ma che garanzia di sicurezza puo' dare un simile paese ? di un paese che da' ordine di sparare sui cittadini che stanno (pacificamente) protestando ?
E senza una vera stabilita' politica non ci saranno mai vere riforme economiche, capaci di trasformare il paese ed elevarlo verso gli standard europei.
Di questo passo l'Albania non entrera' nell'UE nemmeno a calcioni.
E le conseguenze continuera' a pagarle la popolazione.

venerdì 12 novembre 2010

Bosniaci e albanesi: fine dei visti per l'UE

Anche per albanesi e bosniaci tra breve senza piu' visti in EU. Per loro l'Europa si avvicina, per noi si allarga.

mercoledì 23 dicembre 2009

L'Albania avrà un mega centro commerciale

Anche l'Albania si adegua al sistema distributivo-commerciale europeo; lungo l'autostrada tra Tirana e Durazzo, grazie a investimenti occidentali, CityPark sarà il più grande centro commerciale del paese. Un mall prettamente "americano", con 180 negozi, alcune delle più importanti griffe, diverse catene multinazionali, un enorme spazio per parcheggiare. E una catchment area che interessa il cuore del paese, ma che potrebbe persino attirare acquirenti dai paesi limitrofi (Kossovo, Macedonia). La domanda di beni da parte degli albanesi resta elevata, anche in questo momento di crisi.

venerdì 30 ottobre 2009

Si riaffaccia l'idea della "Grande Albania" ?

I Balcani non riescono proprio a starsene tranquilli. Non si risolvono nemmeno i problemi aperti che c'è sempre qualcuno pronto a gettare olio sul fuoco. Come Berisha che, da Tirana, ha riproposto il vecchio concetto di "Grande Albania", provocando grande euforia tra i molti albanesi che vivono fuori dai confini della madre-patria ma anche scompiglio negli altri paesi della regione sud-est europea. Adesso aspettiamoci che si ricominci a parlare di "Grande Serbia", di "Grande Bulgaria".... e la stabilizzazione della regione? prevale nuovamente la propaganda nazionalista asservita al potere locale. E tutto avviene ormai nel cortile di casa nostra... il giornalista Halil Matoshi di Pristina afferma che un accelerato processo di integrazione potrebbe essere il solo freno a simili derive. Ma basterà??? Leggete l'analisi pubblicata dal Courrier del Balkans Intégration européenne ou « Grande Albanie » ?