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venerdì 23 marzo 2018

Regole più severe per i gasdotti provenienti dai paesi extra-UE

I membri del comitato UE per l'energia hanno approvato a fine marzo alcuni emendamenti alla direttiva sul mercato del gas dell'UE, confermando che queste norme devono applicarsi a tutti i gasdotti provenienti da paesi terzi verso l'UE.

Queste norme del "Terzo pacchetto energetico" UE disciplinano, tra l'altro, l'accesso da parte di terzi, i requisiti di trasparenza, le tariffe giuste e un'adeguata separazione dei produttori dai distributori nella catena di approvvigionamento del gas.

Più in particolare, i gasdotti, provenienti dalla Russia (compresi Nord Stream 2), dalla Norvegia, dall'Algeria, dalla Libia, dalla Tunisia e dal Marocco devono rispettare le disposizioni fondamentali per la creazione di un mercato interno del gas, come la separazione dei gestori dei sistemi di trasmissione (TSO), la vigilanza delle autorità di regolamentazione indipendenti e l'accesso di terzi all'infrastruttura.

Sono state altresì rafforzate le condizioni che devono essere soddisfatte prima che possano essere fatte delle eccezioni alle norme del mercato del gas, come le deroghe (per gli oleodotti esistenti) o le esenzioni (ancora da realizzarsi).

martedì 2 dicembre 2014

Mosca dice basta con il South Stream. Rischi per l'Europa

La decisione presa da Vladimir Putin di sospendere i lavoro di realizzazione del gasdotto Southy Stream rischia di risultare una vittoria di Pirro per Bruxelles. L'opposizione Ue per questa infrastruttura, con la scusante del rischio di una accresciuta dipendenza energetica da Mosca, potrebbe in realtà provocare conseguenze altrettanto pesante nel breve termine sull'area comunitaria. E ciò non solo in termini di danno economico per le imprese europee che erano state coinvolte nella costruzione del gasdotto che dal Mar Nero avrebbe raggiunto il cuore dell'Europa.

La scelta impatterà sia sulla domanda di consumi energetici complessivi dei paesi membri (la metà del gas consumato è russo), che ancor più sui paesi sud-est europei che dipendono per i 2/3 dai rifornimenti russi (senza considerare poi i mancati utili per questi paesi derivanti dal transito degli idrocarburi - si tratta di centinaia di milioni).

La scarsa lungimiranza dei governanti UE e la loro incapacità di definire efficaci strategie di diversificazione, le pressioni politiche USA in funzione anti-russa(ma con positive ricadute per i propri interessi economici) porteranno a inevitabili difficoltà energetiche, alla luce anche della mancanza di alternative al gas russo nel breve e medio periodo (confermato anche dal recente studio IEA Energy Policies - Review European Union 2014), con anzi la possibilità di un'espansione della domanda pere compensare la riduzione del ricorso al carbone. E la razionalizzazione e i risparmi non bastano, mentre qualsiasi politica di diversificazione energetica latita.

C'è chi dice che la scelta di Mosca sia solo un'azione diversiva per rilanciare il progetto; resta il fatto che, mentre Bruxelles festeggia, appaiono evidenti le difficoltà di rifornimento che ne conseguono, specie se si protrarrà anche la crisi ucraina (attraverso questo paese fluisce il 15% del gas russo diretto verso l'UE). Al momento ci guadagna solo la Turchia che diventa un terminale del gas russo.

giovedì 4 settembre 2014

La Moldova sarà collegata al network energetico UE

Con l'avvio dei lavori del gasdotto tra Iasi (Romania e Ungheni, la Moldova si appresta nei prossimi anni a ridurre la sua dipendenza energetica dal gas russo (attualmente il paese è interamente dipendente da Mosca). Per i 42 chilometri di pipeline della portata di 1 miliardo di mc l'anno che vedranno il paese collegato alla rete distributiva UE, la Moldova riuscirà ad approvvigionarsi in maniera diversa per circa un terzo dell'attuale fabbisogno nazionale. I costi dei lavori ammontano a 28 milioni di euro, di cui 7 mio ottenuti attraverso un prestito UE grazie al programma ENPI e 9 milioni donati dal governo romeno.

Esiste già anche il progetto per un prolungamento del gasdotto sino alla capitale Chisinau (130 km circa).

lunedì 23 settembre 2013

Nuovi mercati energetici per la Russia. Mosca quarda a Est

La Russia sta sempre più  orientandosi verso nuovi mercati. Le sue forniture energetiche non avranno più come obiettivo prioritario l'Europa (e l'UE in particolare), bensì il mondo asiatico. Oilprice.com annuncia con enfasi come l'alternativa sia andata delineandosi durante i recenti colloqui svoltisi a Mosca tra i rappresentanti russi di Gazprom e Novatek e quelli della China National Petroleum Company e oil & gas (CNPC). Ne e' derivato un accordo per la vendita di risorse siberiane di greggio e gas al mercato cinese. Il vantaggio per Mosca sta negli ampi investimenti che Pechino ha avviato con il nuovo programma di diversificazione energetica che favorira' l'importazione di combustibili dalla Russia. Parte di questi investimenti rappresentano acquisizioni di quote della stessa societa' russa Novalek che possiede i pozzi della regione di Yamal dai quali verra' estratto il gas destinato alla Cina.

Manca solamente l'accordo sul prezzo dei combustibili fossili, un elemento che desta preoccupazione nei mercati occidentali, poiché  un accordo di favore tra le due parti (russa e cinese) finirebbe inevitabilmente con l'avere conseguenze sul mercato internazionale degli idrocarburi.




(c) http://oilprice.com


La firma di questo accordo può essere la risposta all'adozione da parte UE nel 2009 del Terzo pacchetto legislativo sull'energia (Third Energy Package”) che aveva cercato di porre un freno allo squilibrio energetico esistente tra domanda interna UE e offerta russa in termini energetici (Mosca e' il principale fornitore di gas), introducendo delle misure politiche a danno delle imprese energetiche russe.

sabato 29 giugno 2013

Il gas azero rinuncia al Nabucco

La società energetica austriaca OMV ha annunciato che il consorzio di cui fa parte che opera nello Shah Deniz (SDC), il più grande giacimento di gas dell'Azerbaijan, ha rinunciato all'oleodotto  Nabucco quale percorso per il gas azero verso l'Europa. La notizia è stata confermata anche dalla BP, il principale azionista di SDC.

La via prescelta per le forniture di gas verso i mercati dell'Europa occidentale e centrale sarebbe il Trans Adriatic Pipeline (TAP), attraverso Grecia (da Kipoi, al confine con la Turchia), Albania e Italia (San Foca, in Puglia), della lunghezza di 870 chilometri.

La portata dell'infrastruttura di TAP è di 10 miliardi di metri cubi, che dovrebbe essere raddoppiata, con interventi necessari per circa 1,5 miliardi di dollari ma comunque rimane ancora la più conveniente. il previsto raddoppio dovrebbe permettere in un secondo momento anche puntare al soddisfacimento della domanda di gas dei paesi dell?Europa sud-orientale.



(c) OSW 2013


Gli azionisti dell'oleodotto TAP sono AXPO (Svizzera - 42,5%), STATOIL- 42,5% (Norvegia - 42,5%, che detiene anche quote del consorzio Shah Deniz) e E.ON Ruhrgas (Germania - 15%). Secondo un accordo stipulato nel novembre 2012, Socar (Azerbaijan), BP e Total hanno la possibilità di acquisire il 50% delle azioni del progetto TAP non appena definito il  percorso per il trasporto del gas azero.

Le prime forniture di gas dall'area di Shah Deniz sono in programma per il 2019.

venerdì 25 febbraio 2011

Ancora sui rigassificatori

Con lo scoppio della crisi libica e' ripartita l'opera mirante il sostegno a prescindere della realizzazione dei terminali di gas liquido (in attesa che il governo ci ripropini le centrali nucelari sotto casa). 12 centrali on e off-shore lungo le nostre coste, con ancor difficilmente individuabili conseguenze sull'ambiente marino.
Ma le stesse persone si sono ben guardate dal considerare la provenienza del GPL; infatti, i maggiori produttori di gas liquido sono tutti concentrati nel Golfo Persico, in questo momento un'area tutt'altro che stabile politicamente e dalle prospettive future ancor piu' preoccupanti. Inoltre, le gasiere devono per forza attraversare il canale di Suez (un'altra area "tranquilla"....)... il quadro non mi sembra molto roseo...

Alzo lo sguardo e vedo un sole stupendo; possibile che non lo si possa proprio usare ????? ma forse l'astro che ci illumina e riscalda non produce utili sufficienti...

mercoledì 15 settembre 2010

Prossimo l'avvio dei lavori per il Nabucco

E' stata siglata una lettera d'intesa tra BERS, BEI, IFC e gli shareholders della società Nabucco spa, consistente nell'impegno a garantire sino a 4 miliardi di euro per la costruzione del progetto transbalcanico. Di questi, 2 sarebbero garantiti dalla BEI e 1,2 dalla BERS. L'atto rappresenta il via libera alla realizzazione dell'oleodotto dal Mar Nero all'Europa centrale che dovrebbe garantire circa 30 milioni di tonnellate di petrolio all'anno al mercato UE, affamato di risorse energetiche, e, allo stesso tempo, permettere una diversificazione delle forniture di idrocarburi, ora fortemente sbilanciate e per lo più provenienti dalla Russia. i lavori, previsti dalla fine del 2011, dovrebbero completarsi dopo appena 4 anni. SEmpre che non sorgano nuovi intoppi, legati alla contemporanea realizzazione dell'oleodotto South Stream, fortemente sostenuto (e finanziato) da Mosca.

giovedì 22 ottobre 2009

Ritorna il freddo???

Dopo tutte le rassicurazioni dello scorso inverno, i dubbi riaffiorano: ci sarà gas a sufficienza nei prossimi mesi? Mosca cerca di tranquilizzare il mercato europeo, ma l'inquietudine pare esserci; da parte nostra poco è stato fatto, i progetti di sviluppo delle capacità di stoccaccio e di interconnessione segnano il passo. Se qualcosa è stato fatto, lo si è fatto da se, a livello nazionale (comne la Spagna, con la realizzazione del più grande impianto di energia solare d'Europa). L'idea di una politica energetica comune di sicurezza è solo sulla carta: il 2020 sembra lontano, ed invece è già dietro l'angolo... per ora ci si limita a far pressioni diplomatiche affinché le tensioni tra Mosca e Kiev si attenuino (difficile, vista la crisi sistemica ucraina e le mire russe).
Brrrr.

martedì 22 settembre 2009

Anche i francesi entrano in South Stream

Secondo indiscrezioni russe (non casuali), anche i francesi entrano in South Stream. Dopo essere stati penalizzati nel progetto del pipeline Nabucco per la netta opposizione della Turchia, sorta di ritorsione per la posizione di Parigi sul problema armeno (approvazione della legge sul genocidio armeno del gennaio 2001), ora è imminente la firma del memorandum d'intesa che permetterà alla Francia di acquisire una quota del 10% nella società italo-russa South Stream che realizzerà l'oleodotto destinato a portare il gas russo in Europa attraverso il Mar Nero (con una condotta sottomarina di 900 km) e i Balcani, in aperta concorrenza con il progetto sponsorizzato da Bruxelles, il Nabucco appunto. In questo modo, EDF si aggiunge all'italiana ENI quale nuovo partner europeo di Gazprom; le conseguenze per il sistema energetico francese sono indubbie, poiché con quest'impegno la Francia beneficerà di un maggiore coinvolgimento nei piani di sviluppo energetico russo, con Gaz de France Suez che acquisirà una quota nella società che realizzerà Nord Stream (la condotta sottomarina nel Mar Baltico che porterà il gas russo in Germania), mentre Total parteciperà all'estrazione di gas a Stokman, in Siberia. La decisione francese è destinata a rafforzare la credibilità del progetto South Stream, osteggiato dall'UE e, allo stesso tempo, ad indebolire il progetto Nabucco, sostenuto dall'Unione europea ma alle prese con crescenti difficoltà realizzative e di garanzia di regolari forniture di gas caucasico e centro-asiatico.